Thursday, 1 December 2011

Mamme e libri

Il mio ufficio non è molto rumoroso, ogni tanto qualcuno chiacchiera con il vicino, ma il suono predominante è il rumore delle dita che passano sulle tastiere dei pc. Nulla di più, poco o niente a rompere la monotonia.
Oggi ci ho pensato io a rompere questa monotonia: mi sono cadute le braccia. Si sono staccate di colpo e sono precipitate a terra con un tonfo che è echeggiato per tutto il secondo piano.
Così imparo a leggere i giornali italiani. So che non devo farlo, eppure continuo imperterrita. E capito su articoli che parlano di un altro articolo, pubblicato su quel giornale illuminato altresì noto come "Libero". Il titolo dell'articolo è già un programma: "Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli". Una veloce ricerca sul cognome dell'autore e viene fuori che potrebbe essere il fondatore di Home Depot (il Brico americano), oppure un concorrente della 10.a edizione di American Idol. Invece, controllando meglio, viene fuori che è un giornalista. 
O meglio, viene fuori che scrive e viene pubblicato su dei giornali.

Se voleva causare una diatriba e ottenere i suoi quindici minuti di celebrità, direi che ci è riuscito benissimo. Nell'articolo il nostro isola la causa prima del problema della natalità in calo in Italia: l'istruzione femminile.
Ebbene sì, se togliamo i libri dalle mani delle donne, ecco che inizieranno a figliare come conigliette (non di playboy, però...)  e la patria sarà salva e al riparo dall'invasione delle barbariche orde straniere.
D'altro canto, le sue farneticazioni sono supportate da uno studio dell'università di Harvard, anche se non c'è nessun riferimento al titolo dello studio. Ma vabbè.

Una volta che mi sono riattaccata le braccia al tronco, ho pensato se arrabbiarmi o meno, se lanciarmi in una sfuriata o meno.
E' meglio seppellire certe cazzate sotto un oceano di silenzio o no? 
Sono fisicamente e mentalmente stanca in questo periodo. Quindi, se da una parte non mi è rimasta che una vaga parvenza di pazienza, dall'altra, davvero, oltre a farmi cadere e riattaccare le braccia, non ho la forza per fare altro.


Sì, parte di me si incazza a leggere certe cose, ovvio.
Ma ***** *******! C***o! Com'è possibile oltrepassare la soglia del terzo millennio e dover leggere ancora cose simili? Dal letame nascono i fior, ma anche degli articoli allucinanti.

Il problema non è la mancanza di sussidi alle famiglie.
Il problema non è la carenza di strutture pubbliche e/o per asili nido e materne.
Il problema non è nemmeno una situazione del mercato del lavoro talmente fuori controllo da non tutelare nessuno, mamme e future mamme in primis (lettere di licenziamento in bianco da firmare prima di essere assunte, donne licenziate perché hanno osato rimanere incinta). O la quantità di diseguaglianze che crepano il tessuto sociale e che non permettono a molti di fare ciò che desiderano, indipendentemente che si tratti di un lavoro o di avere una famiglia.


Il problema non è nemmeno il fatto che se non hai dei nonni che possono fare da baby sitter, uno dei due genitori deve lavorare per pagarla, la baby sitter. E l'altro per mantenere la famiglia.

Il problema non è nemmeno che in questo discorso i padri sono assenti. Oh, sì, ci mettono del loro all'inizio, ma poi scompaiono dall'equazione come se crescere dei figli fosse un compito esclusivamente delle madri.


Le cause del calo demografico che si registra in Italia secondo questo modo di "ragionare" non sono le carenze sociali, economiche e culturali del nostro paese.

No, la ragione prima è che ci sono le biblioteche! Le librerie! E sono piene di libri!!!
E ci sono certe sovversive, terroriste dell'ordine sociale e costituito che questi libri li aprono pure! E li leggono!!! E magari li rileggono pure, queste svergognate!

Come Adriana, quella sovversiva di mia sorella. Declamatrice di insulti di Monkey Island, un caratterino tale che mio cognato sarà fatto probabilmente santo ancora in vita, mia sorella è, fra le tante cose, una lettrice accanita. 
A 8 anni ha sgualcito "Cipollino" di Rodari a forza di leggerlo.
A 14 anni alternava Stephen King a Milan Kundera. Mai capito quale preferisse.
A 18 anni andava in giro con almeno 2 o 3 tomi della "Recherche" di Proust. Uno lo leggeva, gli altri li aveva già letti ma ogni tanto ne rileggeva un passaggio, così, perché le girava di farlo.
A 18 anni, non solo lo leggeva, ma lo capiva pure, Marcel.


Mia sorella è, fra le tante cose, la mamma di Sara, Davide e Ilaria. Forse è un bene che legga così tanto altrimenti, a quest'ora, mi sarei ritrovata con una squadra di rubgy come nipoti!


L'articolo mi ha lasciato una rabbia sorda, inespressa perché mi risulta difficile trovare le parole giuste. E alla rabbia si mischiano la tristezza a vedere lo stato delle cose e a sentirmi impotente, incapace a cambiare le cose e questa frustrazione mista a disillusione che provo troppo spesso, quando penso a certi argomenti.


Cosa rimane da fare? Stare zitti e accettare, come suggeriva un noto cartoonist tempo fa? Arrabbiarsi? Protestare? 


Non so, per ora vado a leggere un po', alla ricerca di parole intelligenti. Oggi se n'è sentita la mancanza.

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