Wednesday, 22 June 2011

Lettera a una bimba appena nata

gomitolo rosa

Piccolina,

Ancora non ci conosciamo, ma siamo legate per la vita.
Quando ho iniziato a scriverti questa lettera, stamattina sull'87, sapevo poche cose di te: che eri appena nata, che eri uno scriciolo e che il tuo nome è Ilaria.
Beh, che ti chiamassi Ilaria lo sapevo già da ormai otto mesi, quando tua sorella Sara me l'ha annunciato tutta garrula. Quando ho chiesto a Davide quale nome era stato deciso nel caso fossi stato un maschietto, la reazione è stata vicina a quella provocata da un attacco isterico in piena regola.
Quindi poche storie: in barba a madre natura, tuo fratello e tua sorella hanno deciso che dovevi nascere femmina e, lasciamelo dire, la tua decisione di non farli arrabbiare, è stata saggia e oculata.

Ora, Ilaria, so molte cose in più di te. So che sei davvero piccola con i tuoi 2,77 chili... una bambolina, ti ha chiamato tua nonna, una bambolina un po' violacea, visti i due giri di cordone ombelicale che ti eri messa attorno al collo. Facciamo così: ti compro io una collanina, ok? Ma tu evita di provocarti simili asfissie e, come conseguenza, di farmi venire certi collassi.
So anche che il taglio degli occhi è quello della nonna e di Sara, il naso è come quello di Davide appena nato. So che hai le manine e le ditina affusolate e i capelli biondi dritti come una punkettara.
So che hai tenuto alta la tradizione inaugurata da tua sorella e portata avanti egregiamente da tuo fratello: smentendo le previsioni di dottori e ostetriche, te la sei presa più che comoda e hai deciso di farti viva con solo undici giorni di ritardo. Nemmeno le poste italiane riescono a fare meglio.

Mmmh, non so molte cose, vero Ilaria? Beh non è che tu sia un pozzo di sapere! Anzi, probabilmente molte cose le ignori felice e contenta.
Allora, mia piccolo fagotto di gioie e preoccupazioni future, eccoti qualche goccia di sapere.
Innanzitutto permettimi di presentarmi. Sono tua zia. Le mie mansioni sono abbastanza limitate: nei prossimi anni ti scatterò milioni di foto che non riuscirò a cancellare per quanto sfuocate/sovraesposte/sgranate siano. E alcune di questi orrori digitali verrano pure stampati.
Ti farò decine di origami di rane che saltano che tu farai saltare, possibilmente non dal balcone giù in cortile. Probabilmente ascolteremo il 45 giri di "Red e Toby nemiciamici" fino a quando non implorerò pietà. Cucineremo torte e biscotti e probabilmente avrai da ridire sul fatto che non so disegnare.

Ma non ti preoccupare: hai una mamma che sa disegnare benissimo, quindi ci pensa lei a disegnarti ippopotami e coccodrilli.
Probabilmente lo avrai già notato... quel signore sulla sessantina, barbuto, con gli occhiali e con un'espressione seria seria. L'hai visto? In piedi, immobile come uno stoccafisso davanti al vetro della nursery? Sì sì, quello con l'aria imbambolata.
Ecco, quello è tuo nonno Claudio. Rimbambito a sufficienza dai due precedenti nipoti, tu arrivi giusto in tempo per assestare il colpo di grazia. Il suo compito principale sarà di fare praticamente tutto quello che gli chiedi. Ti farà giocare, ti racconterà le storie del lupetto cicciotto, ti lascerà saltare sul letto, ti farà strappare le foglie del basilico e della salvia e i petali dei fiori di nonna Piera... questo finché nonna Piera non lo becca, allora sì che sono cavoli per il nonno! Ma su questo argomento ti conviene chiedere a Sara e Davide: hanno alle spalle un'esperienza pluriennale nel trattamento del nonno come fosse un orsacchiotto e sapranno indicarti le tecniche migliori.

Non saremo la famiglia più normale di questa terra, ma Ilaria, impara fin da piccola a diffidare delle persone "normali". Sono normalmente quelle che impazziscono e compiono stragi alla Micheal Douglas in "Un giorno di ordinaria follia".
Questo è quanto per la tua famiglia, il resto non te lo racconto, così non ti rovino la sorpresa.
In quanto a questo mondo, beh conviene che lo scopri da sola, ma un po' alla volta, a piccole dosi, perché preso tutto insieme finisce che ti rimane indigesto. Ma ne parliamo un altro giorno, perché mi sa che oggi è stata una giornata epocale per te: insomma, nascere non è una cosa che capita tutti giorni!
Non che la zia sia meno stanca, credo sia l'età che avanza. A presto, pulce.

Tuesday, 21 June 2011

So won't you help to sing...

C'è sempre un tizio seduto su uno sgabello all'uscita della fermata di Stockwell.
Non so quanti anni abbia: a guardarlo in faccia direi più di sessanta, ma non so se siano anni effettivi oppure i segni di una vita troppo faticosamente vissuta. La gente passa veloce, magari qualcuno rallenta, allora lui ne approfitta per attaccare bottone, senza smettere però di suonare.
Sempre lo stesso cappello sopra i rasta, forse la parte più ordinata dell'intero personaggio. 
Sempre con la chitarra. La voce rauca, credo non solo per il troppo cantare.

Una volta ha fermato Enric: l'ha visto uscire con la custodia della chitarra in spalle e gli ha chiesto se gli dava una mano ad accordare la chitarra.
Enric sostiene di non aver mai accordato una chitarra così scordata in vita sua. E quasi sicuramente ha ragione: non ci capirò nulla di chitarre, ma stonata come sono, ho un certo orecchio per riconoscere un mio simile. 
E in questo caso, siamo in presenza di un maestro di stonature. 
Suona tutte le note come fossero una sola, e canta allo stesso modo.

Qualche settimana, l'ho sentito cantare, mentre aspettavo che la fila al bancomat vicino alla stazione defluisse: all'inizio pensavo fosse "La canzone del sole", poi a mi è parso cantasse "Supertelegattone" e alla seconda strofa, quando ero pronta oramai con un bel "miao!", ho riconosciuto la canzone. Non so nemmeno io come ci sia riusciata, sta di fatto che dopo poco ero lì, dimentica del bancomat a cantare con lui. Per una volta, oltre tutto, ero io la più intonata del duo.

Stasera era lì, come al solito, seduto sul suo sgabello a strimpellare e parlare con un tizio.
L'ho salutato, ho controllato non piovesse e mi sono incamminata verso casa.
Neanche venti metri e ho riconosciuto la canzone. Un bis.

Nonostante la pioggia, le macchine che schizzano apposta sulle pozzanghere per fare la doccia ai pedoni; nonostante lo stress, la nostalgia di casa, il nervosismo; nonostante tutto ciò di negativo che non riesco a scrollarmi di dosso, beh, sono tornata a casa sorridendo.
E canticchiando:

"Some says it's just part of it,
we got to fulfil de book"

Sunday, 19 June 2011

Born to run



The highways jammed with broken heroes on a last chance power drive
Everybodys out on the run tonight but there's no place left to hide
...

Friday, 17 June 2011

mi sento sempre un po' più balenga del solito all'aeroporto...


Ogni volta che mi ritrovo in una sala d'attesa in un aereoporto, la domanda che mi pongo è sempre la stessa: "Ma come fa la gente attorno a me? Come riescono a sembrare così rilassati, tranquilli, a posto? E sopra ogni cosa, organizzati?"

Ogni volta la stessa storia! La gente attorno a me legge, gioca ai videogiochi, beve un po' d'acqua e tutto sembra naturale.
Io, invece, arrivo all'aeropoeto e... sono un disastro ambulante! Perdo per strada la carta d'imbarco o quella d'identità, per recuperare la crema per le mani finita in fondo allo zaino devo smontare l'intero bagaglio a mano, il trolley rimane incastrato ovunque, tento di strozzarmi mentre chiudo in una cerniera a casa anche il cavo degli auricolari!
Ovviamente la bottiglietta d'acqua frizzante ha nel frattempo raggiunto una pressione pari a quella del Vesuvio, così quando la apro faccio la doccia a me e alla coppia di pensionati che si è inconsciamente seduta vicino.

Magari è solo un'impression, magari è la troppa letteratura di viaggio, magari è che sono davvero più imbranata della media, ma sono davvero la sola? Non ci credo, ci sarà qualcuno a questo mondo che organizza corsi per migliorare la propria apparenza all'aeroporto; di sicuro fra i consigli ci deve essere essere quello di comprare solamente bottigliette di acqua naturale!

Monday, 6 June 2011

The Dude and Leonard

Missing out things is becoming quite a recurring theme of my life.
I miss out chances, job opportunities, buses, country; I miss opportunities to take pictures, to shut up, to just be happy with myself; I miss stories...

Some days ago, while waiting for the oven to cook my dinner I ended up on this page, detailing the experiment organized by the Washington Post with the collaboration of classical violinist Joshua Bell. 
The story is interesting and I remember reading something about it some time ago, but more interesting to me is that the blog doesn't use the Washington Post article to talk about this experiment, rather the account made by Jeff Bridges on his webpage.

Now, the question is obvious: since when does the Dude write a blog? But even more pressing, how come I did miss it out?!?!

Reading the story again made me think about all the things I quite likely miss out by living in London. 
Sounds almost like an heresy, how can you miss out something in a city that has so much to offer? Just because of that: with so many things happenings, the chances of events passing by without you noticing them are higher.

But even more, life's becoming so rushed that it's the small things and wonders that fall into oblivion. Personally I don't pay a lot of attention to what happens in the tube: I hate it, I hate the people that keeps pushing me aside, I hate the fact it's small, smelly and dirty, so I try not to spend too much time near or inside its stations. However I noticed that I've been paying more attention recently, maybe just because of the article. And I noticed a weird thing: there is a TFL spot for buskers in Piccadilly Circus station, on the way to the Piccadilly line. I've passed by a good number of times in the past few months and saw different people playing. The weird thing is that they were all playing "Hallelujah". Is it just a simple coincidence or is that the Leonard-Cohenist buskers spot?
And talking about Leonard, am I the only one suspecting that Leonard Cohen and Leonard Nimoy might be the same person? Have the 2 Leonards been seen in public together?

Wednesday, 1 June 2011

how much for taking part?

5Cerchi


As many others in this country, I applied for some tickets for the Olympics.
Not much, I didn't go into a Olympic shopping spree as many others did. So far no money has been taken off my account so I still don't know whether I got one or all of them. If I do win, I will see the money being taken out of my bank account before being informed of which ticket I did get. So far nothing, but I received more than one mail from the organizers and ticketing mail address. Mainly to remember me that I need to have money in my bank account.


Then last week I got another mail, inviting me to buy tickets for the "London Prepares" series. It's true that it gives you a chance to watch sport events, but... 15£?!?! 
15 Great Britain Pound to help the organization to see if the work done mainly by volunteers is going well?


Watching a recent BBC Panorama investigation about FIFA corruption, it felt like the emperor's new clothes. They weren't saying anything new, yet it seemed pretty obvious nothing was going to change either. It made me think about Olympics too and about my mixed feelings for this event.
Back in 2006, I enjoyed and loved the Olympics in Torino: the people, the atmosphere, the parties around town, the sport events, Torino was transformed and Olympics made me love my town even more. Still I found the whole system behind the organization of the Olympics troubling: a constant stream of requests to people in town to accommodate for the all the works related to it, to bear patience, to pay in a way or another (i.e. taxes) for the Olympics, the fact that it's not about taking part or winning anymore, but about sponsors and merchandising.
So, while waiting to know whether I get some tickets or not, I feel at the same time quite appalled by the request of paying for somehow "helping" the Olympics organization, and I'm not sure which part of me is the most hypocrite...