Saturday, 27 August 2011

To know oneself

Sometimes I forget they are here with me. 
I go on with my life as if nothing is new and as if nothing ever changes.
But things do change and this uncertainty is the most fascinating certainty of life.


Sometimes I forget they are here, ink on my skin. It's almost as if they've always been present, since I was born, just hidden below the skin and waiting to come out. The time I got Lacoste I knew tattoos could become a drug, I could see the fascination some people have for them.


With time and patience I came to accept the repulsion some people would bestow on me.
"It will look all wrinkled when you got old!"
"No, really?!? You must be joking!!! Do you reckon I can botox it?"

I learnt how to answer to most of the questions that people ask me about it.
"Did it hurt?"
Answer A: "You know Harry Potter's Crucio? Well, that is nothing compared to this", normally said looking and pointing at the tattoo because it's really though to keep a straight face when saying similar bullshit.
Answer B: "Nah, it's like a feather brushing you, no big deal".


The question I still struggle with, however, is "why did you choose this tattoo?"
I always think hard about getting a tattoo and, when I decide to have it done, there's probably more than a single reason behind it. It would be easy to say that I did get a tattoo for a specific reason, but it's not like that all the time.
Probably only the gecko on my right wrist has one single reason behind it, yet, for some ironic circumstances, it's the only one I'm not comfortable talking about.


When Paul asked me about at my new tattoo, I felt a bit of a moron. In a way, I don't lie when I say I completely forgot about the tattoo and forgot that he never saw it before. For me it's just there as it's always been in a way but for him it was a surprise that he might have thought I didn't consider worthy mention.


The past fourteen months have been interesting, to say at least.
I've had a great time, discovered new friend, lost some on the way. 
I got a new niece to spoil.
I laughed, I smiled and smirked.
I wished I could cry again and finally did.
I drank too much coffee and ate too much, yawned.
I daydreamed and read a lot thanks to insomnia. 


I had to admit to myself yet again that you can't run away from your demons and sooner or later you'll have to stop, wait for them to catch up (they're not very far anyway) and face them. Easier said than done, right? 
And the fact I'm moving to another country might look like I'm on the run again.
Yet, I don't think so. In the past year I just slowly but surely face the fact I'm not very well and, even though the reason for it are inside my brain and heart, I also believe that the world outside and the unforgivingness of this city had an amplifying effect on my problems.


Back in high school, when we studied mythology and epics, I remembered reading about the oracle of Delphi; "what is it really difficult?", I don't remember who asked whom, but I remember the answer: "Know thyself".
That afternoon spent reading came back to my mind some months ago and that sentence start to mix and blend with other ideas. My life progressed and the whole "know thyself" took an overall different shape in my mind and somehow I managed to voice it, draw it over a post-it and, for some odd miracle, I also managed to explain the external appearance of it to Jordan.


Jordan is the guy that took my primitive concept for the tattoo (and if you ever saw me drawing, you know that, compared to me, Neanderthal men were all Leonardo and Michelangelo) and in little more than one hour created this small masterpiece, happily perched on my left forearm:


know thyself



It's true that the most difficult thing for anybody is to know oneself. We're all complex being and sometimes it's much easier pretending something is not happening or denying a feeling.
I like to believe I grew slightly wiser in the past; "wiser" as in admitting I know still very little, accepting that my life is still quite messy and that it will still take me lot of time to come to term with everything I am.
What this months thought me is that, by accepting my problem, I might not solve them straight ahead, but I'll stand a good chance of improving.


I don't know myself completely yet, I wonder if I ever will.
For the time being I will keep trying to be more acquainted with all I am and to be more forgiving with myself first (and other people later on).
It's a long road, but luckily I'm a good walker. And if I ever grow tired or doubtful, I guess one look at myself, at my forearm, will remind me what I need to do.



Know Thyself

Friday, 26 August 2011

Pseudo-capitani coraggiosi

Amo pensare di essere migliorata nel corso degli anni.
Amo pensare di essere cresciuta, di aver imparato a controllare le mie reazioni e i miei sentimenti.
Ah, come mi piace pensare di essere una persona matura e posata! Una donna non moderna, di più! contemporanea, che ha imparato a controllare e guidare in maniera saggia i suoi pensieri e le sue reazioni.


Poi però mi tocca leggere come articoli come questo, pubblicato ieri sulla busiarda e mi trasformo nella zia Virgi furiosa.


Fra Elkann e Marchionne non so chi prenderei a randellate più volentieri. O chi manderei per primo a lavorare in fabbrica, alle condizioni contrattuali che FIAT impone ovviamente. O alla progenie di chi augurare per prima una vita a progetto a 1000 euro al mese. Certo, comprendo che non avere la possibilità di governare i posti in cui investire deve essere un dramma, con tutte queste leggi e norme sindacali da rispettare!

Il problema è che questa gente incravattata, con i loro MBA in saccoccia, ancora non ha capito che non c'è futuro per un sistema industriale che si basa sui sussidi statali e sul ricatto "se non ci fate fare tutto ciò che vogliamo, ce ne andiamo". O forse lo sanno, ma non gliene frega assolutamente, perché tanto le loro buonuscite sono comunque assicurate e loro lo sanno bene, fin troppo bene.

Alla fine mi sembra che il problema sia lo stesso del mondo editoriale (e che non si risolve con legge uccidi-commercio-online): questi-capitani d'industria tali non sono. Si sono ritrovati per le mani un capitale e ora si aspettano che tutto vada come vogliono loro, si aspettano la pappa pronta altrimenti si arrabbiano.
Come quando da bambini, quello che aveva portato il pallone in cortile, prendeva e se ne andava via con la palla perché non gli avevano concesso un rigore!
La concorrenza rimane sulla carta, l'Italia si ritrova con un sistema economico falsato e io mi ritrovo ogni volta a domandarmi se mai cambierà. Anche se, a dirla tutta, immaginarmi Marchionne con il suo maglioncino d'ordinanza, in pantaloncini, che si porta via la palla e dice ai sindacati: "Cattivi, con voi non gioco più e lo dico alla mamma!", mi mette un po' di buon'umore!


Wednesday, 24 August 2011

London afternoon

E' iniziato tutto ieri, ma sembra che l'autunno voglia farsi vedere prima del tempo da queste parti. E con l'autunno arriva quella dolce malinconia del mettere via i ricordi dell'estate e prepararsi a un nuovo inizio. Capodanno è solo una data, il vero inizio per me è sempre stato settembre: tornare a scuola, al lavoro, a casa. Ricominciare insomma.

I giorni che mi separano dalla partenza sono sempre di meno e quando ho comprato il biglietto per Amsterdam mi è salita la voglia di muovermi, camminare, guardare di nuovo Londra con gli occhi con cui l'ho vista anni fa.


So che non è possibile, ma una parte di me ancora spera in un lampo, un'illuminazione. Così ho approfittato del week-end, del fatto di avere Cate e Vivi a Londra, del tempo più o meno clemente per passare un po' di tempo in giro.
Abbiamo camminato tanto, chiacchierato, dubitato, guardato il tramonto. Ho scoperto i video iraniani italianizzati
, mangiato caramelle e bevuto sangria alle quattro di pomeriggio.
Non ho fatto nulla di particolare, eppure mi è sembrato il weekend più pieno e vissuto da un po' di settimane a questa parte. Merito della compagnia, di come basti avere delle amiche accanto per sentirsi più felici.

Sabato ho portato, anzi no, ho trascinato, la macchina fotografica in giro per Londra per scattare alla fine una sola foto. 



London afternoon

Ma mi è bastata questa foto per farmi venire un po' di nostalgia anticipata per quello che lascio, far salire l'incertezza e la curiosità per ciò che mi aspetta e per ricordarmi di quella Londra frenetica e calma al tempo stesso che a volte mi passa accanto.

Friday, 19 August 2011

Prossima uscita

Che fate ancora lì seduti davanti al pc? Correte in libreria a prenotare la vostra copia di: "L'arte del trasloco (l'enciclopedia sotto le mutande)", scritto dalla vostra imbrattacarte di fiducia.

a breve nelle più malfamate librerie...


Ok, il libro non l'ho scritto, per ora.

E no, non credo esista nessuna casa editrice a nome "Esageruma Nen Editore".
Ma intanto io ho già pronto il retro di copertina!

Nelle prossime settimane sarò probabilmente più stressata, lunatica e suscettibile del solito, ma penso sia un fatto naturale.
Qualche mese fa ho detto a un mio amico che tornare a Londra è stato un po' come cercare di indossare il vestito preferito delle superiori: ti dici che ti piace ancora, ma in realtà ciò che ti piace sono i ricordi che quel vestito ti riporta alla mente. Tu sei cambiata, lui pure, non è immaginabile pensare che ti vada ancora bene e che, guardandoti allo specchio, possa piacerti

Quando sono tornata a Londra l'anno scorso, parte di me sapeva tutto ciò, ma non voleva accettarlo. Forse è stato uno sbaglio e ne ho pagato le conseguenze.
Ma non mi riesce molto bene il guardarmi all'indietro e rimuginare su ciò che sarebbe potuto essere e invece non sarà mai.

Quindi mi sono rimessa in piedi, anche se l'equilibrio è precario il più dei giorni, ma mi aiuta sapere che ci sono tante persone che mi vogliono bene in questo paese, in Italia, in America (Brenda!) e spero anche in Olanda, la mia prossima meta. 

Thursday, 18 August 2011

Incubi e BBC4

Ho dormito male stanotte: il sonno è arrivato tardissimo e non mi sono riposata molto. Sogni inquietanti, incubi.
La "colpa" è di BBC4: su iPlayer ho visto due documentari andati in onda martedì.
"Inheritance" è la storia di due donne: Helen Jonas, sopravvissuta del lager di Plaszow, e Monika Hertwig, una signora tedesca nata nel 1945 e figlia di Amon Goeth, il comandante del lager di Plaszow. E' un documentario toccante, ma anche difficile da guardare. C'è tanto dolore, il dolore di Helen per quello che ha vissuto e per le conseguenze che ha avuto anche dopo la guerra. E il dolore di Monika, alla ricerca di un equilibrio fra ciò che è in quanto donna, il sapere i crimini commessi dal padre e i dubbi sui motivi dell'ignavia della propria madre.

Il secondo documentario, "Surviving Hitler - a love story", racconta invece la storia di
Jutta and Helmuth Cords. La famiglia di Jutta è in parte ebrea e si ritrova a vivere le conseguenze dell'ascesa al potere di Hitler. Continuano a vivere in Germania e Jutta si innamora di Helmuth, soldato e "regista" dilettante che con la sua 8 mm documenta la vita di tutti i giorni, le distruzioni della guerra e il suo amore per Jutta. Ma Helmuth è anche implicato nel fallito attentato a Hitler del luglio 1944.

E' un documentario dolce ma allo stesso tempo spaventoso, è incredibile pensare a come, grazie al loro coraggio, alla loro incoscienza e alla loro fortuna, Jutta, Helmuth e i genitori di Jutta siano usciti vivi dalla guerra e si siano ricostruiti una vita nel dopoguerra. E' Jutta a raccontare la loro storia (Helmuth è morto nel 1972) e nelle sue parole, nei suoi occhi si può leggere l'amore che ancora nutre per il marito, ma anche i sentimenti e le paure degli anni passati in Germania sotto il regime nazista.

Sono andata a dormire con queste storie, queste voci che mi frullano per la testa e i sogni di stanotte ne sono stata la conseguenza diretta e più scomoda. Ma non è che mi sia dispiaciuto. Sarebbe molto facile imbottirsi di reality show e altri programmi che annullano il pensiero, ma io preferisco BBC4, con i suoi documentari, le sue serie televisive degne di questo nome, la musica dei Proms e di mille e più altri concerti.

Cibo per la mente, una droga che non manda in corto le sinapsi.
BBC4 alimenta la mia curiosità, la mia voglia di sapere, di documentarmi, di pormi domande scomode e cercare una risposta, anche se nulla garantisce poi di trovarla questa domanda.

Prima di arrendermi al sonno, ieri continuavo a pensare a Monika e ai suoi dubbi (sua nonna le aveva detto che il portasigarette di suo padre era stato un regalo del nonno, ma Monika ora non sa se crederle. "E se fosse appartenuto a una delle vittime di mio padre?" si chiede, sapendo che nessuno le potrà dare alcuna risposta), al suo coraggio. Avrebbe potuto fare finta di nulla, come sua madre prima di lei, vivere la sua vita, ma ha deciso di voler sapere, per quanto doloroso potesse essere. E' un bene continuare a porsi domande simili.


E' un bene che ci sia BBC4 a tenere i miei neuroni in allenamento... almeno per un po'. 

Perché, si sa, in tempo di crisi, la prima cosa a essere tagliata è il buon senso.
Così BBC, dovendo tagliare i costi, sembra essere intenzionata a far cadere la scure sul mio spacciatore di cultura in tv di fiducia: "Wallander", "The Killing",i film di Susanne Bier, Storyville, i documentari, i Proms, roba da niente insomma, vorrai mica mettere con X-factor???

Ho firmato la petizione online, ma con l'angoscia di sapere che probabilmente non servirà a molto.
Già mi manca e per questo motivo ho intenzione di godermela il più che posso.

Wednesday, 17 August 2011

Somebody to watch over me


Rioting has become the most popular subject of everyday conversation, almost to the point of substituting the weather as the favourite subject amongst the people leaving on the British Isles
It's still on the front pages of the main newspaper and there are a lot of TV shows and debates ongoing: lots of talking on the how come this happened, what are the causes, what we should learn from it and how should we handle similar situation in the future.

As Italians say, a lot of breath have been wasted to talk about the role of social networks in the riots.
People, some MPs and part of the govern in particular, missed a good chance to shut up, suggesting to shut the social networks done when riots break loose.

Today I read yet another article dealing with looters, quite an interesting one, by Cory Doctorow.
Yes, related to the riots, but the topic is something I'm fairly sensible to: how effective the CCTVs truly are.
Every time I get into a big station, such as Waterloo, I got speechless each time I raise my eyes and take a look at the ocean of surveillance cameras: some times it looks as if there are more cameras than people travelling.

Do they really work? Do they deter people from committing crimes? Judging by last week events they don't.
There are statistics supporting their uselessness as preventive tool that dates back way before this summer events. 
They might be used in the course of the investigation after a crime has been committed, that's true, but I've never been able to share the idea brought forward by many politicians and members of the public force that the CCTVs help a community feeling safe.

CCTV never made me feel safe. On the contrary they make me feel "in danger", because I know that no matter how many of them are placed they are a reminder of how economics and political power are not working for social community.

Oh look! A CCTV! So, if somebody decides to rob me or stab me right here right now, later on we can have a look at the filming... What a relief! 

Tuesday, 16 August 2011

Lunedì d'agosto


Come nelle ultime tre estati, anche quest'anno passo Ferragosto seduta a una scrivania, davanti a un monitor, che tristezza...
E a me di Ferragosto non me ne è mai importato niente! La mia famiglia ha sempre fatto le vacanze ben dopo Ferragosto, così non ho mai fatto parte dei milioni di trilioni di italiani che a quanto pare si precipitano sulle strade e autostrade italiane, per ritrovarsi poi tutti quanti fra Roncobilaccio e Barberino del Mugello. Per me è sempre stato un giorno d'estate come tanti altri, di cui non ho mai effettivamente apprezzato l'utilità come giorno di ferie in più.

Però è lunedì, sono stanca, sento il peso dei giorni che mi separano dal weekend e la nostalgia per quello passato. Sembra che il mondo intero sia in vacanza, mentre io mi arrabatto con la mia vita di tutti i giorni.

Stamattina volevo iniziare a riordinare i cassetti, recuperare batterie e telefoni abbandonati, riordinare i mille post-it e note, tanto per non dover mettermi a mettere ordine all'ultimo minuto, ma il piano ha ovviamente preso un'altra piega. In uno dei cassetti ho trovato una bustina di tè alla liquirizia e ho ben deciso di farmi un tè. La perla di saggezza di questa mattina non l'ho capita e nemmeno l'intervento di Quattrocchi ha portato chiarezza.
Vabbè pazienza, non che ci sia più carezza nella mia testa per quanto riguarda la gran parte degli eventi che formano la mia vita.

Questo non è stato che l'inizio di una serie di deviazioni dal mio proposito di partenza. Fra articoli sul Guardian e repliche dei Proms su BBC3, i cassetti sono rimasti nel loro desolato stato di caos, continuando a ripetermi che ho tutto il tempo che mi serve; ma il tempo scorre e anche Ferragosto è agli sgoccioli...

Sunday, 14 August 2011

e un bacio non dato

"Un giorno apriremo una porta d'entrata
tu bianca e fatata sarai la mia luce..."


Il treno della Victoria line lo "respiri" arrivare: prima che le luci dei fanali sbuchino dalla galleria, addosso ti arriva un getto di aria calda, un misto di polveri e odori vari, curry, birra e patatine fritte.

La porta si apre e per una volta non c'è da lottare o dare spallate. Sarà l'ora, l'effetto delle razzie della settimana appena trascorsa, sarà che la gente è già nei pub. Sarà, sarà, sarà, ma la carrozza è semi deserta e per una volta c'è l'imbarazzo della scelta, posso sedermi dove voglio.

"[...] sognavi di avere quel sorriso in tasca
che ho visto su vele in burrasca
il folle volere voglia di andare
sconfigger la noia col dare
che fare o non fare..."


Continuo a sferruzzare beata e contenta, in viaggio verso la Royal Albert Hall. La maglia rasata azzera i pensieri e le preoccupazioni.
Sento uno sguardo su di me, alzo gli occhi e il ragazzo seduto davanti a me mi sta guardando.
Io ricambio lo sguardo. E continuo a fare a maglia.
Lui mi guarda stupito. E sorride.

"[...] le poche parole lanciate nel mucchio
sassate su specchio che crepan silenzi
o timidi assensi col cenno del capo
e un bacio non dato
l'amore pensato..."
 
Le fermate scivolano via. Veloci. Troppo veloci.
Continuiamo a sorriderci.
Una sera qualunque, destinata a scivolare via come tante prima di lei e altrettante dopo.
Due vite qualunque in questa grande città.
Non vuol dire nulla.

Solo che ci stiamo sorridendo e che è così triste rendersi conto che c'è più disinteressato affetto negli occhi di uno sconosciuto di persone che un tempo credevo amiche.

"[...] nessuna musica nota ci spiega perchè un suono è speranza
ma quest'uomo la nega e appigliandosi invano a un amore pensato
(annega)"


Victoria arriva prima di quanto abbia mai voluto, il treno rallenta e poi si ferma.
Io raccolgo le mie cose e scendo.
Mi volto.
Lui sorride e le porte si chiudono.

Io mi incammino verso la District. Sorrido.

e un bacio non dato, l'amore pensato.

Saturday, 13 August 2011

Proms and Ennio

Ah, it's that time of the year again... Proms! Proms are one of my favourite event in London, well no, in the whole universe. I like the feeling, the mood you can breath at Royal Albert Hall, whether you sit up in the God as we did yesterday or you're a prommer.

You're just there to enjoy the music and it's a condition common to everybody there, no matter your path of life, social and economic status.

A former colleague of mine, Tracy, went back to the US and I bought a couple of tickets from her for the Proms. After some minor issue (I wished that people were more clear to me when agreeing on doing something together, but I think it's something in London air: you agree on a certain event, but not truly committing to it... bah, humbug! I don't want to know and I don't care), at the last minute I asked May.
She agreed and off we went to Royal Albert Hall.



The program for the Proms number 39 was interesting and fascinating: I wanted to go to this Prom since the release of the schedule.
Spaghetti Western Orchestra was going to play.

I never heard of them before, but I know my little bit about spaghetti western, having been raised by a father who knew Sergio Leone's movies line by line and having always had a small bit of my heart dedicated to these movies.

Plain and simple, I had to go. And my, what a concert it has been!
It was so good, so amazing, so just above everything I could ever imagine!
I'm not sure Ennio Morricone knows about them, but wow! I'm sure he'd feel honoured: is there any other composer that has his own dedicated tribute band or orchestra?
I doubt it.

The Spaghetti Western Orchestra is from Australia: five musicians that recreate the soundtrack of Italian western with traditional instrument and some less conventional instruments such as rubber gloves, cornflake, tree branches, scotch tape and asthma inhalers

The concert flew away so quickly: it was funny, I laughed a lot, I enjoyed the music and the way they deliver it and when it finished I was slightly sad. But the kind of good sad, the melancholy you get when you have enjoyed yourself so much that you don't want the feeling to stop.

"What? Is it over yet? Can't you play just a little bit more, I don't know, another 2 hours maybe?"
Before bringing the concert to an end, they had a second go at "The good, the bad and the ugly": the prommers were the good, people in the circle the bad and well, people in the boxes had to be the ugly (hey, somebody got to do it). It was exhilarating.

I got back home with a big smile plastered on my face, nice memories and good music playing over and over in my mind.
And the resolution I will see them again.

Friday, 12 August 2011

overheard in central London

I like the commute to work much better than the one back to home.
In the morning I might be yawning as a hippo, but I have plans, things to do, idea, people to talk to.
Most of the time I'm in a good mood and I don't mind the traffic or the frenzy pace of rush hour.


When I leave the office, on the other hand, it's a whole different thing: I'm tired, I'm still  yawning as an hippo and I just want to get home. Not an easy task given the amount of people, cars and bikes all around me: so I'm rarely in a good mood when I walk down to Trafalgar Square. 


Still, things can change rapidly. I don't need a lot for the smile to return.
I need a group of Italian teenagers approaching some policemen to ask for some direction.
I need the policemen staring blankly at each other and one of them doing his best to minimize his Mancunian accent when he slowly answers: "Sorry, I am not from London, you see?"


And the look on the face of the kids, wondering why there was an armed policeman not from London in central London, was just the icing on the cake!

Thursday, 11 August 2011

Mavis

Stamattina mi sono svegliata con le note di "Down in Mississippi" in testa.
E' un bel ritmo quello che mi batteva fra le orecchie mentre affrettavo il passo lungo Brewer Street: ma si deve mettere a piovere forte proprio a cinquanta metri dall'ufficio???
A quanto pare sì.


Mentre entravo nel portone, la voce di Mavis risuonava calda.


"Mississippi sun beaming down..."


Canzone stupenda.
Una voce divina.


Che altro fare se non ascoltarla e riascoltarla per tutto il giorno?




Wednesday, 10 August 2011

a small misconception

Lately I have been posting so little and so bad on Flickr, that if I get a comment on a picture I immediately suspect something is wrong with my page.


So when I saw the small alert that I got new activity on my photo stream, I was kind of expecting some weird comment. Well, it turns out I wasn't so much far from the truth.
There was a comment for this picture:

Guildford High Street


It's a photo of Guildford High Street, not even a particularly beautiful one. Yet somebody named "HD Marketing" took some time to comment it and ask me if I could send over a larger file version so that they could include it in a brochure they're making for promoting new apartments in Guildford.


So, where to start from?
Well, let's see... maybe I could start pointing out the fact that property development (and real estate in general) is a sector I feel strongly opinionated about: given the misery one has to go through when renting or buying a flat in this country, I don't see any point in making any of its representative a favour. 
They're rich enough to buy stock photos, that would definitely look better than mine on a brochure.
They would love to include my photo, but I'm not a charity.
If on one side I appreciate the fact they at least bothered asking, on the other side I'd have liked they sent me a private message to explain things a little better and maybe populated their flickr account profile page with some information.
In the past I agreed on website to use some of my photos, but they were not used for commercial purpose. 
I make no living out of my pictures, it's just an hobby I enjoy and I like to share with my friends and family, given that we live far apart. Still I think it's quite unnerving for commercial enterprises to think that just because the photo is on internet, you are just waiting for them to ask you a larger version of it.

Baking and cobras

Summer is slowly but surely prepairing to leave us and migrate to sunnier seashores. Yet, it doesn't rain, there's a slight breeze and it still feels a bit summer.

I haven't done a lot today: spent a lot of time in training and I was kind of "advised" to leave the office earlier.
So I did: I walked to Piccadilly Circus, got on the tube and got back home.
There was not a lot of people around in Piccadilly and on the Tube the atmosphere was quite surreal. The quietness all around me was unnerving, and the silence, almost artificial, as if waiting for some sirens to break it, was making me feel more edgy.


A lot of friends texted me and mailed me today too: are you ok? are you safe? is your flat still up? what's going on? what's going to happen now? 
Answering has been perhaps the most tiring bit of the whole day: I have no idea of how to answer; how to tell people I'm ok but I got no clue of what's going on? And above all, how am I supposed to know what's going to happen?!?! 
I'm a tester, not a fortune teller! 


As we were listening to the news, I decided I needed some stress relief, so I quickly dropped at Tesco and got some ginger beer: sometimes I feel I bake better under the influence. 
I settled for one of my all-time favorite recipes, canestrelli:




Baking has a calming effects, and yes, maybe the ginger beer helped too, still at the end I've had a lovely night.
So far it seems it's going to be a quite night as well.
Friends came over for dinner and obviously the rioting was the centre of the conversation, at least at the beginning.
Iria and I showed off an impressive deep knowledge of current state of affair. Thanks to some basic googling, we found out that this "COBRA meeting" all the newspapers were talking about is not named so to add a menacing or authoritative tone to the event. Nope. Quite the contrary.
Isn't it a pity sometimes to find the true meaning of things?
Take this COBRA meeting for example: since hearing it for the first time, I quickly conjured up some sort of special force, I pictured David Cameron meeting with a bunch of ninja warriors or Chuck Norris, people that would never be refused to have the coffee taken to their tables in a bar.
Or some silly Disney inspired room, with a Sir Hiss talking to the Prime Minister. Alas, Cobra stands for Cabinet Office Briefing Room A. I guess they always meet up there for big crisis, I don't think it'd be the same if they had a "COBRB" or a "COBRZ" meeting.


We had some laughs looking at some photoshop renditions of looters.
Then the conversation switched to other topics, soon enough we finished the wine and Robert was serving ice-cream.
Everything flows, so let's hope the night will bring some tensions and bad feelings away.

Monday, 8 August 2011

Clash over the weekend

La parola "riot" associata a Londra a me fa venire in mente una sola cosa: "White riot", 1977, Clash.
Giusto ieri ho riascoltato buona parte della discografia dei Clash. 

E' stato un bel week-end: iniziato venerdì sera con una visita alla Royal Academy of Arts per vedere "Eyewitness: Hungarian Photography in the 20th Century", per poi tornare a casa alle due di notte, un po' brilla dopo una serata passata con amici fra Stockwell e Clapham Junction.

Un weekend tranquillo, senza troppi scossoni: ho riletto un racconto di George Orwell, fatto a maglia, scritto delle lettere, messo in ordine le foto sul computer (o per lo meno ho iniziato!).
Ieri pranzo fra coinquilini da Estrela, il nostro ristorante portoghese di fiducia, passeggiata lungo il Tamigi. Abbiamo parlato degli scontri a nord, sì: la zia di Iria abita non troppo lontana da quella zona, abbiamo commentato che sembra quasi impossibile che sia successo. Ma poi abbiamo cambiato argomento, c'erano cose che sembravano più urgenti e interessanti a cui pensare e di cui parlare.

Tornati a casa, tutti un po' con quella malinconia da domenica sera, abbiamo fatto ancora due chiacchiere e la serata è scivolata via.
In camera mia, ho chiamato i miei, preparato il borsone per la palestra, e finito di ascoltare i Clash ovviamente. Le ultime note di "I'm not down" sono scemate placide, fuori non c'era nemmeno troppo traffico. Prima di dimenticarmene ho mandato un sms a Ema per tranquillizzarlo: tutto tranquillo, sono lontana dalle zone degli scontri, Tottenham è dall'altro lato di Londra. Cavoli, quattro anni a Londra e ho dovuto controllare sulla mappa dov'era: sì, è a nord, ma per me sopra Stoke Newington è tutta nebbia!

Stamattina suona la sveglia e io penso a "The Magnificent Seven", sempre i Clash, ottima colonna sonora per iniziare la settimana... Controllo le notizie con gli occhi ancora socchiusi e capto una parola.
Brixton. The Guns of Brixton? I Clash? No. Brixton, la fermata della metro successiva alla mia. Brixton e il mercato dove vado a fare la spesa di sabato. Non la Brixton del passato, ma quella di oggi.

Gli scontri e le razzie sono proseguite anche stanotte e si sono estese. Non solo più Tottenham, ma anche Islington, Enfield, Walthamstow e Brixton.  E sembra che abbiano tutte le peggiori intenzioni di proseguire pure oggi.
Nessuna protesta, nessuna rabbia sociale che esplode, solo razzie e saccheggi: a meno che la protesta non si esprima a colpi di sneakers nuove prese da JB Sports, un bel 42 pollici ultrapiatto da Curry's e la cassa di Nando's (vuota, perché qualcuno dovrebbe spiegare ai saccheggiatori che i soldi non vengono mai lasciati in cassa a fine giornata).

Il cielo di Lambeth era rumoroso stamattina, pieno di elicotteri che controllavano dall'alto Brixton. Io sono andata al lavoro e nulla mi è sembrato diverso, perché, nella pelle di leopardo che è Londra, il mio autobus non passa da nessuna parte colpita dalle violenze. Almeno per ora.

Chi ancora non è in vacanza oggi mi ha cercato dall'Italia, per sapere come stavo. Mi ha fatto sorridere per un momento.
Come sto? Bene, nonostante tutto, ho i miei problemi a cui pensare e in una città enorme come Londra è facile dimenticarsi di ciò che succede solo due vie più in giù. 
La giornata è passata tranquilla, fra gente che distrugge la città e gente che invoca il ritorno della forca: l'apogeo della civilizzazione, insomma.

Come starò domani? Spero bene, nonostante tutto. Magari meglio. Per ora torno ad ascoltare i Clash. Ci manca solo più che, dopo Twitter e i social media, accusino pure loro di essere la causa di tutto! 

Saturday, 6 August 2011

Travel light

C'è una luce strana stasera a Stockwell. Il cielo è nuvoloso, ha appena smesso di piovere, ma il sole ha deciso di far comunque notare la sua presenza e ora i suoi raggi si riflettono sui mattoni del casermone di edilizia popolare poco lontano da casa mia.
Atmosfera ovattata: anche i doubledecker in coda al semaforo sembrano essere meno rumorosi del solito. La mia stanza è per metà in penombra, ma non ho voglia di alzarmi e accendere la luce. 

Lo sguardo mi cade sul té alla liquirizia, bello fumante. Ogni bustina ha una massima, una specie di messaggio alla baciperugina, ma non per forza riguardanti l'amore. 

Prendo la tazza in mano per leggere la frase di oggi.

Travel light

"Travel light": mi guardo intorno, penso a tutto quello che ho impilato qua in camera e in salotto.
"Travel light": hai detto nulla, c'è pure la bici da tenere in considerazione.
"Travel light", ma stasera non ho voglia di pensarci, ne parliamo di nuovo magari fra qualche settimana...

Friday, 5 August 2011

libri e sconti

Everyday I write the book


Lo scorso Natale sono capitata (per un fortuito e inaspettato caso, non c'è bisogno che lo dica) da Feltrinelli. Appena entrata ho deciso che mi sarei comprata un libro: l'idea si è conficcata fra i neuroni come un chiodo, MA ho anche deciso che non avrei speso più di dieci euro.
Facile, vero?
Due ore. Ho vagato per due ore come un'anima in pena fra gli scaffali, finendo ogni tanto ad domandarmi perché ci fossero insalatiere in vendita. Probabilmente i commessi avranno pure iniziato a sospettare che volessi far su qualche libro.
Non lo sapevo (o inconsciamente avevo deciso di non volerlo sapere), ma la condizione che mi ero posta era un enorme iceberg contro cui ero in palese rotta di collisione.

I libri che volevo costavano più di dieci euro, quelli che costavano meno li avevo già letti o non mi interessavano (ed erano scontati almeno del 15%).

Così, ormai pronta a lanciarmi oltre l'orlo della crisi di nervi, ho comprato "La donna della domenica" e sono uscita svelta, cercando di mettere quanta più distanza possibile fra me e il mal di testa fra tascabili e nuove uscite.

La sensazione di frustrazione che ho provato si è ripresentata qualche giorno fa, leggendo una notizia sui quotidiani.

È infatti apparsa la notizia dell'approvazione della legge di regolamentazione del settore editoriale che entrerà in vigore il primo settembre.

La nuova legge impone un tetto massimo agli sconti sui libri del 15%, salvo alcuni casi particolari. Si può scontare un libero fino al 20% per le fiere del libro o per offerte destinate alle OGN e fino al 25% se a scontare sono gli editori stessi.

In più non sarà possibile applicare nessuno sconto durante il periodo natalizio.

Guardo il mio Oscar Mondadori che forse si sente triste e solo fra gli altri libri, per la maggioranza inglesi o comprati ancora quando il prezzo era espresso solo in lire. 


Se l'intento è quello di tutelare i piccoli commercianti che non possono permettersi di fare gli stessi sconti delle grandi catene di distribuzione, non sono del tutto convinta che questo approccio migliorerà la situazione

I libri costano più in Italia che in Inghilterra e, a leggere le statistiche, più che in buona parte d'Europa.
Gli italiani sono già fra i popoli che leggono in media di meno e, dovendo confrontarsi contro quella cosa che per alcuni politici non esiste ma c'è e si chiama crisi, magari sono un po' più cauti nell'acquisto di libri (poi uno potrebbe controbattere che però i soldi per l'ultimo cellulare si trovano sempre ed è una questione di priorità, ma non è questo il punto, almeno per ora) e ora si troveranno a dover pagare di più i libri, senza che nelle loro tasche entrino più soldi. 

Poi cercando notizie qua e là su internet ho scoperto che sugli e-book in Italia viene applicata l'IVA del 20%, piuttosto che del 4% applicato sui libri, perché sono considerati "contenuti digitali", ma ciò nonostante le limitazioni sugli sconti verranno probabilmente applicati anche su di loro.


Il problema rimane che gli italiani non leggono, né in formato cartaceo né digitale, guadagnano una miseria e ora si troveranno a pagare di più i libri, perché l'ipotesi che le case editrici ribassino i prezzi (dopo che sono raddoppiati con l'arrivo dell'euro) è pura fantascienza.

Allora cosa fanno legislatori, editori, librai e compagnia bella? Gli struzzi! Ma sì, nascondiamo la testa sotto la sabbia e facciamo finta che nulla sia cambiato.

Il mercato dell'editoria è cambiato, l'ingresso di Amazon e realtà simili ha significato una trasformazione delle modalità di acquisto e fruizione dei libri. Ha portato con sé anche un ingresso diretto di scrittori nel mercato senza passare attraverso le case editrici. E non mi si venga a dire che l'hanno potuto fare perché hanno fatto ricadere i costi sul mercato inglese, perché è nascondersi dietro a un dito.
In più non è tutto rosa e fiori nemmeno qua e ci sono diversi detrattori del nuovo formato e discussioni sul pericolo del formarsi di una condizione di monopolio, ma almeno una discussione c'è: nessuno ne nega il diritto ad esistere perché non è certo trincerandosi dietro un protezionismo oligarchico che si può pensare di rispondere in maniera effettiva a una sfida simile.
Invece di rimettersi in gioco, ecco che noi ci chiudiamo a riccio.
Ci sarà sempre gente che preferisce un libro di carta a uno virtuale, ma questo non significa che per tutelare gli uni si finisca per trasformare in un salasso monetario l'acquisto di ebook agli altri.
Il protezionismo a manetta non permetterà certo alla libreria di Via Monginevro di vendere di più o ai piccoli editori di crescere. Semplicemente falsificherà il mercato e, a lungo andare, finirà per azzopparlo del tutto: tiene conto dell'offerta ma è completamente cieco rispetto alle condizioni e possibilità d'acquisto della domanda che, non si trova di certo incoraggiata a consumare di più in questo modo.

A luglio ho comprato un altro libro a Torino, "Racconti matematici": era scontato e ho pure usato i buoni che avevo ancora sulla tessera punti. Ho smesso di comprare libri nella libreria dietro casa quando mi sono resa conto che era al di sopra delle mie possibilità economiche e non credo che questa legge mi farà cambiare idea. Se mi viene imposto di scegliere, fra le librerie e i libri, io scelgo i libri


Thursday, 4 August 2011

the importance of resigning

Yesterday evening I watched "My resignation",  a BBC4 documentary following public figures and simple citizens that, for one reason or another, decided to resign. 
Maybe, as people resign more often here in the UK, it's seen as "normal" that a public figure should resign after he or she has been found out to have behaved immorally or being an hypocrite. 
But for me, as Italian, resignation is almost an alien concept: I am used to politicians and civil servants keeping on holding at their offices and desk no matter what they have done and no matter how their wrongdoings have been exposed.
No matter they have been convicted or facing a trial, they just won't quit.
Denial is the word: it's not me that has caused this situation, it's the previous government, or the markets, or the bankers, or the Italian people that caused the problem, so why should I take responsibility for it? 
So even if "My resignation" wasn't exactly the best documentary BBC4 ever to be broad-casted, it still stuck to my mind because of two sentences, one at the beginning and one at the end of the program.

"
Resigning  is about honour and dishonour. Matters of principle and taste and decency. Being caught out and taking responsibility."

"
Resigning is painful, it's personal and it's very important."
Judging by Italian newspapers' headlines this morning, resigning is still a very unimportant business in my country.






senza ironia alcuna

Non so se è un problema di visualizzazione di questa singola pagina, ma ecco come si vedeva la pagina principale del sito di Repubblica sul mio pc oggi:





Mi è venuto da ridere: già è basso, c'era bisogno di appiattirlo ancora di più?
Poi quando l'occhio mi è caduto su "patto sulla crescita", m'ha probabilmente sentito tutto il piano!

Tuesday, 2 August 2011

perle ai porci

Autunno del 2002, tanto sole. L'aria si potrebbe addirittura definire frizzante, non fosse per la solita cappa di smog e inquinamento che fa tanto Pechino.
Io mi sto lentamente abituando a dormire nello pseudo-letto dello studentato borsisti: assi di legno sormontate da una specie di micro-materasso di gommapiuma spesso cinque centimetri e non di più. I lividi sulle anche sono quasi spariti e inizio a reputarlo abbastanza comodo.

Wudaokou è il posto dove vado a finire sempre, volente o nolente, e poi perché no?, c'è di tutto e di più a Wudaokou: ristoranti coreani, il mio DVD-daro di fiducia, bar, parrucchieri con improbabili capelli tinti di giallo post-it o rosa Poochie.


La nuova moda a Wudaokou arriva da Taiwan: è il bubble tea, o 珍珠奶茶 (zhenzhu naicha).
Un beverone fatto con polverine di provenienza ignota. Tè freddo con aggiunta di latte al gusto "随你的便", "mah, fai un po te, quel che ti viene più comodo": melone, caffè (sic!), caramello, carota, fragola, mela...
E poi ci sono le "perle", delle palline gelatinose di provenienza ancora più ignota delle polverine anche se, a dar retta a internet, sono fatte con la tapioca.


Di cosa sa tutto ciò? Di industria chimica. Gusto Montedison, direi.


Il zhenzhu naicha è una delle ultime mode di Soho. Nelle ultime settimane mi è capitato di vedere sempre più persone nel centro di Londra alle prese con il beverone.
Mah, sarà, ma oltre a stupirmi del fatto che ci abbia messo così tanto tempo a venire esportato, il naicha non esercita più alcun fascino perverso su di me.


Anche perché, a voler essere onesta, manca l'elemento fondamentale per la corretta consumazione del zhenzhu naicha.


Ci vuole un gruppo di amici, all'uscita dalla mensa universitaria.
Ci vogliono due o tre impavidi che decidono di comprare il te e poi lo bevono.
O una codarda che lo svuota nei vasi di fiori all'uscita della mensa.
Ci vogliono i viali alberati della Tsinghua e Zoli che risucchia più perline con la cannuccia dal bicchiere ormai vuoto, prende la mira e, senza smettere di pedalare e senza andare a sbattere contro altri ciclisti, zac! fa partire una mitragliata di  tapioca che finisce sulla nuca di Miklos.


Mi sa che la gente è già abbastanza nervosa di suo da queste parti, senza che io inizi a sputargli addosso biglie di tapioca. Anche perché con la mira che mi ritrovo...

2 Agosto

Il 2 agosto del 1980 avevo poco più di due anni.
Non mi ricordo dove fossi o cosa facessi alle 10 e 25 di mattina.

Oggi di anni ne ho poco più di trentatré.
Oggi so cos'è successo in un giorno d'estate di tanti anni fa.

Stamattina ha piovuto a Londra, poi però è spuntato il sole e quando, poco dopo le nove, sono scesa dall'autobus a Piccadilly Circus, i marciapiedi erano quasi del tutto asciutti. 

Tanta gente, tante vite che si sfiorano e mi passano accanto: turisti, studenti, pendolari. Gente che litiga al telefono, ragazzine che ridacchiano fra di loro. Emozioni, speranze, delusioni.

Il cielo blu, una leggera afa, il sole che splende: come si fa a non sentirsi vivi? Oggi, come a Bologna, tanti anni fa.