Monday, 2 January 2012

Enjoy the silence

Una sonnecchiosa domenica pomeriggio nel centro di un'operosa e fredda città del Nord.
E poco importa se la città del Nord sta attraversando un inverno piuttosto blando e mite e una stagione produttiva che molto operosa non è più da molto tempo.
E non stiamo nemmeno a sottilizzare troppo se, fra passeggiate post-abbuffata, musei gratuiti e gente semplicemente in giro, della sonnecchiosità del primo pomeriggio dell'anno nuovo rimane ben poco.

Anche i luoghi comuni hanno diritto ai loro quindici nanosecondi di celebrità e non sarò io a negarglieli.
Io non ho passato uno dei Capodanni più spumeggianti a memoria di donna e non ero la sola a sentirmi leggermente scazzata con la vita, l'umanità e l'universo intero. Anche Francesca aveva da dire e ridire su come si erano svolte le ultime ore.
Le opzioni a questo punto erano due: non fare nulla e continuare la fase di arrabbiatura con tutto e tutti oppure fare qualcosa per ricominciare a sorridere. Fra le due ho optato per la seconda e sono per l'appunto andata a fare una passeggiata in una Torino che poi così sonnacchiosa e fredda non era.
Il centro brulicava di vita quando io e Francesca siamo sbucate dalla stazione della metro. La passeggiata ci ha dato il tempo di sfogarsi, arrivare al Nazionale e comprare due biglietti e prenderci un tè prima che iniziasse la proiezione di "The Artist".

Dire che mi sia piaciuto è riduttivo.
Visto che anche l'ultimo film che ho visto nel 2011, "Emotivi anonimi", è francese, sospetto che i cugini d'oltralpe abbiano una forte influenza sui miei stati d'animo.
Con la mia solita fortuna, le due signore accanto a me hanno continuato a chiacchierare di tutt'altro mentre il film iniziava. E' durato poco, perché un angelo custode travestito da spettatore ha tuonato minaccioso: "Chi è che parla, eh?!?!" e il silenzio è tornato.
Da quando le luci si sono spente e sono passati i titoli, realizzati nello stesso stile dei film della Hollywood dei tempi migliori, si capiva che quello che stavamo per vedere sarebbe stato diverso, speciale.
Nella sala è piombato il silenzio, un silenzio confortevole, dolce, la gente tossiva piano, per non disturbare.
Franceschina a fine film ha detto che si era sentita come se fosse stata la sola a vedere il film: una specie di proiezione privata. Il film ti prende per mano e ti abbraccia in una coccola di cinematografia e poesia.

Sono uscita dal Nazionale con un enorme sorriso stampato in faccia. Sono ritornata a casa di buonumore, e innamorata, del cinema e della vita.
Sono andata a cercare il DVD di "Cantando sotto la pioggia", perché morivo dalla voglia di rivederlo. Il film di Hazanavicius ha molti richiami e citazioni di film e personaggi dei film del passato e c'è molto Gene Kelly nel film, a partire dallo stile e dalle movenze di Jean Dujardin.


Il film segue le vicende di George Valentin, star del cinema muto, e di Peppy Miller che, con l'arrivo del sonoro, sale le scale del successo, mentre George le scende.
Jean Dujardin e Bérénice Bejo, gli interpreti di George e Peppy, i protagonisti, sono circondati da un cast fantastico, fra i quali Malcolm McDowell, con uno dei migliori cammeo degli ultimi anni.


Le musiche sono coinvolgenti e la fotografia stupenda. Nessun effetto speciale 3D eppure le inquadrature sembrano uscire dallo schermo, sono piene di vita.
"The Artist" è un film stupendo. E' una storia che non ha bisogno di parole per essere raccontata, perché va dritta al cuore. Fa ridere ma è anche malinconico.
E' un film sulle scale della vita: a volte le percorriamo in salita, a volte ruzzoliamo giù e possiamo rialzarci solo se sappiamo accettare l'aiuto degli altri.
E' un musical ma è anche un film muto. Quando diventa un film parlato, dona il momento più angoscioso, l'incubo di George, e uno dei più spassosi, il finale.
E' un omaggio al cinema, cinema nel cinema, o forse è meglio dire una dichiarazione d'amore per il cinema. E l'amore per il cinema si "sente" in ogni immagine, ogni sguardo, ogni gesto di questo film.

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