Saturday, 4 February 2012

'a fioca!

Venerdì ero a casa in mutua. Mi sono svegliata alla solita ora, ma sono rimasta a letto.
Mi sono alzata, mi sono fatta una teiera da quattro di tè alla liquirizia e mi sono seduta sul divano a leggere. Quando ho rialzato la testa dalle pagine di Jane, ho strabuzzato gli occhi.
"Oh, ma guarda, la neve! 'A fioca!"


Mi sono tornati in mente istanti e momenti dell'infanzia, nevicate di molti anni fa, enormi pupazzi di neve, giganti più alti di mio papà. La neve è legata più ai ricordi dell'infanzia che a quelli dell'età adulta...  un'era prima di Cernobyl, piogge acide e mille altre preoccupazioni, ma con le stalattiti di ghiaccio e i bicchieri di neve e menta, i calzettoni appesi ad asciugarsi sul putagè, le cioccolate calde con i savoiardi. Un'era catturata da tanti rullini e polaroid gialle e rossicce.
E ogni volta che nevica, parte di me torna a quegli anni, i ricordi mi fanno spuntare un sorriso, anche se un po' nostalgico, un sorriso comunque sincero, sentito, aspettato e coccolato. 





Mi piace il silenzio della neve. Quando nevica, tutto si attutisce, i rumori della strada si allontanano e anche i problemi e i dubbi che girovagano per la testa abbassano la voce.
Mi sono avvicinata alla finestra, appoggiata al termosifone e guardato fuori. Che bella la neve... vista dal calduccio del soggiorno!


fioca!


Perché, se c'è qualcosa che ho imparato a caro prezzo è che da adulti la neve si paga. Cara.


Londra e l'Inghilterra mi hanno dato molto ma tolto in eguale misura: ad esempio, mi hanno portato via il pregiudizio tutto italiano che noi siamo unici nella nostra disorganizzazione e che certe crisi sono tali solo perché noi siamo italiani. 
No, gli altri paesi non sono migliori di noi, anzi a volta escono dal confronto decisamente peggio.
Lo scorso inverno ho potuto provare sulla mia pelle cosa significa "snow in London".
Quest'anno mi tocca imparare il significato di "sneeuw in Haarlem" e già so che sarà tremendo: ieri sera il mio coinquilino è rientrato a casa verso le otto di sera ripetendo il mantra "These people are crazy, these people are crazy, these people are crazy" e, dopo un viaggio di ritorno dall'ufficio di quasi quattro ore (di solito ci vogliono venti o venticinque minuti), credo ne avesse ogni diritto.
L'intera rete ferroviaria nel frattempo era collassata, tanto per far compagnia agli autobus: a quanto pare bastano 5 centimetri di neve per bloccare tutto.


Stamattina sono andata a fare la spesa e appena uscita di casa un dubbio mi ha assalito: sono sul marciapiede, sulla pista ciclabile o sulla carreggiata?


the morning after

Ovviamente nessuno ha pensato a pulire nulla, solamente una passata minima di spazzaneve su alcune delle vie principali, ma niente di più. I marciapiedi e persino le piste ciclabili sono rimaste intonse, così si potranno ghiacciare per bene e rimanere delle lastre di ghiaccio per il prossimo mese.
Francesco dice che in cinque anni di vita in Olanda ha imparato una sola cosa fondamentale: è parte del calvinismo olandese pensare di non dovere e non potere fare nulla se non soffrire.
Quindi nessuno protesta se nessuno pulisce le strade. E se la gente scivola sulle lastre di ghiaccio che si sono formate all'uscita del supermercato è colpa loro: l'ira del Signore si abbatte senza pietà su coloro che non hanno saputo mantenersi in equilibrio.


Eviterei l'ulcera che già sento formarsi se accettassi questo loro modo di pensare, ma proprio non ce la faccio (ma questa è un'altra storia).
E mentre parte di me continua a pensare a quanto sia bella la neve, la parte più razionale di me già pensa a come fare per arrivare al lavoro lunedì mattina: ora come ora, riuscire ad arrivare alla fermata del 300 senza rompermi tutte e due le gambe mi sembra già un successo!

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