Thursday, 23 February 2012

Ma che, davvero?



A volte non so proprio cosa pensarne. E nemmeno se pensarci possa servire a qualcosa. Il Corriere, come molti altri quotidiani italiani, è sempre sul pezzo.
"La Rai e la <<clausola gravidanza>> - Succede anche in altre aziende?"

La risposta la sanno tutti tranne i giornalisti, a quanto pare: no, in una tristemente elevata percentuale, le aziende  fanno in fase di colloquio una quantità spropositata di domande sulla  situazione famigliare di una donna. 
"Quanti anni hai? Sei fidanzata? Sei sposata? Hai figli? Pensi di volerne? Hai in progetto una gravidanza? I tuoi genitori potrebbero fare da baby-sitter ad un eventuale bambino?"
Se hai un fidanzato/marito/figli oppure non sei ancora entrata in menopausa, magari ti assumono anche, facendoti però firmare una lettera postdatata di dimissioni da usare per lasciarti a casa nel malaugurato caso tu decida di mettere al mondo un pupo.
La Rai mette nero su bianco una situazione che è comune a tutto il bel paese, salvo il fatto che le aziende medio-piccole sono a volte messe peggio, e si scatena il putiferio: va benissimo, ma cosa dovrei dire o fare? 

Devo sentire un'indignazione maggiore per via del canone Rai?
Oppure devo prepararmi a sentire la rabbia salire di nuovo, appena l'articolo sprofonderà nelle zone basse dell'homepage del Corriere per essere dimenticata fino a quando le testate giornalistiche saranno a corto di idee per riempire i vuoti fra un articolo sulla farfalla tatuata di Belen e le partite di Champions?

Forse mi conviene interrogarmi di più sullo stato del giornalismo in Italia, dove sempre più diffusa, si legge questa sorpresa a scoprire il paese così com'è.

Le donne sono discriminate sul lavoro.

Ma che, davvero?
L'economia italiana è in crisi nera.
Ma che, davvero?
I consumi non decollano perché la gente non ha soldi da spendere.
Ma che, davvero?

E' il nuovo mantra degli eredi di Montanelli.
Ma che, davvero? 
I giornalisti italiani sembrano cadere tutti dal pero.

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