Thursday, 29 March 2012

cellulosa e celluloide

Questa settimana il mondo virtuale pullulava di articoli su Billy Wilder.
Fra i tanti pubblicati per ricordare il decennale della sua scomparsa ce n'era uno su Lists of Notes.
E' una lista di consigli che Wilder da agli sceneggiatori e che Cameron Crowe ha pubblicato nel suo libro "Conversations with Wilder".

La lista va di pari passo a un'idea che mi frulla in testa da un po'.
Dopo aver visto "Hugo" ci pensavo ancora più spesso e così ieri sera ho deciso di fare l'unica cosa possibile: una ricerca su Wikipedia.
Tenendo sempre e comunque in mente che l'Oscar non è rappresentativo del reale stato di salute del cinema (mondiale, statunitense e hollywoodiano), quest'anno le nomination per la migliore sceneggiatura originale includevano: un film francese, un film iraniano, un film di Woody Allen, e altri due film. Prima di partire per la tangente e discutere su come avvengono le nomination, basta controllare i titoli candidati per la migliore sceneggiatura non originale e notare uno sbilanciamento: le possibilità che non vincesse Allen in questa categoria erano ridotte all'ossicino, mentre fra le sceneggiature non originali c'era molta più "scelta".
Perché? Perché sembra necessario ormai, specie a Hollywood ma non solo, avere della carta precedentemente stampata alle spalle per produrre un film?
Non dico nemmeno un bel film, dico un film e basta: nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si ricicla evidentemente. Sembra più necessario dell'ossigeno: per fare un film, bisogna  prendere un libro, un romanzo più o meno di successo e farne ciò che se ne vuole, molto spesso stravolgendone il contenuto, i personaggi, la trama.
Questo di suo non è un problema, non è nemmeno una novità o una cosa orribile: oggi in ufficio parlavamo di "The Shining" di S.K., Stanley Kubrick o Stephen King, chi preferite voi.
Aldous Huxley ha preso "Orgoglio e Pregiudizio", l'ha rivoltato come un calzino, lo ha centrifugato due o tre volte e voilà! Un film che con il libro ha poco in comune, ma che ha dalla sua una sceneggiatura fresca e che non sembra stancare mai, degli attori fantastici, una regia divertente e la giusta durata.

Non so se sia mai esistita una quota fissa di film tratti da opere letterarie, ma ho come l'impressione che sia una percentuale in crescita; però ho anche la sensazione che la qualità totale delle sceneggiature di questi film sia in calo. E di nuovo mi chiedo: perché mi da così fastidio?  Sono la sola a provare questo stato di malcontento?
A pensarci bene, credo che la causa non sia da cercare nel fatto che al momento attuale sembra più importante avere il film in versione 3D o nel fatto che scelgono libri come la trilogia di Twilight per inondare le sale di scemenze.
La risposta è, come diceva Quelo, dentro di noi: se un libro che ho letto e ho amato viene portato sul grande o piccolo schermo, io mi sento tirata in causa.
E' il MIO libro, con i MIEI personaggi, la MIA storia. Il libro che viene trasformato in una sceneggiatura, non è quello che l'autore ha scritto ma quello che io ho letto. Sono i miei ricordi, le mie emozioni, le mie idee sui personaggi e sulla storia a essere messe su celluloide.
Mi sento tirata in causa e, come una bambina piccola e viziata, non concepisco altro modo di vedere che non sia il mio... il più delle volte ho ragione, ma non sempre!

Noi esserei umani sappiamo essere ingrati ed è per questo che ricordiamo più libri che i film "hanno rovinato", invece di quelli che abbiamo scoperto e letto grazie ai film. Ed è un peccato, perché senza i film io non avrei mai scoperto piccole e grandi gemme su carta stampata e non avrei mai letto "L.A. Confidential", "Forrest Gump, "Il segreto di NIMH" e molti altri.

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