Sunday, 26 August 2012

Cose di casa / Parte prima: andare all'Ikea

Che estate bislacca!
No, non è vero del tutto. E' sì un'estate un po' balenga: gli eventi si accavallano senza soluzione di continuità e, per la maggior parte, non si tratta di eventi così positivi. 
Fra tanto lavoro, problemi di salute, famiglia in giostra, relazioni traballanti, il senso di inquietudine è cresciuto, cresciuto, cresciuto.
Ma è una sensazione che conosco benissimo: la storia è sempre la stessa, da anni. Si ripete a frequenza irregolare, dipende molto da altri elementi della vita, dai cambiamenti che la contraddistinguono. 

Vorrei poter, se non cantare, almeno dire che casa è dove appoggio il mio cappello, ma non è così. O forse il problema è che di cappelli ne ho troppi! Non so perché, ma non riesco a sentirmi a casa troppo a lungo in nessun luogo e trovo sempre più difficile raggiungere una situazione di equilibrio.
Ma, se ho imparato qualcosa in questi anni, è che scappare non serve, bisogna invece fermarsi.

Sì, devo fermarmi: riflettere su come stanno andando le cose e come sto io, riflettere sulle relazioni che non vanno, sfoltire la rubrica. Tagliarmi i capelli, andare in ferie.
E cercare di raggiungere una sensazione di "casa" almeno da un punto di vista prettamente materiale, anche se nel cuore la parola mi suona estranea.

Fino a qualche giorno fa ho avuto problemi anche in questo campo. Uscivo dal lavoro, mi dicevo, ma non tornato a casa. Era una casa in cui dormivo. Era colpa mia in parte: avrei dovuto finire di traslocare tutte le cose dalla cantina di mia mamma tempo fa, essere meno pigra.
Però ecco, come tutti gli appartamenti in affitto che h o visto in questi ultimi anni aveva la personalità di un totano ed era stata curata come un lebbroso: a distanza di sicurezza.

Questa settimana mi sono data da fare: pulito tutta casa, riorganizzato la casa, i dischi, i DVD e i dischi.
E poi ho fatto il passo fondamentale: sono andata all'Ikea.
Ah, l'Ikea: sempre uguale a se stessa, ovunque e comunque, con le candeline profumate, il pout pourri, la libreria Billy che si piega alla sola visione di due dizionari ("non vorrai mica posare quei tomi sui miei scaffali?!? Pazza!!!"), il metro di carta che mi ricordo di aver lasciato nei jeans quando sento la lavatrice far partire la centrifuga.

Ci vado e mi sento tranquilla, in pace. Mi calmo e mi sento a casa.
Penso che a volte ci vuole poco per sentirsi a casa: le borse blu, i nomi impronunziabili.. i pelapatate con il manico colorato.

Già, i pelapatate dell'Ikea sono un'ossessione, ma non so mica come sia nata.
Ogni volta che vado all'Ikea, le possibilità di uscire da lì con un pelapatate sono alte.
Questa volta però non è successo e io mi sono sentita molto orgogliosa... ma anche sollevata, visto che nel cassetto ho contato 5 pelapatate. E considerato che io non sono una grande fan dei tuberi non sono proprio l'attrezzo da cucina che uso di più.
In compenso, ne sono uscita con tre scatole, delle candele profumate (ho passato troppo tempo in giro con Flavia), un set di mestoli, un porta-posate, dei copri cuscini, uno scolapiatti. E per finire, mentre resistevo alla tentazione e riponevo il pelapatate sullo scaffale ho aggiunto anche un set di taglieri e uno di forbici... colorati entrami! 
Non so se sia merito loro, ma mi sento già più a casa.

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