Monday, 17 December 2012

ciò per broca

La leggenda familiare narra di una perplessa sorella minore, cioè Adri, che si domandava da dove venisse esattamente Arbore.
Occhiata perplessa di mamma, che non si capacitava dei dubbi della rampolla più giovane.

L'aveva cercata sull'atlante, ma non l'aveva trovata, Poltiggì, affermava Adri.
Occhiata ancora più stralunata di mamma: Poltiggì?!
Certo, la canzone che davano alla radio non diceva forse "vengo da Poltiggì?", argomentava Adri, anche un po' arrabbiata perché non piace a nessuno non sapere le cose e men che meno vedere la propria madre sciogliersi in un raptus di risate isteriche.

"It l'has capì ciò per broca", cioè hai capito male, è una delle frasi più pronunciate a casa mia. Seconda solo a "t'it ses propi 'n/'na balengo/a".

E' solo uno dei molteplici casi di ciò-per-brochismo che costellano la storia famigliare degli aRissogatti. Sospetto che sia una condizione genetica ereditaria.
Non è che siamo proprio proprio scemi: solo che ogni tanto, beh forse anche troppo spesso, le sinapsi sono troppo impegnate a ballare la macarena per fare contatto fra di loro.
Il momento della figuraccia è sempre in agguato. Il fatto che nessuno sia presente fisicamente a testimoniare l'abissale figuraccia appena compiuta è ininfluente: arrossisco fra me e me, sempre fra me e me mi dò della balenga e dopo ci rido un po' su.

Ecco, quello che è successo stamattina si può facilmente classificare nel ciò-per-brochismo 2.0: ero sul treno che tornavo a Milano e leggevo distratta le notizie mentre facevo un po' di maglia.
Notizie di politica, tecnologia, l'importanza di avere l'agenda digitale nel decreto di sviluppo.

E fra me e me ho pensato (e meno male che ho pensato fra me e me, ché il treno era pieno stamattina!!!): "Ma perché?!?! Una moleskine settimanale non va bene? Devo per forza averla digitale l'agenda? E se gli appuntamenti dal dottore e dal parrucchiere me li volessi ancora segnare nero su bianco con una bic???"

Balenga. Colorito rosso peperone diffuso sulle gote.
Insuperabile balenga. Il rossore è in espansione rapida fino alla punta delle orecchie.

Non so da quanto tempo, ma è decisamente da un bel po' (da sempre?) che inconsciamente identifico l'agenda digitale con un palmare o con il calendario del Mac.
Sono andata a controllare il sito dell'agenda digitale italiana: non l'ho letto tutto, la cabina di regia non l'ha disegnato molto interessante, è un po' ingessato e per fortuna non ho problemi di vista perché è scritto tutto con lo stesso minuscolo carattere.

Cosa cambia adesso? Nulla, suppongo: ho letto tante parole istituzionalmente corrette, ma fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, un'elezione a febbraio e chissà cos'altro.
Quindi, per il momento penso sia più saggio continuare a preferire la mia agendina di carta.

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