Wednesday, 26 December 2012

Joe e Geniu

Dieci anni fa Pechino era bianca di neve, la poesia scivolava via sulle lastre di ghiaccio su cui derapava pure la mia bici di ennesima mano.

Era Natale ma io non mi sentivo di festeggiare. Mio nonno se n'era andato. Non c'era più. Mamma mi aveva chiamato: era un mercoledì e io mi stavo preparando per andare a una festa di Natale con altri studenti italiani.

Da quel giorno fino a Natale, tutto mi era passato accanto senza che io me ne rendessi effettivamente conto. Non avevo soldi per tornare in Italia, ero a dieci ore di volo e non riuscivo a sentire nulla. Dieci giorni dopo anche Joe, che io non ho mai conosciuto se non dai cd, se n'era andato.

Nonno Eugenio se n'è andato in punta di piedi quel dicembre ormai lontano. Nella scrivania della mia stanza al dormitorio c'era l'inizio di una lettera che non avevo fatto in tempo a finire: sarebbe stata la terza che avrei dovuto spedire a lui e nonna e che invece è rimasta in quel cassetto per sempre. Ancora oggi, quando penso a mio nonno, la sua morte mi pare irreale: ho il suo ricordino con le date scritte, ma non ero al suo funerale e questo sembra togliere a questo fatto consistenza.

Per i due anni successivi la sua morte, mi sono sorpresa a pensarlo ancora vivo, incapace di rendermi conto per davvero di ciò che era successo. Quando l'ho capito, le dighe si sono rotte e ho pianto. Finalmente.

Oggi a dieci anni di distanza, il ricordo di nonno Eugenio si è mescolato stranamente a quello di Joe Strummer. E' strano, perché erano uomini di generazioni, modi di essere e stili di vita completamente diversi. Credo che si fossero trovati insieme in una stanza non avrebbero trovato un solo punto in comune. Pure sulle sigarette non si sarebbero trovati d'accordo.  Un bersagliere e un busker, insieme.
L'idea mi fa sorridere, e i sorrisi rendono la mancanza più sopportabile.

No comments:

Post a Comment