Wednesday, 30 January 2013

Alle otto della sera

Fra le tante cose di cui si è parlato e ciancischiato da Wool Crossing lo scorso sabato è di come, di fronte a certi aspetti della vita moderna e modi di fare delle nuove generazioni, alcune di noi si sentano vecchie.
E io ho pensato: "Mondo boia, se una ventiquattrenne si sente vecchia, allora io come mi dovrei sentire?!?"
Ci ho ragionato un po' su e sono arrivata alla conclusione che posso reputarmi legittimamente vecchia. Non lo considero un gran male; meglio vecchia che idiota, no?

Ora, non so quanto sia collegato a questo sentirsi, reputarsi vecchia, ma sono in una fase di rigetto del presente. O almeno di parte di esso. Non ho più acceso la televisione da settimane: ho staccato la presa prima delle ferie natalizie e al rientro non l'ho più riattaccata.
Anche la radio mi irrita, perché il livello dell'offerta è da anni in pericoloso calo e sembra che la fascia di ascoltatori a cui mirano è quella dei decerebrati.

Quindi che fare? Beh, in quanto vecchia, o forse è più politicamente corretto dire diversamente giovane, mi rifugio nel passato. Ho scaricato una mole immane di podcast di "Alle otto della sera". La trasmissione ha chiuso qualche anno fa, vittima del cambiamento "ggggiovane" di RadioDue e ancora mi manca. Mi sono scaricata alcune delle mie trasmissioni preferite, quella su Gengis Khan e domenica sera ho salutato Paoletta alla fermata del tram con un "beh, vado che devo finire di ascoltare la trasmissione sulla battaglia di Adrianopoli".
Ironicamente, da quando ho ripreso mano e orecchio ai podcast di "Alle otto della sera", il mio cervello è in piena attività: come fosse uscito da un lungo letargo, ha fame di informazioni, di sapere, di curiosità. Divora tutto ciò che trova sulla sua strada con una voracità che non causa indigestioni.
E io lo seguo, o meglio gli corro affannosamente dietro, non me lo voglio lasciare scappare, il mio cervello: se mi sembra di perdere il passo allora basta mettere su un altro podcast come esca, per farlo tornare sui suoi passi.

Così alle otto della sera, ma anche dopo, mi siedo tranquilla e lascio il neurone al suo allenamento.

2 comments:

  1. Ma sai che forse grazie a questo tuo post ho risolto un dilemma che da anni mi assillava??
    Anni fa, una sera, sulla lunga strada verso il mare calabrese, facendo zapping sull'autoradio mentre il babbo guidava, beccai una trasmissione interessantissima di storia e letteratura greca. Ricordo che la ascoltammo con grande piacere. Ero quasi sicura che fosse su una stazione rai, ma non sapevo il nome del programma. Mi sa che era proprio questa a leggere i titoli dei podcast! :)
    grazie!

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  2. I love spoken word radio, in Britain we are very fortunate to have BBC Radio 4 with its huge back catalogue of documentaries, plays and comedy shows.
    These are regularly repeated on the BBC Internet station Radio 4 Extra. ;)
    The book I am currently reading, Poseidon's Gold by Lindsey Davis, is part of a series I first heard dramatised on the radio.

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