Friday, 21 June 2013

palazzi e taxi

Ho passato due giorni a Barcellona: giusto il tempo di atterrare, lavorare come una matta, prendere qualche cortado e risalire su un aereo.

Questa volta ero insieme a Tobi, uno dei miei collegi tedeschi, il che ha reso la trasferta meno pesante. Ci sono alcune cose che adoro fare sempre e comunque a Barcellona, ma, dati i tempi ristretti, il più delle volte devo scegliere, o una o l'altra. 

C'è comunque un passaggio obbligato. Ogni volta che torno nella terra di Gaudì passo davanti alla sua casa Battló: me ne sono innamorata durante la gita delle superiori e adesso, ogni volta che torno su Passeig de Gracia, la guardo, sospiro e scatto una foto. 
Visto il numero di viaggi nell'ultimo anno, posso dire che il mio telefono è pieno zeppo di foto del palazzo, scattate tutte più o meno dalla stessa posizione. Le potrei cancellare, e in effetti ogni tanto ne cancello qualcuna, principalmente i doppioni, quando mi sembra di aver esagerato un po', ma la maggior parte è ancora nel telefono. Mi mette allegria guardare casa Battló, guardo i colori, ammiro i balconi e mi viene da sorridere.



Questa è l'ultima della serie: ne ho lasciata solo una in memoria di quelle che ho scattato mercoledì sera, mentre Tobi e io andavamo in albergo. Dopo avere passato tutta la giornata chiusi in ufficio,la passeggiata era necessaria per riprendere conoscenza! Dopo siamo pure riusciti ad andare a mangiare fuori, evitando così la cena nel ristorante dell'albergo, che rappresenta la penultima spiaggia del trasfertista, poco prima della cena da soli in stanza.

Toni dice che puoi dire a pelle sin da subito, entro i primi cinque minuti, se una città è "tua". Lui sa che Barcellona non è la sua città, mentre Melbourne lo è. Io penso che abbia ragione e che Barcellona sia invece una mia città. E ogni volta che guardo le foto di casa Battló mi viene un po' di nostalgia, ma mi viene anche da sorridere. Per una sensazione che non so spiegare mi sento felice.

Forse è anche per questo che sono così recalcitrante a cancellare le foto. Ne ho bisogno per poter controbilanciare tutte le cose che invece mi fanno incavolare. Perché dopo due giorni passati a Barcellona torno Milano e faccio fatica a capacitarmi che la Spagna sia messa peggio dell'Italia. Forse è solo Barcellona che è messa meglio dell'Italia in generale e di Milano in particolare.

Ieri sera l'aereo è atterrato in anticipo a Linate, peccato che abbiamo dovuto aspettare la navetta che ci avrebbe portato in aeroporto. Vabbè, ogni tanto qualcosa del genere può capitare, mi dico, che problema vuoi che sia?

Vado a prendere il taxi e...



Non il taxi, ma un taxi. Un taxi.
C'era un singolo taxi e una coda chilometrica. Aspetto perché non posso fare altrimenti. Finalmente arriva il mio turno chiedo al taxista se è per caso successo qualcosa: c'è mica sciopero?

Il taxista è scioccato e mi spiega saccente che ci sono tanti taxi in sosta e che non ci si può certo aspettare di salire subito sul taxi, quando arriva più di un aereo alla volta. Gli faccio gentilmente notare che avere tanti taxi in sosta nel parcheggio non rende certo lo smaltimento della coda più veloce.

Al che il taxista bofonchia: "Eh, ma se quello che è parcheggiato davanti è andato al bagno o a mangiarsi un gelato, quelli dietro non riescono mica a uscire dal parcheggio!"

Mi sono cadute le braccia. Fare dei paragoni sarebbe come sparare sulla croce rossa.

Ma si può?!? Fra due anni scarsi ci sarà l'Expo e questi rischiano di lasciare a piedi possibili visitatori perché il taxista in cima alla coda soffre di vescica debole? O perché ha sentito il bisogno di sfogare le nevrosi della Milano da bere in una coppa del nonno?

Non ce la posso fare.

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