Monday, 12 August 2013

Ba-da-bum!

Erano quasi dodici mesi che riuscivo a tenere le cose sotto controllo, che riuscivo a capirmi e prevenire gli attacchi. Questo weekend non ce l'ho fatta.
Mi sono ritrovata completamente impreparata quando le grane della vita mi hanno assalita e, invece che prendere le armi ed affrontare l'oltraggiosa fortuna, ho fatto una cosa che non facevo da più di un anno. Ho preso la scorciatoia e mi sono rifugiata nel binge eating. Anche per questo scrivo così tardi, ché quando sei piena come un uovo e non riesci a dare fuori, dormire risulta difficile.

E' iniziato come un giorno strano, sabato. Sospeso.
E io pure, sospesa.
Mi sono svegliata poco riposata: il torcicollo arrivava a fitte improvvise. Una alle due di notte, poi alle tre, di nuovo alle cinque: dormicchiavo, mi svegliavo per il torcicollo e tornavo a dormire. Alla fine alle sei e mezza non ce l'ho fatta più e mi sono rifugiata sotto il getto della doccia.
Ho preso il treno e sono tornata a Torino, ma tutto è rimasto così. Strano ed effimero. C'era qualcosa che non quadrava, ma non riuscivo a capire cosa.
Più ci pensavo, meno capivo come mi sentivo.
Meno capivo, più mi innervosivo.

Le cose sono addirittura peggiorate se possibile e domenica è stata ancora più dura, triste e nauseabonda.

Di questo weekend potrei decidere di conservare il ricordo della delusione, della rabbia, dei sensi di colpa, dello schifo provato verso me stessa e verso il genere umano. Ma no. Vaffanculo, no. Mi rifiuto; merito di più: più fiducia, più stima, più affetto, più comprensione, più tutto.

E merito dei bei ricordi.
Così, voglio ricordarmi di altre cose.
Voglio ricordarmi del mio porto sicuro, la Mole Antonelliana.
Lì a farmi compagnia, sabato sul tardi, ho ritrovato un vecchio amico:

Martin e la Mole

La mostra dedicata a Martin Scorsese merita più di una visita e probabilmente ci tornerò prima che chiuda. Ma se Martin la visitasse, scommetto si perderebbe nel resto del museo, fra le locandine, le foto e i cimeli della settima arte. Si metterebbe comodo su uno dei divani e guarderebbe in alto, la cupola che svetta e l'ascensore che va su e giù.

Così ho fatto pure io. Mi sono sdraiata su uno dei divanetti e mi sono vista gli spezzoni dei film: una visita al museo non è completa per me se non ho visto almeno una volta Silvana Mangano ballare con Vittorio Gassman.

Prima di tornare a casa, mi sono fermata a comprare un libro. Ho iniziato a leggerlo sul tram, usando il biglietto del museo come segnalibro.


Ho ridacchiato mentre il 15 arrancava faticosamente, cause guasto, lungo Corso Peschiera, e la gente arrabbiata fatta scendere davanti al deposito San Paolo probabilmente mi avrà preso per pazza. "Che avrà mai da ridere?"
Nulla, questa pazza non ha molto per cui ridere a dirla tutta.
Ma come fai a mugugnare e aggrottare la fronte quando sei a Torino, leggi Culicchia e ogni parola che leggi ti fa pensare alla Mole?

La Mole che è così bella, che è così tutto.

"Mi seguite? 
Afferrate? 
Acchiappate?
Comprenez-vous?
Lei in ogni caso né si piega né si spezza!
Svetta, piuttosto!
Regale, la mia Mole!
Anzi di più!
Verticale!"
(G. Culicchia, "Ba-da-bum!)

Esattamente così. E' lunedì: palla al centro che si ricomincia. Come la Mole, ho una corporatura di tutto riguardo. Come la Mole sulla mia strada ho incontrato e incontrerò difficoltà. Ma non mi piego, né mi spezzo.

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