Sunday, 16 February 2014

senza parole

"Cosa stai leggendo?"
"Beh, non sto leggendo."
"Ma non è un libro quello che hai in mano?"
"Beh, sì. "
"E i libri si leggono, giusto?"
"Beh, anche. Si possono fare tante altre cose: si sniffano, si sottolineano, si vivono, si abbracciano, si usano per far smettere di traballare quello schifoso tavolino che quella tirchia della padrona di casa vuole far passare come una scrivania..."
"Lo stai facendo apposta, a tergiversare?"
"Beh, sta funzionando?"

"..."
"..."
"Insomma, che leggi?"
"Non leggo. Tutto qua."
"..."
"Guardo. Osservo. Mi soffermo sulle pagine.
 Questo è un libro speciale."

E' iniziato tutto a Melbourne.
Anzi no.
E' iniziato tutto quando ho deciso di andare a Melbourne, solo che io non sapevo bene cosa stesse iniziando.

Io so di non sapere tante cose, ma non c'è nulla di meglio di un viaggio per allargare ancora di più la percezione della mia ignoranza. Ad esempio io mica sapevo che esistesse, dall'altro capo del mondo, un disegnatore chiamato Shaun Tan.

Ma poi sono partita, sono arrivata a Melbourne e sono entrata nell'ACMI.




Che posto strano, l'ACMI. Già da fuori lo capisci che dentro deve esserci qualcosa di interessante. E in effetti lì c'era una mostra dedicata a Shaun Tan e al cortometraggio tratto dal suo libro, "The Lost Thing".

Finito di visitare la mostra, ho pensato di comprare il libro, ma poi c'era troppa gente nel negozio del museo, mi stava venendo il mal di testa, volevo respirare aria fresca e ho rimandato. Tanto, non vuoi ritrovare i libri in un'altra libreria a Melbourne o Sydney?
Disfatti i bagagli a Milano, ovviamente non c'era nessun libro di Shaun Tan in valigia. Così ho recuperato e ho ordinato "The Arrival".



E' un libro speciale, e non solo perché è una storia senza parole. Non c'è bisogno delle parole per capire la storia e, nel mio caso, identificarmi un po' con il protagonista. Anche se l'inglese lo parlavo quando sono arrivata a Surbiton, anche se la valigia che ho portato in Olanda non era di cartone, lo capisco quel senso di estraniamento da tutto ciò che ti circonda. Il cibo, i giornali, le abitudini: puoi avere un lavoro, una casa, ma quando sei solo in un paese straniero ci saranno sempre quei piccoli elementi della vita di tutti i giorni a ricordarti che tu non sei di lì, che casa è un altro luogo, ma soprattutto altre persone.
Così da una parte c'è l'emozione di un mondo nuovo, dall'altra la nostalgia. E' difficile trovare un equilibrio fra queste cose. E' ancora più difficile trovare le parole per descrivere questa ricerca. Ma Shaun Tan ci riesce, anche senza parole.


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