Monday, 10 March 2014

La cacofonia del primo sole di marzo

Sembrava non dovesse più smettere di piovere. Sembrava che il grigio fosse destinato a regnare incontrastato, peggio che su certe passerelle di moda.
Ma poi ecco che qualcosa è successo; le nuvole si sono diradate un po': quel poco che è bastato a far filtrare un pallido cenno di sole e colore. Al primo accenno di blu, il grigio è svenuto. Puff! Sparito.

Che bello rivedere Torino al sole. Dopo tutto questo smorto grigiore, sembra diversa, tutto sembra acquistare uno spessore diverso sotto questa luce. Le strade, i palazzi, i negozi non sono cambiati, ma sembrano diversi, forse pure nuovi ai miei occhi.

Non sono stata la sola a pensarla così. Buona parte della gente che affolla il centro deve avere avuto il mio stesso identico pensiero, forse pure troppo.
Perché ok che fa bello, ho capito che il sole splende, mi rendo conto pure io che non siamo sotto zero, ma tamarro mio bello, se a marzo vai in giro in canottiera, come pensi di conciarti a luglio?
E tu, pischella alla moda: ma sai che solo a guardarti la pancia esposta ai quattro venti mi vengono dei sommovimenti intestinali che altro che imodium! Cosa vuoi farci, sono gastro-empatica.

Tutti fuori, tutti in giro e tutti in fila per il gelato.
Ragazzi con i rollerblades, podisti del weekend e ciclisti della domenica.
Musica di strada come colonna sonora di questo benvenuto anticipato alla musica di strada. Tanta musica di strada, forse pure troppa.

All'uscita dalla mostra dedicata a Dalsani al Museo del Risorgimento, sento l'organetto di Piazza Carignano. O almeno mi sembra di sentirlo, forse è un illusione acustica: sento le note, ma arrivano a fatica, perché si mischiano e lottano per spiccare e prevalere su quelle prodotte da un trombettista, pochi metri più in là.

Drizzando le orecchie, non sono da soli: capto pure un violino zigano ma non troppo, un quartetto di ottoni, dei chitarristi mariachi, un novello Jimi Hendrix. I suoni si sovrappongono, si mescolano agli altri suoni della domenica pomeriggio, con le voci, le rosate, lo stridio dei freni.

Non si capisce molto, anzi è un gran bel pandemonio. Ma questo caos non mi da molto fastidio: lavora per me, visto che riesce a rendermi ancora più isolata da tutta la confusione che mi ronza attorno.
Non riesco a sentire nulla perché c'è troppo da sentire e così riesco a godermi da osservatrice sorda l'armonia di una domenica qualunque.

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