Sunday, 9 March 2014

Lotto di marzo

Devo averla guardata davvero male, la commessa.
Lo capisco da come strabuzza gli occhi.

Subito mi parte un accenno di senso di colpa. Ci deve essere un modo migliore per riaffermare le proprie opinioni senza risultare così aggressiva, o no? Il problema è che una simile reazione, pacata e bilanciata, richiede un impegno e un esercizio della pazienza che io non sono in grado di sostenere.

In giornate simili, la mia pazienza poi è ancora più limitata: la festa della donna, con tutta la sua retorica e i suoi luoghi comuni mescolati con il sessismo di tutti i giorni sono una combinazione pericolosa per i miei nervi.

Comunque, sta di fatto che me la sono presa con una povera innocente.
La commessa che mi ha offerto il rametto di mimosa, mezzo saccagnato e prossimo alla putrescenza, di colpe non ne ha, poverina.

Ma è il secondo rametto della giornata e c'è un limite a tutto. Come se mi staccassi dal mio corpo, riesco a vedermi, al bancone che la osservo: mascella contratta, un sopracciglio inarcato verso l'infinito e oltre, uno sguardo a metà fra l'astioso e il "ma sei scema?!?!".

"Ecco, sì", biascica la poveretta, "no, niente, cioè, sai, l'otto di marzo..."

Io continuo a guardarla, conto fino a dieci, cerco di far rientrare il sopracciglio dalla stratosfera, ma a stare zitta non ci riesco: "Solo di marzo? Fortunella. Io lotto tutto l'anno, non solo a marzo; forse per questo sono sempre così stanca..."

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