Wednesday, 30 April 2014

i se e i ma che aiutano a dormire

Sono sveglia, occhi più a palla di un personaggio dei manga.
Mi dico: "Sei stanca, dormi."
Mi rispondo: "Grazie, ma no grazie; non ho sonno."
Insisto: "Sono le 4 di notte e fra qualche ora devi essere in ufficio. Un copri-occhiaie così miracoloso ancora non l'hanno inventato."
Mi impunto: "No, io non dormo."
Mi giro nel letto, infastidita. Eppure le ultime notti le ho dormite tranquillamente, qual è la differenza oggi?
E' uno stupido e fastidioso corollario alla legge di Murphy o è perché ho troppe idee per la testa che non riescono a uscire dalla testa in maniera organizzata?

Distesa nel letto ripenso a un settembre di qualche anno fa: il tempo era mite, il sole brillava, c'era un po' di vento e l'aria era frizzante. Beh, frizzante per quanto potesse essere frizzante già ai tempi l'aria inquinata di Pechino. Le lezioni dovevano ancora iniziare e così ho iniziato il mio anno cinese con delle ferie: ho passato una settimana in giro per il campus della Tsinghua, comprando cose per la stanza del dormitorio, cercando una bicicletta di seconda mano decente; camminavo e ascoltavo musica, canticchiando a bassa voce, e iniziavo a fare la conoscenza degli altri studenti nel dormitorio per stranieri. Ho ricordi molto vivi di quella settimana, più di quanti ne abbia dei mesi successivi.

Non sono tornata alla Tsinghua mentre ero a Pechino: non ce n'è stato il tempo o forse sono stata io a non volerne trovare; ho visto scorrere il distretto di Haidian dal finestrino di una macchina: non fosse stato per i nomi delle strade non avrei mai creduto di trovarmi nello stesso posto dove ho passato così tanti mesi della mia vita.

Molti si stupiscono quando dico che parlo cinese, perché non trovano quale sia il collegamento fra ciò che ho studiato e ciò che mi paga il mutuo. E allora mi tocca spiegargli che sì, faccio il tester, anzi il QA software engineer come recita il mio biglietto da visita, ma tanto in inglese il termine non è legato a nessun percorso di laurea specifico, e ho studiato cinese all'università, non ingegneria.
Molti cercano spiegazioni più precise di quelle che potrò mai dare: la verità è che ci sono caduta per caso, sia nel cinese che nel lavoro di tester e ho continuato in tutte e due perché ero brava e mi piacevano. La verità è che al ritorno dalla Cina ero così persa e stanca che mi sono aggrappata alla prima cosa che mi ha fatto sentire utile e capace; la verità è che ora non sento nessun desiderio di cambiare uno dei pochi aspetti davvero soddisfacenti della mia vita.

E allora perché così tante persone sembrano trasmettere un senso di profonda delusione al fatto che io non ho tratto benefici economici da ciò che ho studiato? Per quanti anni ancora dovrò sentire gente che mi chiede perché non ho continuato con il cinese invece di fare quello che sto facendo?
Davvero mi sono chiusa le porte a chissà quali esperienze per il fatto di non aver proseguito con la sinologia?
Perché quelle che propongo come le mie verità vengono quasi sempre accolte da volti dubbiosi e increduli?

Con il tempo poi si è aggiunto un altro livello di fastidio a questa situazione: è mai possibile che il mio lavoro sia considerato così male dalle persone intorno a me da dover pensare che è un peccato che io lo faccia?
So che per molti del mio settore in Italia dire "lavoro come tester" equivale a dire "avrà pure fatto ingegneria ma, poveretta, non sa programmare quindi la mettiamo a fare i test così non rompe troppo", ma non è così nel resto del mondo; è un lavoro interessante che offre spunti continui per sfamare la mia curiosità cronica, mi permette di conoscere persone di culture diversissime e di farmi anche qualche viaggetto ogni tanto; e soprattutto mi riempie di orgoglio per i risultati che ottengo: non salvo il mondo, ma nel mio piccolo il mio lavoro lo faccio bene quindi, perché la gente non può concentrarsi su questi aspetti positivi invece di sminuirli, sindacando sui se e sui ma, manco la mia vita fosse un librogioco?

Me lo ripeto sempre, forse pure troppo, che non dovrei dare ascolto alle chiacchiere di certa gente, suggerendo piuttosto a costoro di farsi un'allegra palata di fattacci propri.
Ma se continuo a ripetermelo è perché sono influenzabile dalle chiacchiere come tutti i miei consimili e in momenti di crisi è più facile cadere in certe "trappole".

Quindi eccomi lì, insonne, con gli occhi spalancati ma pieni di ricordi: l'altra notte mi è venuto da ripensare ai se e ai ma, ai "cosa sarebbe successo se?" Ho provato a cercare di costruire vite immaginarie basate su quei se, su quelle possibilità.
Ho tentato di costruire dei castelli in aria, ma si sono piantati agli inizi, peggio che i lavoro per l'expo 2015. Sono passati troppi anni o forse sono troppo radicata nel mio presente; o forse non ho abbastanza rimpianti e le cose e le persone che formano il mio presente non mi fanno desiderare un passato e un futuro diversi.
Avessi continuato con il cinese non avrei vissuto in Inghilterra e poi in Olanda, non sarei andata in Australia e in California; avessi continuato con il cinese, non ci sarebbe inchiostro sotto-pelle; avessi continuato con il cinese porterei ancora gli occhiali. Avessi continuato con il cinese, non avrei conosciuto le persone che ho incontrato negli ultimi dieci anni: a parte alcune persone (le eccezioni a conferma della regola), trovo tutte queste idee davvero deprimenti. Il che mi fa dubitare e sospettare di chi mi fa certe domande: devono proprio volermi male per augurarmi una vita simile al posto di quella che ho adesso!

La mattina dopo mi sono ripromessa di fregarmene di più di quello che la gente pensa di me e del mio passato. E' una di quelle promesse da marinai che mi faccio ogni due giorni, ma tant'è. Per lo meno ho scoperto che giocare con i se funziona meglio di contare le pecore: nemmeno dieci minuti e dormivo già profondamente. 

2 comments:

  1. Io invece non dormo da una settimana circa a causa del lavoro che ho sempre desiderato fare... ;) Avessi fatto il tester o la sinologa, magari non lavoravo di notte...

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    1. Se questi se e questi ma non ti fanno dormire, allora la domanda è sbagliata.
      Se questi se e questi ma ti fanno dormire, allora ricorda che la risposta è dentro di te, ma tanto è... diversamente giusta. ;-)

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