Wednesday, 11 June 2014

ipotesi su una foto

- Schegge di Cina/III-

Tanti Qualche anno fa le foto non le stampavo a casa e non mi arrivavano nemmeno a casa: ero io che uscivo di casa e andavo a ritirare i rullini dal fotografo e, mentre camminavo verso l'uscita, guardavo velocemente cosa ne era uscito.Non ero nemmeno arrivata all'uscita che già mi stavo domandando: "Ma perché diamine ho fatto click?"

A volte dal fotografo ci andavo diversi mesi dopo aver scattato le foto, perché non avevo i soldi; ero più che attenta a quante e quali foto scattassi. Lo scatto compulsivo non l'ho mai avuto. Eppure, più spesso di quanto le mie finanze potessero augurarsi, ecco che sbucavano queste foto incomprensibili.

"Questa, questa non l'ho scattata io", pensavo, "questa l'ha scattata qualcun altro: mi sono distratta un secondo, It mi ha fregato la macchina fotografica e l'ha fatta lui, sta foto; non c'è altra spiegazione logica".

Le foto incomprensibili dilagano ormai incontrollate sui miei hard disk. Liberate dall'ansia dell'ocio-che-costa, si sono propagate peggio che la gramigna: sono più veloce a scattarle che a cestinarle. La mia paura di perdere tutto mi porta a fare copie di back-up su copie di back-up, quindi le foto assurde le posso pure cancellare, tanto poi rispuntano. Come la gramigna, appunto.

Il problema in Cina è ricomparso prepotente, ma per una volta la colpa non è solo mia. Il problema in Cina è l'aria: è talmente sporca che altera la luce nelle foto: tutto risulta piatto e anonimo, a volte avvolto da una foschia che a occhio nudo non si vede, ma che i polmoni ti dicono pesante.

Guardi in controluce gli occhiali e noti una strana patina maculata: mia mamma sostiene probabilmente che era la stessa aria inquinata che respiravamo ai tempi in cui le ferriere e la Michelin di via Livorno erano ancora attive, e le macchie sono semplicemente i metalli più pesanti. Quindi, conclude la mia sempre incoraggiante mamma, non dovrei stare a preoccuparmi troppo perché tanto di quelle sostanze cancerogene mi sono già foderata i polmoni e non solo a suo tempo.

A parte i discorsi estremamente positivi della mia comunque ottimista genitrice, rimane il fatto che sta luce sballa le foto. Che fare? Semplice, ho pensato: faccio un po' di foto di prova, foto a casaccio solo per controllare come risulta la luce. Ho cancellato a maggior parte di queste foto casuali subito dopo averle scattate. Alcune le ho dimenticate nella memory card e da lì sono state sincronizzate in troppe copie sparse fra casa e ufficio.

Così, ora, nella comodità di casa mia, senza nemmeno dover andare dal fotografo, ecco che mi chiedo: ma sta foto qua. Io. Perché diavolo l'ho scattata???

Alcune è ovvio che siano prove, ma altre hanno un qualcosa di non definito che mi fa dubitare: magari non è una foto di prova, magari è una foto scattata apposta. Il che è ancora peggio perché non ho la più pallida idea di cosa stessi pensando quando l'ho fatta.

Così ieri sera mi sono trovata a passare qualche ora nel (vano?) tentativo di ricostruire una storia.
La foto l'ho scattata in piazza Tian-An-Men.

Mi ricordo che mi sentivo sfasata e cotta: ci avevamo messo quindici minuti buoni a trovare l'ingresso giusto: la piazza è transennata. Mentre una volta bastava "solo" attraversare la strada (e chiunque si sia mai trovato nella condizione di dover attraversare una via in Cina, sa che il "solo" è riduttivo e a volte offensivo di un'impresa notevole) ora bisogna imboccare il sottopassaggio giusto, passare il controllo di pseudo-sicurezza e sbucare sulla piazza.
Sul lato che da verso Qian Men ci sono sei entrate di cui una sola ti porta in piazza: le altre sono "solo" (e rieccolo) attraversamenti pedonali oppure ingressi alla metro.
Siamo sbucate in un tripudio di eroici faccioni rivoluzionari, bandierine, ombrelli e cappelli di forme varie e disperate e fauna locale e d'importazione.
E in mezzo alla piazza ho guardato dal mirino, messo a fuoco e fatto click:


Ok, non è esattamente un capolavoro: l'avrò scattata a caso oppure no? Qual è la risposta migliore in questo caso?
Immaginatevi fossimo a una serata fra amici con il dopo-cena a base di San Simone e proiezione delle diapositive delle ferie.
"Qua siamo sul Bund di Shanghai"
"Questa è la Grande Muraglia a Mutianyu"
"Oh è qui c'è un tizio con una borsa argentata che sta scrivendo sul suo iPhone 4, con indosso un paio di jeans che assomiglia tanto a un paio che ho io; solo che i miei sono blu scuro e i bottoni sono argentati non ramati: però li ho comprati in Cina, anche se ero a Shanghai e non a Pechino. Oh e alle sue spalle ci sono due donne: una tiene in braccio un pupetto e probabilmente sta parlando con il tizio in giacca che si scorge giusto alle spalle del tizio in primo piano. L'altra donna invece è seduta su una tola di vernice,  da una quindicina di litri direi. Sullo sfondo si nota poi una signora con un vestito rosso e nero e posso azzardare stesse indossando uno di quei cappelli assurdi a forma di pera che vendevano sulla piazza... beh o è uno di quei cappelli o è l'elmo di una guardia svizzera. Ve la sto mostrando, questa foto, perché ho sperato foste tutti già abbastanza pieni di vino e San Simone per notare che nell'era di instagram, noi stiamo guardando delle diapositive. E poi anche perché secondo me qui c'è materiale per qualche bella storia dell'assurdo. Passiamo alla prossima?"

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