domenica 8 giugno 2014

La libraia della domenica

La nostra storia si svolge in un negozio di una nota catena di librerie italiane, anche se il termine libreria mi sembra un po' esagerato per questi negozi che vendono pure insalatiere, crackers e accendini che si chiamano "Pietro".

E' una domenica mattina calda e afosa. La primavera si sta facendo da parte, per lasciare spazio all'estate.
Entro in libreria per comprare un regalo di compleanno: non devo nemmeno stare a pensarci troppo su, perché so perfettamente cosa voglio prendere per Manu. Entro e ad accogliermi ci sono le note di Ludovico Einaudi in sottofondo e il refrigerio dell'aria condizionata; non penso che qualcosa possa andare storto e, come al solito, il mio problema è proprio questo: non penso.

Guardo nella sezione letteratura. Non c'è.
Guardo nella sezione horror. Neppure.
Allora provo nella saggistica. Macché.

Alla fine mi avvicino al punto informazioni.
"Mi scusi."
La commessa mi lancia uno sguardo non assassino, ma quasi. Mi guarda ma mica parla. Se ne sta zitta
Ecco, quando una commessa mi guarda male e non si degna nemmeno di rispondermi con un semplice striminzito "sì", io mi sento tanto a disagio. Ma proprio tanto, tanto a disagio: manco avessi una patacca di sugo in mezzo a una camicetta bianca. Vorrei scomparire, sento che sto arrossendo, ma perché poi?
Mi scrollo di dosso queste seghe mentali da idiota, alzo il mento e faccio la mia domanda.

"Salve, io sto cercando un libro di Stephen King..."
"Stephen chi?"

E' il mio turno di guardarla male. Le lancio un'occhiata vuoi-che-muoro à-la-Bastianich, faccio un profondo respiro e poi riprovo.

"King, Stephen King, lo scrittore. Si intitola...
A questo punto mi dò da sola della balena e mi domando perché debba sentire la necessità di ribadire che Stephen King di mestiere fa lo scrittore. Siamo in libreria, che altro potrei cercare se non libri? Insalatiere? Ok, la domanda retorica non è perfettamente riuscita visto l'evoluzione delle librerie negli ultimi anni, e forse proprio alla luce di questo la parte più cinica di me ha deciso di abbondare con le ovvietà.
"Guardi sotto", mi risponde la commessa senza nemmeno aspettare che le dica il titolo.

Non ci vuole una mente eccelsa per capire che la mia commessa non è esattamente una commessa di libreria, e probabilmente non è neppure portata molto per questo lavoro, dove non far sentire il cliente una merda ha una sua certa importanza.
Probabilmente per la mia commessa lavorare in libreria o dal ferramenta non fa molta differenza; per me sì però: non chiedo certo al mio librario di consigliarmi qual è il miglior tassello per le mensole, così come mai mi sognerei di entrare in ferramenta per avere un parere su quale libro della Pitzorno prendere per mio nipote. Anche se entrambe le ipotesi potrebbero portare a risultati interessanti o quantomento esilaranti, non è certo mentre sono alla ricerca di un regalo di compleanno che mi viene voglia di sperimentarci su.

O forse chissà la mia è una commessa da ferramenta costretta a un lavoro in libreria. Lei sogna tubi, viti e saldatori ma la vita le ha dato Ammaniti e Sophie Kinsella. E ogni volta che un cliente le fa una domanda sull'ultimo libro di Fabio Volo, lei deve rinunciare ai suoi sogni di cacciaviti a stella e nastro isolante per tornare alla dura realtà fatta di inchiostro nero ed elettronico.

O magari è una commessa snob? Di quelle che considerano Stephen King come letteratura di massa, dove quel "di massa" marchia di infamia i libri a cui è affibiato, peggio di una lettera scarlatta. Ecco, magari in quanto commessa snob, ha trovato orribile l'idea che qualcuno le chiedesse di King piuttosto che Camus o Joyce ed è per questo che ha reagito male. Lei sogna un mondo di librerie di classe, una libreria in via Montenapoleone, con l'usciere che ti apre la porta, libri su un piedistallo dorato e nemmeno un accenno prezzo sulla quarta di copertina... che volgarità! Sogna di fuggire da questa prigione fatta di tascabili scontati al 25%, libri in offerta per un negozio con controllo all'ingresso e adatto solo a una clientela scelta e raffinata.

Alla fine non sono riuscita ad arrivare a una risposta definitiva su che tipo fosse, la mia commessa. Tutti i miei castelli in aria sulle sue possibili aspirazioni professionali li ho tirati su  mentre ero lì, ferma al banco informazioni con lo sguardo perso nel vuoto.

"Qualcos'altro?"

La commessa mi riporta alla realtà. La ringrazio (di cosa, ancora me lo chiedo) e me ne torno a casa, non prima di aver dato un'occhiata alle insalatiere, ovvio.

2 commenti:

  1. Boooo per la commessa. Da ex commessa Feltrinelli (spero non sia quella catena) mi dispiace molto che tu sia stata trattata così. Chi lavora in libreria deve avere la passione per i libri. Anche per i tubi e le brugole, se vuole. ma anche per i libri! Ciao Virgi :) Un abbraccio!

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  2. Purtroppo la catena è quella e mi dispiace perché il mio libraio preferito in assoluto lavora in una Feltrinelli a Torino e io ho questa idea che tutti siano come lui in uno qualsiasi dei loro negozi e, anche non lo fossero al momento dell'assunzione, siano destinati a diventare come lui per osmosi!

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