domenica 1 giugno 2014

storia sul taxi

Tornare dalla Turchia è stato stancante, a un certo punto ho iniziato seriamente a temere che non sarei mai arrivata a casa: fila dopo fila, controllo dopo controllo, al rullo bagagli a Malpensa ero ormai in una condizione di disfacimento fisico e morale tale da farmi pensare che avrei passato il resto del weekend in viaggio. Controllo l'ora e penso che ormai sono quasi 8 ore che sono in giro e devo ancora passare dall'ufficio prima di tornare a casa. Ciliegina sulla torta, aspetto una trentina abbondante di minuti per la valigia: questo di certo non ha certo contribuito al mio umore; ovviamente ero abbastanza incarognita quando, recuperata finalmente la valigia, mi avvio all'uscita: mi guardo in giro, faccio un breve calcolo mentale ("se prendo il Malpensa express, ci arrivo davvero alla prossima glaciazione a casa") e mi dirigo ai taxi: io con i tassisti non ho sempre il migliore dei rapporti, per qualche strana combinazione astrale finisco quasi sempre con un musone di prima categoria. Non va bene, perché ci sono già io a occupare quel ruolo.
All'andata mi era andata bene: avevo beccato un tassista socievole e avevamo passato il tempo chiacchierando dei suoi tentativi per lo più falliti di insegnare al figlio come si affronta un viaggio. Dopo essere partiti all'avventura con il solo biglietto d'andata per la Grecia l'anno scorso pensava di avergli fatto capire come ci si muove e ci si organizza e invece è punto e a capo quest'anno, perché il ragazzo non ha la minima idea di cosa fare per andare a passare una settimana al mare a casa della morosa.

Per la legge dei grandi numeri, se becchi il tassista simpatico all'andata è pressoché impossibile beccarne uno simile al ritorno. Se la tua giornata di viaggio è stata poi tendenzialmente un susseguirsi di schifezze come quella che ho appena trascorso allora le possibilità si riducono al lumicino.

Salgo sul taxi, spiego al tassista dove andare, faccio due battute generiche sul tempo e poi lui attacca con le domande di rito: "Di ritorno dalle vacanze o da affari?"
Io: "Lavoro, trasferta breve."
Lui: "Oh, e da dove?"
Io: "Istanbul."

Sarebbe potuta finire qua. E invece no, perché per la legge dei piccoli numeri io ho beccato forse l'unico tassista della regione Lombardia appassionato di Istanbul e della sua storia.
E' stato un continuo saltare fra la Istanbul di oggi e quella del passato, dalle proteste di Gezi Park a Mehmet II. Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul, Turchia e paesi confinanti. Filippo il Macedone e Ataturk. La storia scivola lungo l'autostrada e alla fine eccomi di nuovo a casa. Ad attendermi nemmeno della pubblicità in buca, in compenso però mi sono portata dentro casa la voglia di tornare presto a Istanbul. E perché no, di prendere un altro taxi.

2 commenti:

  1. L'hai pescato proprio bene il tassista! Mi ricorda di quando anni fa beccai il dentista appassionato di Inghilterra, e fu così che farmi mettere l'apparecchio divenne un po' meno odioso. Anche se preferirei stare di fianco a un tassista musone che trovarmi dal dentista, eh.

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  2. Per la legge dei grandi numeri, le possibilità di imbattermi in un altro tassista simili sono quasi nulle. Al contrario il dentista odioso lo vedo come una possibilità molto più vicina!

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