Saturday, 30 May 2009

We're all made of stars

"Virginia, have you ever read the Bible?"
"Yes, I did. Why?"
"Ah right, it's because you're Italian and Italian are catholics"
"Ehm, yeah, right, no, wrong. I'm Italian but I'm not catholic"
"Oh, so you're protestant"
(starting to feel slightly annoyed as I know what it's about to come)
"No, I'm close to be called an atheist. I belong to no religion and my belief, if it can be called such, is that I don't believe in any form of superior divine force or powerful creator"
"So what do you think it happens when you die?"
(Yep, I knew it, I knew it).




Ormai non ci faccio più troppo caso, anche se in certi momenti il fastidio che provo quando mi trovo ad affrontare certi discorsi è tanto e pure visibile. Non è che l'argomento non sia interessante, anzi, ma la maggior parte delle persone con cui mi sono trovata a parlarne ha sempre assunto un tono saccente e predicatorio, i missionari del 21 secolo venuti a salvarmi dalla dannazione eterna.


I miei genitori sono atei, ma la loro decisione di non battezzare né me né mia sorella non era orientata a fare diventare atea anche me, anche se, in tutta onestà, preferiscono così. Mi hanno fatto crescere libera di interessarmi a qualsiasi religione, esplorarne i testi sacri, e decidere se faceva per me o meno. Alla fine sono arrivata alla conclusione che non riesco a specchiarmi completamente in nessuna di queste, ma non sopporto chi pensa che la mia mancanza di fede mi renda moralmente inferiore. Specialmente se le persone che poi mi fanno certi discorsi sono fedeli per modo di dire, ipocritamente si definiscono cattolici che non si riconoscono nella Chiesa di Roma o nel Papa. Mi spiegate cosa vuole dire??? No, davvero, non ne posso più di quelli che mi dicono sta cosa. Un po' come gli inglesi che credono nella monarchia ma non vogliono che Carlo succeda a Elisabetta II, perché trovano più simpa e caruccio William. Ciccibelli, siete una monarchia. Se volete eleggere il vostro rappresentante, allora vi consiglio calorosamente il modello repubblicano.
Stessa cosa per i cattolici, che non arrivano casti al matrimonio, e d'altronde a che pro, il divorzio è alle porte visto che lui tradiva la moglie con un'altra che per fortuna non è rimasta incinta (beh, i metodi contraccettivi a qualcosa servono), ma poi pretendono di partire da una posizione superiore alla mia in ogni discussione perché loro a 8 anni hanno fatto la comunione e la domenica ogni tanto si ricordano di andare in chiesa.


Ma questo ovviamente non puoi dirlo ad alta voce, perché la gente poi si offende e dice che sei "cattiva", che ti manca la spiritualità e che non sei stata cresciuta bene.
Così si fa buon viso a cattivo gioco, si cerca una risposta diplomatica che stronchi sul nascere il tentativo di evangelizzazione, perché chi ti vuole convertire non ti sa ascoltare.
Ieri mattina ho stupito il pio Richard dicendogli che sì, la Bibbia io l'ho letta, così come ho letto molti altri testi sacri di altre religioni, e che no, non mi ha convinto dell'esistenza di un essere divino, ma va bene anche così.

"Don't you think, Richard, that if I behave in a good way, if I lead an honest life, being kind to other people and respectful, it's going to be good no matter what? Wouldn't it be worse if I believed in God and then behaved horribly, like way too many people on this planet?"


Non mi ha risposto, ma me l'aspettavo,
Ho guardato fuori dal bus che mi stava portando al lavoro e mi sono ricordata di un paragrafo del mio libro di scienze di seconda media, strana cosa la memoria vero?
Era il capitolo sugli atomi, e c'era un piccolo paragrafo con la citazione di un filosofo o uno scienziato, non mi ricordo chi, che affermava che dopo la morte, quando il nostro corpo si è decomposto fino a minuscoli atomi, allora questi atomi sono liberi di vagare per l'universo e formare qualcosa di nuovo con atomi diversi: una roccia, un nontiscordardime, un'altra persona. Per questo motivo, concludeva l'illustre sconosciuto, noi siamo fatti da altre persone e cose.
Mi aveva colpito allora e credo che l'idea sia rimasta con me per tutti questi anni: siamo fatti da altre persone e cose. Siamo quello che siamo per le esperienze che facciamo, per le persone che incontriamo lungo il cammino. Siamo quello che siamo per l'amore dei nostri genitori, il dolore delle persone che ci tradiscono, la vergogna per quelle che abbiamo tradito noi.


Avrei voluto dirlo pure a Richard, ma non so se mi avrebbe ascoltato.

"You know Richard, I believe I'm made of my granny's apple pie, my dad's tobacco, the water of the small river up in the mountains and some seashells I picked on the shore of Liguria as a kid. I believe I'm mad of snowflakes and hail, of sunny day in the park and rainy November afternoon. I believe I'm made of stars. And I believe that once I'm done here part of me will go back up there, way yonder Pluto and Saturn. And part of me will stay here, enjoying the sunligth as basil leaves, as part of a merry-go-around or as part of a future full time aunt. You know what, Richard? I think our atoms might even meet up there, as part of a bright star"

Wednesday, 27 May 2009

A long weekend

Martedì pomeriggio ero a casa: mentre il sole entrava prepotente dalla finestra, un pensiero mi ha attraversato la mente.
"Quasi quasi faccio il cambio di stagione nell'armadio"


Pazza! In questo paese il cambio di stagione non si fa. Al massimo si usano due ripiani diversi, uno per le maglie più pesanti, l'altro per quelle un po' più leggere per l'estate.
Il fatto è che ero reduce da ben 4 giorni di sole! Un evento più unico che raro da queste parti.
Come ogni abitante di quest'isola, appena vedo un raggio di sole sono pronta: sandali, occhiali da sole, top scollato e crema solare, sembra che stia andando in spiaggia con le infradito ai piedi e l'asciugamano in spiaggia.
Invece no, niente spiaggia, ma tanti giri visto che il week end passato era un week end lungo. Lunedì era bank holiday, quindi tre giorni di dolce far niente.
Dopo sabato passato a non fare nulla a Richmond Park, domenica è volata via nel nulla per planare dolcemente in un lunedì alla Tate.
Adoro la Tate Modern, nonostante non capisca molto di arte moderna o forse proprio per questo: lunedì ci ho rifatto un salto, per l'ultimo giorno di "
Do it yourself". Mi sono persa Pistoletto che spingeva una palla lungo il Millenium Bridge, ma lunedì non mi ha deluso.
Una specie di festa fuori e dentro la Tate, con un po' di tutto.
C'era un albero dei desideri:

liquorice shoestrings
I bambini potevano scrivere i loro desideri e appenderli all'albero.
A osservarlo meglio l'albero, si capiva che più che i bambini, erano gli adulti a lasciare dei desideri...



AAA Cercasi (astenersi perditempo)


L'atmosfera di festa anni Sessanta era evidente: tutti rilassati, sdraiati sui prati dell'ingresso, alcuni sembravano venire fuori dagli anni Sessanta. Tante famiglie, bambini con le facce dipinte e ragazzini che scorazzano.


Nella Turbine Hall poi c'era "Bodyspacemotionthings" di Robert Morris, la riproposizione di una mostra del 1971, la prima in Inghilterra che chiedeva ai visitatori di diventarne parte attiva.
L'installazione era decisamente originale, ma non ci ho giocato.
Avrei voluto arrampicarmi con le corde, scivolare giù o perdere l'equilibrio. Ero un po' meno interessata a spingere la palla (l'installazione dello stercoraria, così l'ha ribattezzata Luca), ma alla fine non abbiamo nemmeno provato. E' che c'era la fila! Non la fila a triangolo tipica di noi italiani, ma quella davvero a forma di fila che qui amano tanto, dove non si passa davanti a nessuno e nessuno ti passa davanti.
Così mi sono limitata a guardarla dall'alto e poi da vicino, a sorridere nel vedere i bambini che giocavano con piglio da adulti e i loro genitori ritornare piccoli.

Friday, 22 May 2009

poltrone, cri cri e torcetti

Quante cose dò per scontate? Troppe, con ogni probabilità.
Altre più che scontate, le dimentico. Non è del tutto un male, perché a volte non c'è nulla di più magico che riscoprire un oggetto, un sapore, una sensazione. E' come innamorarsi di nuovo di qualcosa o di qualcuno.
Ad esempio, quando a febbraio ho rivisto Antonio al Murrayfield il cuore si è espanso nella gabbia toracica, e ha rischiato di tracimare, nel vedere il dono che l'azzurro-vestito tifoso aveva fra le mani: cri-cri!


Making my world sweeter, one cri cri at a time


Io adoro i cri-cri e non mi ero resa conto di quanto mi mancassero, finché non ho visto quelle praline ricoperte di carta colorata argentata fra le mani di Antonio.


Ieri sera mi sono ricordata di perché mi piacevano le poltrone di nonno Anselmo. Nonno aveva due poltrone in soggiorno: io e Adri adoravamo sprofondarci dentro da bambine, erano super comode, il posto migliore per guardare i film di Asterix e quello dei Puffi a Natale (ve lo ricordate pure voi? Quello in cui i Puffi conoscono John e Solfamì, e no, non ho controllato su internet i loro nomi, me li ricordo, come mi ricordo che da qualche parte in cantina c'è ancora il 45 giri della sigla cantata da Cristina d'Avena). A casa dei miei invece abbiamo sempre e solo avuto il divano (e cara grazia che ne avevamo uno!) e con il tempo mi sono scordata di quella sensazione di guscio protettivo che certe poltrone sanno offrirti.
L'ho ricordata ieri, mentre riguardavo per l'ennesima volta "Il y a longtemps que je t'aime", un film di Philippe Claudel con Kirstin Scott Thomas. Credo che il titolo italiano sia "Ti amerò sempre" ma, pur non parlando francese, c'è qualcosa di magico e speciale nel titolo originale.
L'ho affittato due settimane fa e mi sono decisa a restituirlo solo oggi, con la ferma intenzione di comprare il dvd questa settimana. Mi ha colpito, mi ha stregato, mi ha fatto commuovere e cementato i miei pensieri intorno ai suoi protagonisti. Un film sul dolore, sulle prigioni fisiche e sentimentali in cui ci troviamo rinchiusi. Un film sull'amore e sulla vita.
Mi sono ricordata delle poltrone di nonno mentre, avvolta nel pleid, con le lacrime che si seccavano sul viso, guardavo i titoli di coda scorrere sullo schermo. Pensavo che Kirstin Scott Thomas dovrebbe essere premiata con un Oscar per ogni singolo gesto, sguardo o parola di questo film.


Come a voler chiudere un cerchio poi, questo film sarà per sempre associato nel mio cuore al profumo dei torcetti.
Chi se li ricordava più i torcetti!?! Guardate che è ben strano, sono tornata a casa ad Aprile eppure non mi è nemmeno lontanamente passato per l'anticamera del cervello il pensiero di mangiare un torcetto. Poi la scorsa settimana passo davanti a un Carluccio e li vedo: i torcetti di Lanzo! Costano un rene e mezzo in proporzione, quindi rinuncio.
Ma il tarlo rimane e cresce, cresce, cresce... così ieri sera ho tentato la sorte. La forma lascia ancora un po' a desiderare e il mio nuovo forno cuoce sbilenco (la parte sinistra più di quella destra, ho il forno comunista!), ma il profumo e il sapore ci sono.


Sprofondata nella poltrona, come facevo da bambina, guardavo il film finire, mentre tutto intorno a me, il profumo dei torcetti freschi di forno si stendeva come una coperta dolce.


Il y a longtemps que je t'aime, mon torcetto.





P.S. i colleghi hanno apprezzato. La lenta rieducazione delle menti attraverso i lievitati dolci prosegue.

Saturday, 16 May 2009

Care for a cuppa?

Care for a cuppa?

Come tutte le persone che hanno patito la fame vera, nonna Ida era innamorata della buona tavola: sapori e odori, colori e forme, abbinamenti e gusti.
Nonna Ida aveva il diabete. Era la sua eredità molesta, qualcosa di cui avrebbe fatto volentieri a meno, ma che suo padre aveva deciso di trasmettere a lei e a quasi tutti i suoi altri figli.
Negli anni '80, ai miei occhi di bambina, il diabete non era una malattia. Era violenza psicologica. Era un continuo divieto, un pesare ogni cosa fino all'ultimo grammo. Era un pranzo di Natale con gli agnolotti e il bollito misto per noi altri e una minestra insapore accompagnata da un formaggio triste per nonna.
Niente pomodori, non più di 40 grammi di pasta, perché se ne mangi 43 il coma diabetico è alle porte. Masticare tutto sessanta volte era stato il consiglio del dottore quando nonna Ida gli aveva detto che aveva fame ed era difficile resistere a uno spuntino extra ogni tatnto.
Odio il diabete, e il modo in cui in passato veniva curato perché ha abbassato di molto il livello di vita di mia nonna.
E forse anche perché, sotto un certo aspetto, alcuni dei problemi che ho nel rapportarmi al cibo derivano dal diabete di nonna: prendete una bambina insicura, mescolate il suo non sentirsi all'altezza con una buona manciata di parenti che la fanno sentire tale, una spolverata di zie zhe le dicono che grassa com'è sarà destinata a rimanere sola, e una generosa porzione di coetanei che la deridono. Condite il tutto con un'ossessione maniacale per la bilancia e togliete ogni valvola di sfogo. Lasciate lievitare fino all'adolescenza. Eccovi serviti con una personalità complicata con tanto di disturbo dell'alimentazione.
Non ho mai imparato a cucinare da mia nonna, ma l'ho osservata molto. Il suo modus operandi era simile a quello che utilizzo io. So che esistono cibi che diventano pericolosi in momenti di crisi, di tristezza, nervosismo e stress. Non sono cibi proibiti, ma quando arriva una crisi non riesco a fermarmi. Il modo migliore non è cedere alla tentazione, ma passarla ad altre persone per le quali la tentazione non è tale e, di conseguenza, non pericolosa. Mia nonna cucinava per gli altri, mangiava con gli occhi guardando i suoi nipoti, il parentado tutto mangiare i suoi gnocchi, gustare le torte, perdersi nello zucchero a velo. Magari non erano piatti raffinati da ristorante Michelin-stellato, ma erano unici, indimenticabili, perché l'ingrediente principale che nonna usava sempre era l'amore: l'amore per il cibo che non poteva mangiare e l'amore per le persone per cui cucinava. Io faccio lo stesso: cucino per chi mi sta accanto e mangio tramite loro. Preferisco cucinare per le persone che amo, per gli amici, perché mi sembra che tutto abbia un gusto migliore se pensato e cucinato per chi dà un significato alla mia vita.
Ogni tanto, specie se ho tanto stress da eliminare, cucino pure per i colleghi.

Ieri sera ho approfittato del fatto che oggi fosse "Care for a cuppa", un giorno in cui si raccolgono fondi per Diabetets UK per fare fuori un po' di nervosismo, ripensare a nonna e continuare a lavorare alla ricetta delle girelle alla cannella.

L'idea di base è semplice: cucini qualcosa, la vendi ai colleghi in ufficio e versi il ricavato in beneficienza. Ho deciso di applicare la prassi della "honesty box": ognuno lascia quel che pensa sia giusto.
Pensare di vendere qualcosa di così altamente zuccherino come le girelle alla cannella per raccogliere fondi per il diabete è abbastanza ironico e mi lascia abbastanza perplessa e confusa.
Non tanto come quanto alcuni miei colleghi, che mi hanno lasciata un contributo di 4 centesimi: è il valore che danno al diabete o alla mia cucina?!?

Girelle alla cannella
La ricetta originale la trovate qua ed è opera di Silvia. Purtroppo il mio forno è anarchico e non reagisce bene a certe ricette, quindi ho dovuto modificare alcune parti, mentre altre le ho cambiate per sbaglio o intenzione durante le varie prove.

Ingredienti:
500 gr di farina
1 cubetto di lievito di birra (o 1 bustina di lievito secco, se vivete in un paese dove trovare il lievito fresco
è una mission impossible)
70 gr di zucchero di canna
1 pizzico di sale
2 uova
210 ml di latte
70 gr di burro sciolto
3 cucchiai abbondanti di cannella

Ripieno:
200 gr zucchero di canna
85 gr burro a temperatura ambiente
cannella a volontà (l'ultima volta mi sono fermata solo alla fine del barattolo)

Impastare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un panetto liscio; far lievitare in una ciotola ricoperta da un panno per un'ora (o fino a raddoppio volume).

Nel frattempo amalgamare gli ingredienti del ripieno, fino a ottenere una bella crema.

Stendere la pasta in un rettangolo di 1/2 cm di spessore. Spalmarci sopra la crema alla cannella.
Arrotolare e tagliare dei dischi di circa 1 cm e mezzo: farli lievitare coperti per altri 20 minuti in una teglia.
Spennellare con 1 uovo sbattuto con 2 cucchiai di latte.

Infornate a 190° per circa 10/15 minuti.

Wednesday, 13 May 2009

what happens when insomnia strikes

Per il picnic di due settimane fa, avevo pensato di passare al Sainsbury's recuperare qualche pacchetto di patatine, birre, una bottiglia di pimm's e via.
Peccato che quel mattino ho spalancato gli occhi alle 6 e non sono riuscita più a riaddormentarmi.
Sapevo sarebbe successo. La casa nuova, il lavoro che cambia e non convince, amici che vanno via, nostalgia nostalgia canaglia.
Mi è venuta voglia di Nutella. Perché la Nutella è la risposta giusta a qualsiasi domanda, specie se sbagliata.
Mentre osservavo il soffitto, infastidita da questo bianco magnolia che la fa da padrone in qualunque casa in affitto, un lampo di genio: ehi! Ma io ho la ricetta della Nutella. O meglio di una crema cioccolato e nocciola simile alla nutella, ma che in realtà assomiglia di più alla crema novi o all nutkao del discount (che mi da più soddisfazione e non crea tanta dipendenza). Mi soono alzata di scatto e via verso la cucina (dove sono arrivata dopo 2 nanosecondi: prodigi del vivere in una scatola di scarpe).
Controllo gli ingredienti, li ho tutti, allora pronti partenza via!
Subito ferma. Ho mai accennato al fatto che sono una balenga completa?
Beh, sappiate che lo sono.
Ho copiato la ricetta, perché ai tempi non avevo la stampante, ma non l'ho copiata bene: metà degli ingredienti ha dei geroglifici al posto delle dosi. Niente panico! Mi collego su internet, perché so dov'è, la ricetta è opera di Claudio Palma e si trova sul sito di MisterCarota, non ci vuole nulla ad andare a controllarla.Ovviamente Murphy era nei paraggi e ha staccato tutte le linee Virgin.
Bene. Ottimo. Decifro più o meno i geroglifici (alla fine ho usato più nocciole e meno cioccolato bianco) e riparto spedita.
E mi riblocco: il primo passaggio della ricetta dice di "mettere le nocciole nel frullatore"... ehm, io non ce l'ho il frullatore! Ho solo il minipimer, che vi posso assicurare ha quasi preso fuoco a cercare di ridurre le nocciole in pasta!
Alla fine non è venuta così male, ma mancava ancora qualcosa: il pane, ma pane buono, vero e possibilmente senza conservanti. Insomma spalmare la crema ciocco-nocciolosa oink sul pane del Sainsbury's mi sembrava peccato.

Quindi, mi sono detta: se ho fatto il pane con le zucchine, chi mi impedisce di fare il pane alla Nutella? O meglio con gli ingredienti della Nutella.


Ingredienti:

450 gr di farina
200 ml di latte
3 cucchiai di olio extra-vergine d'oliva
1 uovo sbattuto
1 cucchiaio di zucchero
75 gr di cioccolato extra fondente
50 gr di nocciole tritate
1 bicchiere d'acqua tiepida
1 1/4 cucchiaino di lievito secco


Sciogliere il lievito nell'acqua. Spezzettare il cioccolato.
Mescolare la farina con lo zucchero, il sale, il cioccolato e le nocciole. Aggiungere l'olio e l'acqua con il lievito.
Aggiungere il latte, impastare velocemente e formare una palla da far lievitare per circa 30 minuti.
Dare al pane la forma che si preferisce e infornare a 180°C per 40 minuti circa.

E questo è il risultato:

Monday, 11 May 2009

How peculiar, indeed. O di come a volte li prenderei a randellate, gli inglesi...

Se qualcosa può andare storto, state pure certi che l'ha già fatto e se il buon giorno si vede dal lunedì mattino, allora la mia settimana è destinata a finire in maniera orrenda.

Lunedì mattina mi sveglio già di cattivo umore: dopo aver passato il weekend a lavorare, ho avuto la furba idea di leggere i quotidiani italiani. Considerato che i titoli riguardavano le polemiche sorte in Finlandia per le affermazioni del nano malefico su una chiesetta di legno e ulteriori affermazioni da capo-popolo sulla società multietnica, e tenuto conto che lavoro per una multinazionale finlandese, in cui non c'è un singolo gruppo di lavoro con più di due persone della stessa nazionalità (figuriamoci gruppo etnico), già mi immagino l'allegria delle riunioni e le battutine che mi verranno riservate durante la pausa caffè.

Pace, tanto vale affrontare il tutto e lasciarsi tutto alle spalle. Armata di positività e ottimismo, metto su la caffettiera, metto i miei cereali preferiti nella tazza (quelli del Sainsbury's con l'uvetta e le nocciole, che costano la metà dei Kellogg's e sono venti volte meglio) e subito dopo ci verso sopra il latte che, miracolo della biologia, si è magicamente trasformato in panna acida nel corso della notte. Vabbè buttiamo via tutto e non ci pensiamo, il caffè basta e avanza.

Mentre verso il caffè nella tazzina, sento degli strani rumori provenire da sotto il lavello. Strani rumori che sono iniziati sabato pomeriggio: ero in cucina a lavorare quando sono iniziati e ho subito pensato che il muro si stesse sgretolando e che il giorno dopo mi sarei svegliata con una splendida visione a 180° sulle colline del Surrey. Domenica mattina nessun panorama da ammirare ma ogni tanto i rumori si sentivano. Sta a vedere che c'è un ratto in casa. E' capitato pure a Luca: una sera ha scoperto un topolino che gli aveva fatto fuori i taralli che si era portato da Roma.

Ovvio che quando lunedì sento i rumori provenire non più da dietro la cucina ma da sotto il lavandino, subito ho pensato che il topolino ha trovato il buco del contatore dell'acqua ed è entrato nel mobiletto. L'idea non è delle più allettanti, ma devo pur controllare.

Apro lo sportello e...
AAAAAARRRRRGGGGGHHHH!!!!
AAAAAARRRRRGGGGGHHHH!!!! all'ennesima potenza


Sigillo con il nastro da imballaggio il mobiletto e con una telefonata d'urgenza sbatto giù dal letto il padrone di casa.

Virgi: Hello Robert, sorry to bother you so early, here's Virginia from Flat 4.
Robert: Oh hi, Virginia, yes, it's a bit early indeed. How can I help you?
Virgi: Would it be possible for you to come over my flat today? There's something I need you to fix.
Robert: Oh, sure, what is it?
Virgi: Well, as I told you yesterday I heard some strange noises coming from behind the kitchen unit. Now I know what caused them, so could you please come over and get rid of the pigeon in the unit below the kitchen
Robert: A pigeon? How peculiar!

How peculiar?!? How peculiar un paio di balle, mi sia passato il francesismo!!!
Ma vi immaginate??? Apro lo sportello e mi ritrovo uno schifosissimo piccione in casa! Un piccione!!! Un propagatore di peste bubbonica e altre malattie orrende!
Che schifo, che schifo, che schifo!
Prima di chiamare il padrone di casa, va da sè che ho lanciato un urlo, sono stata colta da un attacco d'ansia, cacciato fuori un altro urlo sincopato a forza di "cazzocazzocazzo", urlato una seconda e una terza volta tanto per svegliare bene il palazzo. E lui lo trova singolare!
Ma scomponiti per un momento! Tira fuori una parolaccia, rianimati, fai qualcosa che mi faccia capire che sei vivo!!! Non ti sto dicendo che c'è Titti che si nasconde da Silvestro. Ti sto dicendo che c'è uno scagazzatore ambulante parcheggiato nella tua cucina!

Adesso che ci ripenso e so che non ho più un piccione sotto il lavandino, una parte di me pensa avrei dovuto scattargli una foto. Ma spero non ci sia una seconda volta, non credo di voler perdere altri dieci anni di vita per lo spavento. Nel frattempo ho rimesso lo scotch all'anta. E salto a ogni minimo rumore.

Peculiar, indeed.

Saturday, 9 May 2009

Riservato...

Questa settimana è volata via così velocemente: nulla di straordinario, ma il tempo mi è sfuggito fra le mani e mi sono ritrovata con il fiatone e ancora mille cose da fare tutte le sere.
Oggi ho deciso di rimettermi in pari con la lettura dei quotidiani italiani: sarò masochista o forse, molto più semplicemente, balenga ma ogni tanto penso di non poter limitare la mia conoscenza dell'attualità italiana ai trafiletti di Gramellini e al pensiero debole della Littizzetto,

Così mi sono letta un po' di quotidiani. Dopo una rapida occhiata alle prime pagine, mi sono detta: "Strano, eppure non ho preso psicofarmaci, da dove arrivano queste allucinazioni?!?"

Poi ho letto i vari articoli e no, ho letto proprio bene.
Metrò riservato ai milanesi? Non c'è problema! Uè, testina! Io mi iscrivo all'istituto sant'ambros e ciau bale! Voglio vedere se non mi siedo sul metrò!

Rissa!

Ieri sera ho iniziato a inscatolare la mia vita, in vista del trasloco nella città delle frecce argentate.
E' un momento che non amo molto, quello in cui passo dal pensare "devo fare questo, quello e quest'altro" alla pratica.
Una sottile linea di angoscia mi assale, mi scopro terrorizzata dai cambiamenti e no, non ho voglia di fermare le scatole con lo scotch da imballaggio. Ho voglia di andare in camera e nascondermi sotto le coperte per risvegliarmi bambina, priva di qualsivoglia responsabilità.
Visto che le possibilità di tornare indietro nel tempo sono nulle, anche ieri sera mi sono fatta coraggio e riflettutto sulla quantità di ciarpame che riesco ad accumulare.
Ho lasciato la tv accesa su Sci-fi. C'era un film tv, di quelli catastrofici, in questo caso un meteorite che colpisce... non la Terra! No! Stavolta colpisce la luna, che in qualche modo si trasforma in un'enorme calamita che si avvicina sempre più alla terra e poi il resto sapete come va, anche senza aver visto "Deep Impact" e "Armageddon". A un certo momento però, ho dovuto smettere di impacchettare, perché ho iniziato a ridere come una cretina. Nel momento in cui la notizia che la Terra è destinata alla collisione intergalattica,
cosa hanno usato gli sceneggiatori per mostrare il classico panico ormai diffuso a livello mondiale? Montecitorio!!!
C'era uno spezzone di una delle tante risse avvenute alla Camera negli ultimi anni. Ora il titolo del film proprio non mi viene in mente, ma appena lo scopro, vado a cercarlo su Youtube: sono curiosa di sapere a quale legislatura si sono ispirati per il panico pre-fine del mondo!

Tuesday, 5 May 2009

weekend di sole, ferie di nuvole

Bank holiday comes six times a year
Days of enjoyment to which everyone cheers
Bank holiday comes with a six package beer
....then its back to work a.g.a.i.n.


Venerdì mi sono trovata ad ascoltare i Blur, cercando di ricordare a me stessa per l'ennesima volta che se il resto del mondo è a casa mentre io sono al lavoro, è per il semplice motivo che i
l Regno Unito non festeggia il primo maggio.
Le riflessioni su cosa significhi festeggiare questo gorno e i lavoratori le ho fatte seduta alla mia scrivania, pensando al lavoro che non c'è e che i lavoratori han ben poco di che festeggiare. Di tutte le festività, questa è una delle più sentite in famiglia. Nessun festeggiamento speciale, piuttosto un momento per fermarsi, farsi lasciare indietro dal ritmo del mondo moderno per poter pensare, guardare il passato, progettare un futuro.

Questo è il secondo primo maggio che passo al lavoro e, come l'anno scorso, il cervello è rimasto a casa. La prova più lampante, non fosse bastato il continuo sorprendermi a guardare fuori dalla finestra con lo sguardo vispo e attento di un branzino decongelato, è stato il numero impressionante di errori e pasticci che ho fatto ma di cui non mi sono curata più di tanto, pensando che avrei potuto rimediare lunedì mattina. Peccato non ricordarsi che lunedì era Bank Holiday. A maggio ci sono 2 giorni di festa, il primo e l'ultimo lunedì del mese. Mai capito cosa si festeggi però. Apparentemente nulla. A parte Natale e Pasqua, le festività britanniche sembrano scollegate da qualunque ricorrenza: si fa ferie e basta. Le ricorrenze qua si ricordano ma non si festeggiano. E non che ne manchino! Il compleanno della regina, San Giorgio, l'11 novembre...
Non sono ancora sicura se apprezzo o meno questo modo di intendere ricorrenze e festività: può sembrare meno ipocrita e a gente può fare ferie senza usare un'occasione speciale come scusante. Ma dall'altro lato come si fa, con i ritmi frenetici del mondo moderno, a fermarsi, a pensare per davvero al significato di un giorno speciale? Se invece di andare al lavoro, Gordono Brown fosse rimasto a casa a pensare ai papaveri del giorno della memoria, forse capirebbe meglio il debito morale e materiale che il suo paese ha verso i
Gurkha.

A passare il tempo a riflettere troppo su cose simili, succede però che mi viene solo un gran mal di testa. In effetti, conscia di questa conseguenza negativa che ha su di me un'attività cerebrale troppo intensa, il weekend l'ho passato in beata e apatica ignoranza.
Sabato -incredibile ma vero- il tempo non era bello... era stupendo!
Sole slendente, qualche nuvoletta minuscola, temperature sui 20°C... sembrava estate!


birkenstock

Birkenstock d'ordinanza, occhiali da sole, canotta e via! Appuntamento a Wandsworth Park per un barbeque expat: spagnoli, italiani, francesi, giapponesi, cinesi, e anche qualche inglese. In realtà il divieto di fare barbeque è giunto quest'anno pure a Wandsworth Park, ma noi ci siamo comportati come tipici italiani medi e ce ne siamo fregati. Comprato il nostro "disposable bbq", ci siamo accorti di non avere però i fiammiferi per accenderlo: li abbiamo chiesti a un gruppo di inglesi medi anche loro poco rispettosi delle regole. Ovviamente mangiare solo carne alla griglia non è proprio una dieta bilanciata, per questo abbiamo bilanciato il tutto con sushi, tortillas, pane e nutella, patatine con ingredienti veri, insaccati trentini e formaggio francese, torta al cioccolato e plumcake ai mirtilli, grissini e pretzel. Alla fine più che un barbeque sembrava un campo di battaglia, anche se nei miei ricordi la situazione sembrava meno tremenda che in foto; è anche vero che molti dei miei ricordi sono stati innaffiati da Foster's e Pimm's.

the aftermath

E' stato un sabato dolce amaro, una delle ultime occasioni di vedere Itziar, ormai in procinto di tornare in Spagna, dove a breve tornerà pure Eloi. Salutare anche Ed, Natasha e Chris, in procinto di trasferirsi in altre zone. Sabato mi guardavo intorno ed egoisticamente pensavo che non volevo se ne andassero. Come una bambina viziata avrei voluto mille e poi altri mille pomeriggi simili, senza cambiamenti, senza la nostalgia e la tristezza degli addii.
Purtroppo la vita non va così e il nostro sabato pomeriggio si è trasformato in sera. Mentre alcuni sono tornati a casa, altri allo Shunt, io e un gruppetto abbiamo allungato il giorno insieme in un pub a guardare il Barcellona saccagnare il Real Madrid.

Dopo un sabato così, con tanto di abbronzatura, minima e destinata a scomparire ma pur sempre abbronzatura, l'idea di replicare anche domenica e lunedì sembrava fantastica, un sogno. Destinato a rimanere tale per la maggior parte del tempo, visto il numero di nuvole che si sono addensate sulla mia testa. Tanto che alla fine ieri i soliti ignoti si sono rifugiati a casa di Robert per un pranzo pomeridiano e quattro chiacchiere accompagnate da una bottiglia di dolcetto, caffè e tiramisù. Mi sono sentita a casa, come non mi capitava da molto tempo in questo paese.

Friday, 1 May 2009

ranting like an old spinster (that's what I am)

Considerata la fortuna che ho portato a Rebellin, non faccio nessun commento sull'influenza suina. Nemmeno sul fatto che al momento per me la pandemia è più nel cervello degli pseudo-giornalisti che si stanno divertendo con un po' di terrorismo psicologico.
Siamo con le pezze alle mutande, metà del mondo finanzia le guerre che insanguinano l'altra metà, da una statistica è emerso che in Inghilterra le forze dell'ordine abusano dei poteri straordinari di "stop and search" e stiamo perdendo un po' alla volta tutte le nostre libertà civili e, ancora più grave, non ce ne frega niente.
Non fosse stato che ci sono stati casi anche negli USA e in Europa, di quello che capita in Messico non ce ne sarebbe fregato molto.
Però, ripeto nessun commento, non si sa mai. Oink Oink.
Anche se mi domando quante mail dovranno spedirmi in ufficio per ripetermi che è importante non lasciare fazzoletti sporchi in giro, starnutire utilizzando un fazzoletto (da non lasciare in giro dopo, ovviamente) e che bisogna lavarsi le mani con acqua e sapone.