Thursday, 24 February 2011

porte aperte

Mondrian Tube


Ieri sera ci ho messo una proverbiale vita a tornare a casa.
Come al solito prendo la Victoria a Oxford Circus e come al solito il conducente annuncia che rimarremo fermi circa un minuto, per via di un treno davanti a noi fermo alla stazione successiva.
Poco male: ho trovato posto a sedere e ho un buon libro da leggere, posso aspettare un minuto. Solo che il minuto passa e si trasforma in due minuti, poi tre minuti.Il treno parte, si ferma, riparte, arriva a Green Park, rimane fermo altri cinque minuti, poi riparte, poi ci ripensa e si ferma... questo balletto di partenze e frenate si ripete per tutto il viaggio e a ogni stop il conducente balbetta qualche cosa su un problema a Brixton.

Signal failure, train issue, apologise, inconvenience, we'll be on our way shortly, stand clear of the closing doors... ormai ho sviluppato un certo filtro contro gli annunci della metro e non ci faccio più caso.

Poi oggi, leggendo le notizie di Londra della BBC ho scoperto la
reale causa del ritardo: a uno dei treni della linea si sono aperte le porte mentre era ancora in movimento. 

Piccolo appunto mentale: Virgi, non appoggiarti più alle porte della metro...

Wednesday, 23 February 2011

Story of a T-shirt

As a human belonging to the XX category, I'm entitled to have loads of clothes and shoes. And to want more of them, as Imelda Marcos clearly exemplifies. And to develop a silly sentimental attachment to some of these items, as equally proved by my stubborn refusal to throw some stuff away.

It happened with the "carrot family" T-Shirt: a white t-shirt I had as a child, with 3 carrots, mum-carrot, dad-carrot, kid-carrot.
Somewhere, stored in some box, I still got the Goofy tennis player that I found in a kinder egg: I was 10, the year of the Olympics in Seoul, I was home with measles and my granny got me that kinder egg, and because it was she who got it to me, I felt I couldn't part from it.


The same goes with countless of movie, theathre, concerts tickets, bus tickets, small notes and post-its, empty vodka bottle...
True, sometimes life and lack of storage forced me to some tough choices, like when I had to throw away my collection of pages (and pages and pages) of Chinese characters exercise. OK, pointless to keep, but it took me about four months to gather enough courage to throw them in the recycle bin.About six months ago I had to come to terms with the notion that my "Loup Chante" t-shirt was not something I could wear: I wore it so much, for so many year, that the writings have come off, the blue colour faded and it started to sport a not so nice look-through across the sleeves.
Right, time to throw it away. Fact is I couldn't! 
Loup Chante is a small bar close to Tsinghua Uni I used to go when I was studying there.
They had a movie night, a jazz night and a barman with a penchant to add huge amount of strawberry syrup to any cocktails he prepared.

It may look like a normal and old shirt to you, but it come with a big emotional baggage for me: it always brings me back the memory, both the good and the bad ones, of those months, of the people, the facts that changed me so much and so deeply.


Yet, I knew I couldn't wear it any longer and it had to go.

I was getting ready to this big step on Sunday by trying to waste as much time as possible and surfing the net (and the 2 activities quite often coincide), when I spotted a post in the reader and by jumping from one link to another I ended up on a page, in Martha Stewart website, explaining how to transform a T-shirt into a shopping bag.
Mmmh... throw the shirt away or make a bag out of it?
Simple!

拆

Funny thing, the character on the t-shirt "拆", means "to demolish", "to take apart". All the small houses in the hutong around the university had a big encircled 拆 on the wall. It meant they were going to be bulldozer'ed in order to build some new compounds and Olympics structure. I would cycle by one day, see the red paint still fresh, only to pass by the following day and see only a pile of debris and rubble.
The word 拆 started to embody in my mind this notion of things being lost forever. Every time I pronounced it, or saw the character somewhere I'd get a nostalgic feeling for the past; but years later I did the same: I demolished the shirt,  just to make sure some part of it could still be with me.

Saturday, 19 February 2011

Per Elena, con nostalgia

livre transito

Ieri Gramellini ha pubblicato un altro "Buongiorno" che mi ha dato davvero il buongiorno.
Anche mia mamma me ne ha parlato quando ci siamo sentite su Skype nel pomeriggio.

Gramellini prende spunto da una lettera, scritta da Elena. Torinese come me, vive da dieci anni a Londra, ha un marito un buon lavoro con uno stipendio altrettanto buono. Ma, dice Elena, non le basta. Vuole tornare, le manca Torino in tutte le sue sfaccettature, truzzi compresi. E per sentire nostalgia dei truzzi, bisogna essere proprio presi male, ammettiamolo.

Prosegue Elena: "Che strano, solo una lettera, la I che in inglese significa Io, fa la differenza tra Torno e Torino... Aiutami a riflettere, per favore".

L'articolo mi ha colpito a fondo, ha toccato un nervo scoperto e ha continuato a rigirarmi in testa e non solo a me, visto il numero elevato di commenti all'articolo (al momento ben oltre i trecento).
A me è venuta voglia di scrivere, a questa Elena. Chissà com'è, chissà se ci siamo mai incrociate di sfuggita, una di corsa verso la fermata della metro, l'altra a passo rapido verso la stazione dei treni. Chissà se anche lei non sopporta più la gente che ti dice "sorry" senza nemmeno guardarti in faccia.

Cara Elena, quella I, quella differenza tra torno e Torino, racchiude tante cose: insofferenza, ideali, illusioni, incertezza, ingenuità, istinto.

Poco meno di diciotto mesi fa io ero nella tua stessa condizioni e posso dirti che, in cuor tuo, tu l'hai già presa una decisione. Tu sai cosa vuoi ed è solo una questione di tempo prima che tu metta in pratica quella che ora è solo una nozione vaga e confusa avvolta nelle nebbie della malinconia e dei Murazzi alle prime luci del mattino.

Ma, mia cara Elena, non posso mandarti allo sbaraglio verso il tuo sogno, ti devo mettere in guardia, perché una cosa ho imparato a care spese. Londra non ti ha dato solo un buon lavoro e un matrimonio felice. Ti ha inculcato senza che te ne accorgessi di un'idea sovversiva per il nostro paese e per i portici della nostra città: la meritocrazia, l'idea che se hai le capacità per fare qualcosa te ne verrà data l'opportunità, senza pregiudizio alcuno, ma basandosi semplicemente sull'analisi oggettiva di quello che sai fare.

Tu pensi di tornare a Torino e adattarti a uno stipendio di mille euro al mese e vivere felice.
Non è così. Innanzi tutto, la possibilità di trovare un lavoro al rientro dall'estero e guadagnare 1000 euro non è così assicurata e certa. In più, Elena, sei sposata e qualsiasi addetto al personale non ti vedrà per una figura professionale con anni di esperienza all'estero da inserire in una società; no, ti vedrà come una possibile "sfornafigli", come è stato detto a una mia amica in un colloquio, e non saranno pochi quelli che valuteranno la possibilità di assumerti o meno in base alla tua risposta alla domanda: "Lei e suo marito avete intenzione di avere figli?"
Quando deciderai di tornare, perché mi sembra che non sia più una questione di "se" ma di tempi, corazzati bene Elena, o quella I si trasformerà in ira e infelicità e ti vedrai costretta a tornare indietro con le pive nel sacco, proprio come è successo a me: la malinconia non sarà passata, ma molti sogni sì.

Friday, 18 February 2011

Quand'ero piccola mi innamoravo di tutto


Oggi una persona che non ho mai conosciuto avrebbe compiuto gli anni.
Una persona che mi ha insegnato a dubitare, che mi ha fatto pensare, emozionare, incazzare con il mondo, gli altri e me stessa e al tempo stesso mi ha aiutato a comprendere e amare il mondo, gli altri e me stessa.

Buon compleanno, Faber.

E a un Dio senza fiato non credere mai.

Tired of London

[I started writing this post in English, than switched to Italian midway through. At the end I settle for both versions in the same article: English translation is at the end of the Italian post.]


left behind

"Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita, perché a Londra si trova tutto ciò che la vita può offrire".
Questo è ciò che Samuel Johnson pensava di Londra e che tante, troppe, persone ripetono in post, tweet e articoli dedicati alla capitale britanica. Perché andare più a fondo, quando il caro vecchio Sam ci ha già dato una frase bella potente?

Una bella frase ad effetto, o così sembrerebbe. A me suona molto di più come una frase di comodo, una frase fatta.
Di acqua sotto i ponti ne è passata e molte cose sono cambiate a Londra, a cominciare dallo stile di vita e dalla mentalità dei suoi abitanti.

Non sono sicura che Samuel Johnson sarebbe d'accordo con sé stesso, dovesse trovarsi a vivere a Londra oggi, a viaggiare nella metro all'ora di punta o a cercare di conoscere nuove persone.

Personalmente, riformulerei la sua frase in:
"Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita di Londra, perché a Londra non sempre si trova tutto ciò che la vita può offrire".

Mikel è venuto a pranzo da noi sabato scorso: menù a base di pesce e vino e la porta finestra che dà sul balcone lasciata aperta facevano sì che sembrasse fossimo tutti tornati in climi più mediterranei.

Non era così, anche se presto lo sarà per Mikel, visto che in poco meno di un mese ritornerà in Spagna.

Una delle cose di cui si è discusso durante e dopo pranzo è il fatto che Londra non è per tutti. Lo stile di vita non va bene a ogni singolo individuo che ci abita. La maggioranza degli
Spantalians (spagnoli e italiani) con cui mi vedo sa che si non fermeranno qua in maniera definitiva, non pianteranno qui le tende, per la semplice ragione che ciò che desiderano dalla vita è qualcosa che Londra non è in grado o non si può permettere di offrire.
E non sono gli spettacoli, i concerti, le mostre o i pub che ci daranno ciò che desideriamo per davvero.
Certo, ogni volta che torno in Italia, trovo motivi per arrabbiarmi con gli italiani, la mentalità e così via, ma indipendentemente da quanto mi arrabbi, so che lì c'è di più di quanto ricavi da Londra.
Sentimenti ed emozioni, ecco cos'è che ottengo. Che siano positive o negative poco importa, perché per lo meno riesco a sentire qualcosa.

Stanca di Londra? Eccome se lo sono.
Starei meglio da qualche altra parte in Inghilterra? Già provato e la risposta è no.
E ora? Che si fa quando si è stanchi? Un riposino? Ci si stanca ancora di più? O si cerca un alternativa per non essere più così stanchi

***** English, please *****

"When a man is tired of London, he is tired of life; for there is in London all that life can afford."

That's what Samuel Johnson said and that so many people repeat over and over in blog posts, tweets and article dedicated to the British capital. Why go any deeper when good old Sam supplied you with a quite powerful sentence already?

It's a killer phrase, or so it seems.
To me it's more of a lazy phrase. 
Time has passed, many things in London have changed, its population's lifestyle and attitude, for a start.
I'm not sure Samuel Johnson would agree with himself if he had to live in London today, to travel by tube at peak time or to try and meet new people.

I'd rephrase it in "When a man is tired of London, he is tired of life in London; for there is in London not all that life can afford".

Mikel came over for lunch on Saturday: fish and wine, eating with the balcony door open, made it look as if we were all back to more Mediterranean settings.
But we weren't, even though Mikel shortly will be, as he's going to move back to Spain in less than a month.

One of the thing we talked about over and after lunch is the fact that London is not for everybody. The lifestyle doesn't suit every single person that lives here. Most of the Spantalians (the Spanish and Italians) I hang out with especially don't feel as if they're going to settle down here, for the simple  reason that what they want from life is something London can't afford. And it's not the number of shows, gigs, exhibitions or pubs that will give them, or me for the matter, what we really long for.
Sure, when I go back home to Italy, I get upset by Italians, their attitude and so on but, no matter how upset I get there, I know it's more of what I get from London. Feelings and emotions, that's what I get. Whether they're positive or negative, it doesn't matter, because at least I can feel something.

It's like a chant: "If only I could combine the work I have here with the life and people back home".

Am I tired of London? Oh yes, I am.
Would I be better off somewhere else in England? Been there, done that, answer is no.

So what next? What do you do when you're tired? Take a nap? Get even more tired? Find a way to not be that tired anymore?

Thursday, 17 February 2011

me, India and its youth

This story started some weeks ago. On a Saturday morning. I decided to be good and active and went to the gym, even though I felt sleepy and comatose.
The gym didn't manage to completely wake me up, and when I got back home I found a mail waiting for me: a mail asking me to contribuite to an online newspaper, based on the "citizen journalism concept".


I don't receive a lot of this mail since my blog isn't so good or popular to attract people searching for free material they can publish; and I'm not a journalist, nor I aspire to be one.


When I receive this kind of mail, most of the time I don't even reply, even though I am flattered about it, no matter the small yet persisting doubt they might just lie about it, as they're interested in free material.
Who doesn't need or want an ego massage once in a while? 
Yet, this time around something made me smile and want to write something for these people. 


They asked me to write my views "in 300-500 words on any topic which you think is relevant to the Youth of India".


India??? Yep! The online paper is Indian, The Viewspaper and was asking me, a typical North-Italy polenta-eater to write something relevant to the youth of India. Furthermore, I was just back from the gym, thus aching with muscular pains everywhere, and not exactly feeling young: in that right moment I was probably the quintessence of the antipode of their readers.


The story ends today: I didn't write anything meaningful or interesting for the youth of India I suppose, but it still took me some time and courage to come up with those 500 words non-sense.
And it's online today: http://theviewspaper.net/my-sister-and-i/

Wednesday, 9 February 2011

"Royal" dolls

An-li asked me whether I'm still knitting.
When I replied positively, she sent me this link.


It reads: "Want to create your very own Will and Kate... in wool?"
No, not really.

"Our knitting expert has created this fabulous knitting pattern just for you."
Why??? Isn't it against the basic human rights?
The country is sinking into wedding madness and I'm not sure I'll be able to survive it.

Thursday, 3 February 2011

My dad and Barnaby

My, my, what am I going to do?
How can I break the news to mum and dad?

No.
I'm not pregnant. Very unlikely at the moment.

And no, I'm not engaged or getting married. Let's not step into sci-fi, please.

Howerver, I read an article on the web: John Nettles will leave ITV1's "Midsomer Murders". 
Now, in Italy "Midsomer Murders" is broadcasted every Saturday evening on La7 with the title "L'ispettore Barnaby".

My dad loves it. 
I don't watch a lot of TV, but when I'm back at home I love watching it. Or better: I love watching my dad watching it.
He has a very interactive relationship with TV shows. If it's a political debate to be on, I can hear him 2 rooms apart, hurling insults and promises of endless vicious pain and sufferences to the politicians on air.

Zapping through the smaller private channels allows him to fall asleep between a car sale and a small countryside local festival report. My dad has the ability of keeping on changing channels even if he's asleep. How can I tell he's asleep? Trust me, I can hear him snoring very well, still his thumb is still pushing buttons on the remote.

He enjoys watching "Midsomer Murders". Within one single episode he has enough time to fall asleep several time, have a chat with my mum discussing whether they have seen that episode or not, wonder whether Mrs. Barnaby is remotely related to J.B. Fletcher or not (wherever both ladies go, doom and murders ensue, plus they share the same nosy attitude) and rant about English weather and countryside.
"How come it's always sunny there? And when we come to visit you it's always miserably grey, rainy, windy and cold?" 
Yeah, telll me about it, dad, tell me about it.
Then he'll go on about once more with my mum asking her where they saw that actor.
"Which actor?"
"That one!"
"???"
"Yeah, come on! It was in that movie that we saw 3 years ago when we spent Easter up in the mountains! What's his name again?"
"I have no idea what you're on about, I was doing the crossword."
"Oh, always the same story! Virgi, check on internet!"

Every time I go back home I always make sure to be spend one evening on when Barnaby is on. I don't care about the show, but I enjoy the feeling of spending those few hours in that way, with all that small little rituals, gestures and things that can be easily forgotten but that makes a family what it is.
I can still hope in reruns, and in the amazing ability of my dad of falling asleep no matter what, as long as he can grip a remote in one hand.

Tuesday, 1 February 2011

Italia da prima pagina

Anche oggi l'Italia è finita in prima pagina, per lo meno quella telematica, sul Guardian.

Cosa c'è di speciale? Per una volta non sono cubiste minorenni, igieniste e dentiste, papi e fidi lecchini a essere al centro dell'attenzione!

Fantastico, vero?!?
Non proprio. Già solo il titolo dell'articolo fa capire che c'è poco da stare allegri: "Italian hunting in the dock after 35 people killed in four months".
Un anno fa, in Italia, mi ero ritrovata a leggere articoli sull'argomento e su come ci fossero stati ripetuti tentativi di allungare ad oltranza la stagione venatoria.

Ma con un bilancio di 35 morti e 74 feriti, più che altro è consigliabile far fare dei controlli della vista a ogni cacciatore e, se proprio non trovano modo migliore per impiegare il loro tempo libero e rilassare quell'ultimo neurone poco funzionante che gli è rimasto, almeno dimostrino di saper distinguere un cardellino da un pensionato che cerca funghi!  



mosche addio
(Io, a caccia di mosche)
Ho passato una domenica diversa dal solito. Per buona parte del mattino e del pomeriggio ho cantato. Di fronte e insieme ad altre persone, il che per me è qualcosa di inaudito e fuori da ogni schema.

Sono cresciuta con la fobia del canto: a forza di sentirmi ripetere che sono stonata come una campana, ho finito per crederci.
"Per pietà smetti! Fai partire tutti gli allarmi altrimenti!"
Poi ho scoperto che gli altri non avevano tutti i torti; in effetti, "stonata" è un eufemismo, ovvio che il canto non è diventato uno dei miei hobby principali!

Ma quante persone a questo mondo non si fanno problemi e cantano lo stesso? Io invece, nel canto come in molte altre piccole e grandi cose della vita, sono sempre stata facilmente suggestionabile.

Per lo stesso motivo per cui mi vestivo come un sacco di patate ("Cicciona, fai schifo!"), non sono mai riuscita a cantare in pubblico. Anche sotto la doccia canticchio a bassa voce...

Non appartengo a quella categoria di fortunati che sembrano nati con una corazza naturale contro le meschinerie e cattiverie gratuite. Mi sono voluti anni, maturità e una buona dose di coraggio per mandare certa gente all'inferno e iniziare a vestirmi come piaceva a me e soprattutto fare ciò che volevo davvero fare.
Il canto l'ho sempre rimandato, ma dopo aver visto Mary King dirigere il coro del VoiceLab prima di Natale, ho capito che non era più tempo di rimandare.


All'inizio non ero molto tranquilla, anzi! Seduta in attesa dell'inizio, sentivo un brusio continuo nel cervello: "Via, via! Via da qui, non è posto per noi."


Ma per fortuna non ho fatto in tempo a fuggire. Abbiamo iniziato con il riscaldamento, poi siamo passati al canto e a metà pomeriggio mi è venuto da ridere. 
Stavo cantando "Placido è il mar", coro tratto dall'opera "Idomeneo"... scritta da un certo W.A. Mozart. Non male per una ca(ra)mpana, vero?