Thursday, 27 October 2011

Leaving for the weekend

The bag is packed.
Plane ticket, passport and the tickets for Wilco's concert are in the backpack. I checked. About 10 times, as usual.


Tomorrow I'm going to the airport and leave for the weekend.
Back in London for 3 days.


London is a place that causes me contrasting feelings.
I felt I couldn't breath anymore while I was there, I needed it out.
Yet I miss it. Again. Part of me is still linked to the place and, despite knowing very well that I won't ever be able to settle down there, I miss it.
And I know that this link will never break: 
I miss the people and the memory (happy and sad ones in the same measure).
It's one of the downside of having lived in several places: time and distances make the memories grow fonder and one start remembering more and more the positive sides, while starting forgetting the reason for leaving the place.
I still remember clearly the reason why I wanted to leave Beijing, but I still miss those moment of blissful peace spent cycling under the first December snow or wandering through the Yuang Ming Yuan stone maze.
I know why I left London, but I miss walking along the Thames or walking from South Kensington tube station to Royal Albert Hall.


Flavia, a new colleague of mine, told me that I got a slight British way of speaking English and it made me feel well, because I think that through the language, the British English words I keep using instead of the American ones, I can keep that link to the town alive.


So yes, everything is ready, I set 3 extra alarm clocks (so bloody typical of me not to hear the alarm on important days) and I'm ready.
Leaving for the weekend, living for the weekend...


by night

Wednesday, 26 October 2011

achoo!

"It is a truth universally acknowledged, that a single woman in possession of a ticket for a Wilco's gig, must be in want of a nasty cold. However little known the feelings or views of such a fan may be on her first entering a neighbourhood, this truth is so well fixed in the minds of the surrounding germs and viruses, that she is considered the rightful property of some one or other of their diseases."

It started on Monday evening, the first signs something was about to happen.
When the alarm clock went off on Tuesday morning, it was not only its nasty sound that greeted me. There was something else, at the back of my throat.
A very persistent soreness.

Great, I thought. 3 days to my long weekend in London and I'm getting sick.
Never mind! As more than one GP told me, "just take some paracetamol and it'll be ok".
So I took the paracetamol and went to work. Obviously it wasn't ok. 4 paracetamol caplets later and I was still feeling bad, if not worse. My throat was on fire, the head was threatening me with secession and I was about to wonder through the office screaming: "Some Lemsip! My queendom for some Lemsip!"
Luckily I didn't, because: 1.) I got no queendom, 2.) my colleagues might think I'm slightly crazy and 3.) Lemsip has no effect on me other than making me feel sicker than what I truly am.


Why, oh why?, does getting sick happen so close to important days, such as holidays? I was wondering about it, while fixing myself yet another mug of licorice tea, yet I was dumb enough to go through the whole working day, just to come back home feeling slightly feverish and voiceless.
Annoyingly enough, just few days ago I was chatting with a colleague of mine and told him that so far this autumn has been quite nice and healthy. Were you listening to me back then, oh ever so weak tonsills of mine??? Why couldn't you keep still and not enflamed for another week or so? What am I going to do with you???

That's what today's been about so far:

I took one day off work and by doing this I avoided the cold to develop into a flu or tonsillitis. 

And I kept my mouth shut for the whole day. I bet many people would have love to see and (not) hear that, but alas you got to trust me that it did happen. 
I was silent the whole day and, by doing so, I hope I might be able to speak over the weekend and sing at the gig, obviously hoping I won't be told off again.

Tuesday, 25 October 2011

Correndo

Alcuni libri ti tornano alla mente pian piano. Ti sembra di perderli di vista lungo sentieri su cui non li puoi seguire, prendi un'altra strada e ti dimentichi di loro.
Ma loro non si scordano di te, perché in realtà non ti hanno mai lasciato. Si sono solo defilati, aspettano pazienti il momento per ritornare.
E cosa li fa ritornare? Di certo non una richiesta specifica; sono piccoli elementi, fatti e cose che si infiltrano fra le pieghe del quotidiano, segni che ti indicano la via per ritrovare il tuo libro. E' lì, davanti a te, dentro a te, ma finché non è lui a decidere di farsi trovare, non lo vedi.

E' successo così anche a me fino a qualche giorno fa, quando il mio libro ha deciso di "farsi riconoscere" e i suoi ricordi hanno deciso di tenermi compagnia.

A zonzo per Amsterdam, mentre mi godevo una delle (spero di no!) ultime giornate di sole, l'occhio mi è caduto su un cartellone pubblicitario.


Grazie a internet ho scoperto chi è Elle Van Rijn. Grazie a google translate mi sono fatta due risate e ho scoperto di  di cosa parla il suo libro.
E' stata però la copertina a colpirmi. Non mi era nuova. E' la stessa foto sulla copertina di "Qualcuno con cui correre" di David Grossman.

L'avevo letto quando ero ritornata a Torino, per quello che pensavo fosse un rientro definitivo e si è rivelato poi essere una semplice tregua dalla vita da emigrante..
Strano, ma di quei sette mesi passati a Torino, fra le due tappe anglosassoni, ho ricordi molto confusi.
Ci sono giorni che ricordo in maniera perfetta, come quella volta che sono andata a Casale da Diego e abbiamo fatto pranzo ascoltando Chet Baker per poi passare a Morrisey in concerto. O il giorno che sono andata dal dottore e ho scoperto di avere la varicella.
Ma sono solo sprazzi, momenti e ricordi parziali. Il resto è più vago, fosco, come se la mia vita si fosse autosospesa in quell'inverno e nella primavera successiva.

Con il senno di poi, riesco a guardare indietro e capire il motivo della foschia: le delusioni, la rabbia, la rassegnazione... Un insieme doloroso di cose che hanno finito per pesare anche sui ricordi più belli di quei giorni. Quante volte puoi andare a sbattere la testa contro un muro prima di dire basta? Quante volte puoi ripensare a come il sistema ti piglia per fame, prima di smettere di ricordare?

Ricordo poco di quei mesi, ma mi ricordo che leggevo in maniera compulsiva. Ogni settimana passavo in biblioteca e prendevo fra i tre e i sei libri che restituivo la settimana dopo. 
Dopo aver finito "A un cerbiatto somiglia il mio amore", avevo iniziato a leggere tutto quello che la biblioteca di zona aveva di Grossman. Era stata una lettura veloce, di corsa quasi.

Mi è tornato in mente adesso, Grossman; mi è tornato in mente, ad Amsterdam, insicura come mio solito sulla direzione che la mia vita ha preso: ho avuto davvero scelta? che cosa farei se avessi veramente la possibilità di scegliere che farne della mia vita.
Mi sono ricordata di Assaf e Tamar, un po' preoccupata per la sensazione costante di farmi sfuggire la vita dalle mani.
Ho cercato di ricordarmi una frase che mi aveva colpita ai tempi. Per fortuna posso contare su internet, non ci è voluta una grande scienza per ritrovarla:"Probabilmente mi innamorerò sempre di qualcuno che ama qualcun altro. Perché? Così... Ho un talento particolare per le situazioni impossibili. Tutti hanno talento per qualcosa."

Mi è venuto da ridere, perché quando ho letto il romanzo la prima volta ero preoccupata  di avere anche io quel talento, o qualcosa di estremamente simile. Oggi ne sono abbastanza certa e magari, fra qualche altro inverno, riuscirò ad accettare questa mia dote.

Wednesday, 19 October 2011

Lesson #1

Stamattina, fra i tanti articoletti sulla pagina iniziale di Repubblica, ce n'era uno su come il cinese mandarino stia diventando una delle lingue più studiate del pianeta.

Interessati?
Eccovi, gratuitamente, la prima lezione: quando si sceglie la foto da mettere in prima pagina per il suddetto articolo, assicurarsi che la lingua fotografata sia cinese e non giapponese. Sigh...



Monday, 17 October 2011

Sky blue sky

Il week-end è volato via a una velocità talmente supersonica che persino i neutrini nel tunnel Gelmini rosicano, verdi di invidia.
Le previsioni dicevano che sarebbe stato l'ultimo week-end di sole, prima dell'arrivo del buio e dell'inverno.
Ovviamente bisognava approfittarne.
Sabato mattina sono uscita per un giro in bici.
Peccato che nessuno avesse menzionato il freddo nelle previsioni meteo, perché le temperature si sono abbassate. 
Ecco perché la mia decisione di indossare una gonna invece che dei pantaloni ha reso la pedalata un'esperienza glaciale, al meno nei primi dieci minuti.
Ho girato un po' per Haarlem, partendo dalla periferia dove abito e spostandomi su su fino ai canali del centro.

Nel pomeriggio invece ho passeggiato lungo le viuzze del centro, fra negozi di chincaglierie e murales che si incastrano alla perfezione con l'ambiente circostante.


Birds & bike

Domenica è iniziata come un'altra giornata di sole, ma non mi sono fatta fregare: ho preferito i jeans alla gonna e sono uscita armata di cappello e guanti a mezza mano.
L'appuntamento era ad Amsterdam con Roberto e Francesco per fare un po' di foto. Siamo andati a zonzo, fra il Nemo e Waterlooplein, parlando di film, vita in Olanda, Italia e altrove.
sky blue sky

Sono tornata ad Haarlem con l'impressione di una giornata azzurra.


Tanto blu tutto intorno, un po' rispecchiava il mio stato d'animo.

E' solo che gli inizi sono difficili, e più una va avanti con gli anni più gli inizi diventano ancora più duri. 
E' solo che sono stanca di iniziare, mi piacerebbe continuare, avere un po' di stabilità. Invece c'è una parte nomade di me, che mi fa venire voglia di prendere e rifare gli scatoloni.E' solo che vorrei potermi sentire a casa, ma al massimo mi sento sola.
E' solo che non vorrei avere questa crisi di rigetto da vita all'estero proprio ora. 
E' solo che mi manca casa, mi mancano gli amici, mi manca Guinness il cactus.

E' solo che posso sentirmi giù, ne ho il diritto, sono ancora spaesata, ma non ho molte alternative.

Così guardo il cielo blu, finché resiste, e penso che poteva andarmi peggio e che dovrei accontentarmi. Almeno per ora...



"With a sky blue sky
This rotten time
Wouldn’t seem so bad to me now
Oh, I didn’t die
I should be satisfied
I survived
That's good enough for now"

(Wilco - Sky Blue Sky)

Wednesday, 12 October 2011

At the gym

Yesterday Hannah came back to my mind. 
Hannah works at the gym in Southwood: she's got a lovely smile and positive attitude.

So I wonder how she felt when she had to write the gym newsletter and include articles with interesting title such as: "The importance of showering after a work out", "Replacing your gym suit is important and not expensive" and many other concerning matters of personal hygiene.

Really! Sometimes people are either completely clueless or truly believe  they sweat Chanel #5!

I never had the courage to investigate with them about their motivations: is it to raise attention to the fact we're wasting water on this planet? A way to keep high their asocial level? They have some genetical condition that doesn't allow them to perceive any smell?

I don't know but I know that things haven't changed much in the new gym I've started going to.
So yesterday I thought about Hannah, while I watched this really good looking blonde girl come back in the changing room after a spinning class, sweating like mad: she quickly changed into a dress, put some deodorant, sprayed something on her hair and then, as a finishing touch, sprayed some perfume too...
Maybe she was afraid of shrinking and felting if she showered?!?!

Monday, 10 October 2011

Hell, net & freedom

Recently I'm reading again an (the?) Italian classic: Dante's Inferno.
I loved it back in high school. As everybody else in Italy, I spent quite a good number of hours in 3rd grade reading it and writing comments and paraphrases of it.

My Italian literature and history teacher, prof. Castellucci, was amazing. She wouldn't read us Dante: she would declaim it, each class a performance, her desk as the main stage.

It was not possible not to be completely enthralled by her. Whatever she picked to read us was a gift and I still believes it's all thanks to her that I never considered Dante an homework.
Things were to change the following year, when we moved to the Purgatory and to a different teacher, that didn't think poetry (or any other type of artistic expression) was as important as the ministerial program.
But back then I was blissfully unaware of the fate waiting for me in few months and, after finishing the homework, I normally kept on reading, into the next chapter, just to see how the story was evolving.

About ten days ago I was unpacking my boxes into the new flat, listening to some songs, and in less than the infamous 6 degrees of separation, I found myself thinking about Dante.
And about Pier delle Vigne, in the forest of suicides: one of my favorite part of the whole Comedy, I started reciting it. But then disaster stroke:

"Men once we were, and now are changed to trees..."

Than my mind went blank. I couldn't complete the verse.
The more I tried to recall the words, the more they seemed to slip far away from my reach.

If I were back in Italy I could simply go and check the book. My school book is still in my mum's studio: just go, pick up the book off the shelf and satisfy my curiosity. But I was in Harlem, so I googled it.
Later in the day, I realized I was curious again: I downloaded the free ebook from Project Gutenberg and started reading it.

Right now I'm reading a little bit every day. Progress are quite slow I might say: partially because my old Italian is a bit rusty and because every line seems to bring back some memories of my teenagehood, so I feel I need to stop every 2 or 3 verses.
The biggest challenge, as Stefano pointed out, is however to read it without foot notes. It's a complex opera that can be read from so many points of view and has references to many historical figures and events, mentions and hints about the political situation of middle age Italy. I figure this reading will bring with itself a massive refresh of medieval history.

Yesterday I started Canto III: ""Abandon all hope, ye who enter here", as my mum would say back then looking at the state of my bedroom.
I like this chapter as it talks about the "ignavi", i.e. the uncommitted, the souls of people that didn't take a position in life, neither for the evil nor for the good.
They are refused entrance even into hell and, as punishment, they have to run behind a flat, while being stung by hornets and having their blood and tears drunk by maggots. 
When I was 16, my first reaction was: "Bet Tarantino is so envious he couldn't come up with something like this first!"

But aside the jokes about pulp fiction (literally, no pun intended), something else remained with me: the notion that you can try to live in blissful ignorance, shut yourself out from the problem of this world, but shit will eventually catch up with you.
Not taking a position, no matter the reason why, is something you will sooner or later pay for it.
If Dante's Inferno were true, than the uncommitted army must be full of Italians that kept their eyes averted from the history in the making, thus setting in motion terrible consequences for the country, its people and the world around it.
However sometime Italians decide to act, even though at first look it seems hard to find a positive side to this rather sad and worrying news.
Italy is probably the first country where Wikipedia website has voluntarily gone dark for some days to protest against the threat posed to freedom of speech by the so called "Wiretapping Law". Doesn't it feel nice when Italy still manages to do something never done before by any other country?
One of the points proposed by the bill is that, if a blogger publishes information considered to be defamatory (or better, considered to be defamatory by the subject of the "alleged" defamation), the blogger will be forced to print a correction within 48 hours of publishing the offending post or pay a fine of €12,000.
Italian Wikipedia posted a message on the main page and Wikimedia Foundation supported the protest. I think Jimmy Wales, one of the co-founder of Wikipedia, explained it the best.

If Dante's Inferno were true, wikipedians (? Is there a better way to call them) are definitely not going to end up among the uncommitted.
Something less to worry about I guess, which is quite good, because if this law passes, Italy will have something else, something quite important, to fear about.

As of now, the bill still stands and the dangers coming with it too. It's not just about the freedom of bloggers, the whole bill puts in dangers the rights to free information and free press (and Italy, according to a recent survey, is already in quite bad shape). Not to mention the threat posed to the judiciary system that will see its investigative activities limited by the bill.
Next Wednesday the Parliament will vote again. 
Can a bill override some rights that are guaranteed to Italians by the Constitution? Well I guess that since part of the government refuses to march on Rome as it's too south, they had to start somewhere else.
48 hours, even less than that, to the vote. The amount of time that would be given to any blogger to print a correction, else pay the fine.
I think I know where Dante would put the people that proposed and voted for this bill, Prime Minister first. I bet it would get quite crowded. It's called Antenora. It might be the last time I can write it.
Then I won't be able to say it.
The next step would be to not allow me to think (it).

Sunday, 9 October 2011

niente di nuovo

Dovrei esserci abituata.
Non dovrei nemmeno più prendermela troppo.
Anche perché sono certa che, a lungo andare, tutto questo arrabbiarmi finirà per danneggiare le mie coronarie.
Già mi immagino la scena: io che stramazzo a terra, in preda a un attacco di nervi, le vene del collo che pulsano disperate e sembrano prossime a esplodere, le tempie che assomigliano alle corna di Darth Maul, di cui riprendo anche il colore della faccia. L’immagine da sola dovrebbe convincermi a calmarmi: fai un respiro profondo e continua per la tua strada.
E invece niente da fare: il mio ego balengo pretende ed esige che io continui a leggere sui giornali italiani certe notizie e poi mi incazzi. Beh no, a dirla tutta, non ho nemmeno bisogno dei quotidiani italiani, visto che certe notizie vengono riprese dai giornali di mezzo mondo: con la crisi che minaccia le economie di tanti paesi, i giornalisti hanno trovato il metodo migliore per far fare due risate ai loro lettori: un effetto Schadenfreude di livello globale, insomma, noi siamo messi male, ma poteva andarci peggio… potevamo essere nati in Italia e governati dai loro politici!

L’Italia sta allegramente affondando.
Come il Titanic, con i poveracci di terza classe bloccati, i ricchi che si precipitano a bordo delle scialuppe e l’orchestra che suona, suona, suona fino alla fine.
Marchionne & Co. sono fra in prima fila per le scialuppe (più di una: dove li mettono altrimenti tutti i finanziamenti pubblici che hanno incassato???) ovviamente.

La gente continua a morire sul lavoro, per un po' ci si scandalizza a "scoprire" che non sono solo i cinesi a lavorare per quattro lire (o euro) in uno scantinato, ma nulla più.
Uno si aspetta un sussulto di dignità da parte di chi governa, e invece no!, peggio del Bagaglino i parlamentari passano il tempo a mostrare quanto sanno essere signori insultando una loro collega o coniando un nome nuovo per il partito.

Questa settimana tre donne hanno vinto il premio Nobel per la pace, per “la loro lotta non violenta in favore della sicurezza delle donne e del loro diritto a partecipare al processo di pace”.
E allora un po' mi calmo, le vene del collo riprendono una dimensione umana e le tempie smettono di pulsare frenetiche.
Niente di nuovo, ma forse qualcosa cambierà. 

Forse...

Friday, 7 October 2011

busy (?) times

Had some meetings at work today, one overrun and reduced my lunch break before the next minute to 10 scarse minutes.
When I got back into the meeting room, somebody told me: "Oh, you managed to get some lunch!"

Wrong. I didn't get any lunch at all. I had some food instead.
The difference is there and quite big, to my eyes at least.
I am not talking about a two-hours lunch break, nap on the couch included.


What I mean is a period of time when you cut out the workplace and the stress that comes with it. But we live in busy times, or would it better to say "times we need to look extremely busy, so busy we have to sacrifice our lunch break and perhaps even more"


I wish I could easily get used to it...

Wednesday, 5 October 2011

nel mezzo del tragitto...

La colpa è di Cecco Angiolieri.
Stavo disfacendo le scatole del trasloco venerdì scorso e ho attaccato il computer per ascoltare un po' di musica mentre lavoravo: la riproduzione casuale mi ha fatto finire su "S'i fosse foco".

Ho iniziato a canticchiare e mi è tornato in mente al terzo anno di superiori, quando ho avuto una professoressa d'italiano degna di tale nome, severa sì, ma anche appassionata di letteratura, una di quelle persone che regalano poesia a piene mani, di quelle che arricchiscono la tua vita e non lo sapranno mai. Di maestri e professori di questa pasta ne ho incontrati pochi nella mia vita, probabilmente mi bastano le dita delle mani per contarli tutti e proprio per questo ogni ricordo legato a loro mi fa sentire grata e felice.

Da Cecco a Dante il passo è breve.

Mentre riordinavo i vinili e i libri, mi è tornato in mente l'inizio dell'Inferno, mi sono ritrovata a recitarne i versi, ho ripensato ai miei passaggi e personaggi preferiti... povero Pier delle Vigne!
"Uomini fummo, e or siam fatti sterpi..." e poi?
E poi il buio.

Ho smesso di riordinare, mi sono alzata e mi sono resa conto che il mio cervello non era in grado di proseguire. Vuoto totale.
Ma sapevo come continuava!!! Lo sapevo quasi tutto a memoria il canto di Pier delle Vigne, quella foresta sanguinante aveva esercitato un fascino morboso ai tempi e, a forza di leggere e rileggere quelle pagine, le parole mi sembrava fossero scolpite in testa.
Potrei incolpare gli elementi climatici per l'opera di levigazione della memoria.

Sta di fatto che venerdì mattina, invece di pulire, ero seduta in mezzo al soggiorno cercando di riportare a galla quelle righe perdute.
Fossi stata a Torino, mi sarebbe bastato andare nella camera tutta per sé di mia mamma, alias l'ex-cameretta-di-mia-sorella-ora-riadattata-a-stiratoio-fumatoio-e-chi-più-ne-ha-più-ne-metta. L'Inferno in edizione scolastica delle superiori è ancora lì, pronto a essere aperto, scartabellato, "Ah, ecco, diceva così", richiuso e rimesso in libreria, paziente ad aspettare il prossimo dubbio da sciogliere.

Ma non ero a Torino, ero ad Haarlem.
Quindi ho fatto l'unica cosa possibile: ho scaricato la versione elettronica e l'ho messa sul Kindle.

Mi sono rimessa a leggere Dante, ma questa volta in maniera diversa. In passato, saltavo da un canto all'altro senza apparente logica (c'era, ma non si vedeva).


Questa volta, dopo essermi tolta il dubbio ("ben dovrebb'esser la tua man più pia, se state fossimo anime di serpi"), ho iniziato a leggere l'Inferno con ordine: canto dopo canto dopo canto, a partire dal primo. Un po' ogni giorno.

Stamattina sono salita sul 300, direzione Hoofddorp. Ho finito il secondo canto.
Ho iniziato il terzo.
Per me si va ne la città dolente...

Alias Schipol... ero talmente presa dal libro che non sono scesa dall'autobus quando è arrivato a destinazione! Sono rimasta seduta a leggere e, quando ho alzato gli occhi la prima volta, il 300 era ormai arrivato al capolinea, l'aeroporto!

Sunday, 2 October 2011

Una giornata al mare

Dopo il trasloco e le grandi pulizie, il weekend è iniziato con il sole e proseguito allo stesso modo.
Ha fatto davvero caldo, mi sono ritrovata a dover ritirare fuori i sandali e i pantaloni estivi, perché a pedalare in jeans e scarpe da ginnastica c'era da scoppiare.
Ieri non ho fatto molto, più che altro faccende di casa (spesa, lavatrice, bloccato una sciarpa).
Ho aperto le piantine in lattina che mi hanno regalato i nokiani di Farnborough... ora si tratta di vedere se qualcosa spunta!

piantine in lattina

Per ora sono in soggiorno a godersi il caldo e il sole, non so cosa ne sarà di loro fra qualche mese, specie se mi scordo di annaffiarle!


Ho fatto un giro per il centro di Haarlem, dato un'occhiata ai mercati e ai negozi, mangiato un gelato (non male: meglio che in Inghilterra, ma ancora lontani dagli standard a cui sono abituata a casa) e ho continuato a perdermi in maniera regolare ma impressionante... e Haarlem mica è così grande.

Dopo aver visto l'Irlanda strapazzare gli italiani, sentivo di aver bisogno di tirarmi un po' su, quindi ho fatto pranzo alla svelta, inforcato Lady Voodoo e via! A perdermi (letteralmente) lungo la strada che da Haarlem porta a Zandvoort.
Zandvoort è una località turistica a una decina di kilometri da casa mia. Una volta ci correvano le gare di formula uno, ora non più, ma il circuito è ancora lì e viene ancora usato.

E' un po' come Noli, a parte il fatto che la spiaggia di Zandvoort ha una sabbia morbidissima, che sembra lavata con il coccolino, mentre a Noli sembra che i sassi vengano mantenuti appuntiti da un esercito di arrotini. Oggi pomeriggio non c'era un filo di vento, il sole picchiava e qualche coraggioso nuotava.
Mi domando come sia d'inverno; temo che dovrò aspettare poco per scoprirlo.

una giornata al mare