Wednesday, 29 February 2012

ohmygod! shataaaap!

I had no TV in England for quite a long time and lived of reruns on BBC iPlayer.
My friend Beth knew that and felt it was her duty to show me what I was missing out by not having a TV and not having a pay-TV subscription.


Any dinner or party at Vasi's had to include at least 10 minutes of junk TV. The junkier the better.
I think she enjoys watching me watching TV (ah ah), squirming with embarrassment. If there's one state of mind that trash TV makes me painfully aware of is self-consciousness. I watch the people on TV making a fool of themselves, showing themselves at their worst; or is it their best? I'm not sure I want an answer for this question
They go on displaying how limited their view on the world is, how thick their minds are and they just think they are the coolest people on the planet. Well, I watch them and I feel embarrassed and self-conscious on their behalf.


I went back to England to visit Beth last weekend and I think she outdid herself on this matter. She made me watch "The only way is Essex", or Towie.
I had read something about it in the past and I thought I was prepared for what I was about to watch. Naive Virgi!
It is so bad, so intrinsically and extrinsically bad, so-so-so-so bad that I don't even know where to start to describe how bad it is, that I'm not sure I'll ever be able to find a way to describe all the different way it is bad.


It is so bad that I can't even feel embarrassed for the people in it! They are such a bunch of egotistical, clueless of anything going on in the world outside the spray-tan salon that I just find myself hoping they are not real. 
I'm not even sure exactly which part of the whole show is the worse: the fact they all look like carrot? Or the realization that their teeth look as big as those of an horse? With a better oral hygiene, but still as big as horse teeth.
More than the huge fake boobs, it was the spread of huge fake eyelashes that really got me: how can the girls keep a balance? How can they wear  those eyelashes without their weights bringing them to fall forward?


And then there is the Essex accent. Beth and I watched on BBC news how a school in Essex has elocution classes to help its pupils to learn how to speak properly so they can read better and spell correctly.
Every accent is a fascinating world to me, I like the notion that even when speaking a common language, the way it's spoken gives away so many details about the people that is currently talking.


Yet their strong accent, combined with their standard conversation is a unique, unnerving combination: "Ohmygod! shaaatap, I'm so jel, yeah, no, younouwatimean? Soooo fuuuunny! Don't be jel of my fake boobs, babes! You just need a bit of fake tan, ohmygod! It's so reem, ohmygod, we got fake boobs and we're on telly, you don't say it!"

So after watching around 10 minutes of it and suffering through every single second of it, I am pretty confident nothing that trash TV can throw at me can scare me any longer.
The downside is that part of my brain is now talking to me in TOWIE accent and ohmygod!, no matter how many time I told it to shaaataaap it never does: not reem at all!

Thursday, 23 February 2012

Ma che, davvero?



A volte non so proprio cosa pensarne. E nemmeno se pensarci possa servire a qualcosa. Il Corriere, come molti altri quotidiani italiani, è sempre sul pezzo.
"La Rai e la <<clausola gravidanza>> - Succede anche in altre aziende?"

La risposta la sanno tutti tranne i giornalisti, a quanto pare: no, in una tristemente elevata percentuale, le aziende  fanno in fase di colloquio una quantità spropositata di domande sulla  situazione famigliare di una donna. 
"Quanti anni hai? Sei fidanzata? Sei sposata? Hai figli? Pensi di volerne? Hai in progetto una gravidanza? I tuoi genitori potrebbero fare da baby-sitter ad un eventuale bambino?"
Se hai un fidanzato/marito/figli oppure non sei ancora entrata in menopausa, magari ti assumono anche, facendoti però firmare una lettera postdatata di dimissioni da usare per lasciarti a casa nel malaugurato caso tu decida di mettere al mondo un pupo.
La Rai mette nero su bianco una situazione che è comune a tutto il bel paese, salvo il fatto che le aziende medio-piccole sono a volte messe peggio, e si scatena il putiferio: va benissimo, ma cosa dovrei dire o fare? 

Devo sentire un'indignazione maggiore per via del canone Rai?
Oppure devo prepararmi a sentire la rabbia salire di nuovo, appena l'articolo sprofonderà nelle zone basse dell'homepage del Corriere per essere dimenticata fino a quando le testate giornalistiche saranno a corto di idee per riempire i vuoti fra un articolo sulla farfalla tatuata di Belen e le partite di Champions?

Forse mi conviene interrogarmi di più sullo stato del giornalismo in Italia, dove sempre più diffusa, si legge questa sorpresa a scoprire il paese così com'è.

Le donne sono discriminate sul lavoro.

Ma che, davvero?
L'economia italiana è in crisi nera.
Ma che, davvero?
I consumi non decollano perché la gente non ha soldi da spendere.
Ma che, davvero?

E' il nuovo mantra degli eredi di Montanelli.
Ma che, davvero? 
I giornalisti italiani sembrano cadere tutti dal pero.

Wednesday, 15 February 2012

Arturo e Geert

"Non bisogna mai fidarsi, mai", diceva mio nonno.
"Di cosa?", chiedevo io.
"Di tutto. Passami i grissini, va'!", concludeva lui.
Ecco, nonno aveva ragione, devo non fidarmi. Di cosa? Di tutto, a partire dalle apparenze.
Ok, è la scoperta dell'acqua calda, ma ad esempio non bisognerebbe giudicare un paese dalla sua capitale: Londra e il Regno Unito, Pechino e la Cina... e Amsterdam e i Paesi Bassi: l'apertura mentale che si respira ad Amsterdam non si trova facilmente altrove nel paese.
La cosa di per sé non è ne un bene né un male. Ciò che fa saltare l'equilibrio sono certe notizie che si leggono sui quotidiani. La scorsa settimana è comparso online un sito del PVV di Geert Wilders.
Il concetto alla base del sito è semplice e agghiacciante: "Avete avuto brutte esperienze con europei dell'Est? Un polacco vi ha rubato il lavoro? Il romeno che vive sul vostro pianerottolo fa troppo rumore la sera? Mettetevi in contatto con noi".

Wilders supporta la coalizione al governo (che senza il PVV non avrebbe la maggioranza) e il primo ministro si è finora rifiutato non solo di condannare, ma anche solo di commentare l'accaduto.

Wilders mi fa rimpiangere Borghezio e i leghisti della sua risma. Fanno tanto gli sbruffoni, almeno fino al primo che li piglia a ceffoni su un treno oppure a S. Moritz. Wilders mi fa paura... sarà che ha lo sguardo meno da trota? O il vago sospetto, la fondata paura che, messo in condizioni di potere, possa mantenere ciò che promette.
Un sito web non ha lo stesso valore di una piazzata sensazionalistica come l'ampolla d'acqua del Po. C'è poco di simbolico in un non troppo velato invito alla delazione.

Wilders mi spaventa, ma ancora di più mi spaventano le persone che l'hanno votato, la xenofobia nemmeno troppo celata che ho già avuto modo di sperimentare sulla mia pelle in questi pochi mesi, il sospetto che dopo gli europei dell'Est la demagogia del PVV avrà bisogno di altri capi espiatori: chi meglio degli italiani, questi magna-spaghetti a tradimento? Io oltretutto ho un coinquilino romeno e abito in una zona amichevolmente (ma non troppo) chiamata Little Istambul! Insomma, ho poco da stare allegra!

Per non parlare della codardia del governo che, pur di non perdere le proprie amate poltrone, tace e della gente che non commenta, perché "in fondo in fondo" Geert mica è razzista! No, no: ha solo a cuore gli interessi degli olandesi.

"E voi imparate che occorre vedere e non guardare in aria: occorre agire e non parlare. Questo mostro stava una volta, per governare il mondo !
I popoli lo spensero, ma ora non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque è ancor fecondo."
("La resistibile ascesa di Arturo UI", Bertolt Brecht)

Sunday, 12 February 2012

Ghiaccio sui canali

Ha nevicato una settimana fa circa. Poi ha ghiacciato e qui sono tutti felici come pasque.
"No country for pedestrians! Welcome to Holland, by the way" potrebbe essere lo slogan più veritiero per descrivere questo paese, ma non so quanto gli uffici per la promozione turistica possano trovarlo adatto. Si potrebbe tappezzare Schiphol per studiare la reazione dei turisti all'arrivo.
Gli olandesi a piedi proprio non ci vogliono andare: trovare un marciapiede pulito dalla neve dello scorso venerdì è impossibile, poco male perché tanto i canali sono quasi tutti ghiacciati, quindi si può andare a pattinare!
Venerdì pomeriggio metà dell'ufficio ha preso ferie per andare a pattinare, la notizia più importante e commentata della settimana è stato il tira e molla per l'Elfstedentocht (il giro delle 11 città: una gara di pattinaggio lungo 200 km in Frisia) che alla fine poi non si è corsa... un argomento decisamente più pressante e importante dei rigurgiti xenofobi del PVV di Geert Wilders, ovviamente, ma di questo ne riparliamo un'altra volta, non ho voglia di farmi il sangue amaro per ora.
Oggi pomeriggio ho deciso di passare un po' di tempo a fare foto lungo i canali ghiacciati di Amsterdam, perché anche io devo dare il mio contributo all'entusiasmo nazional-popolare destato da 2 atomi di idrogeno e uno di ossigeno allo stato solido. 

Amsterdam è più bella con i canali ghiacciati, meno dura grazie al sole che splende e scalda almeno un po' il viso, ho camminato, camminato e camminato.
Ogni tanto entravo in qualche negozio, solamente per potermi riscaldare un po', perché il sole non picchiava a sufficienza per poter evitare il congelamento delle estremità.

another moment in time 


C'è da dire che gli olandesi, quando si tratta di pattinare, sanno organizzarsi come si deve, in modo da poter combattere il calo di zuccheri fra una pattinata e l'altra. Ci sono banchetti che vendono bevande calde e stuzzichini, ma sono pur sempre tempi di crisi, così c'è gente che si organizza e porta da casa!



afternoon tea


Poi vabbè, possedere o indossare i pattini non è di suo conditio sine qua non per l'uscita sul canale:


No rest for the skaters


Ho provato a pedinarli, cercare di capire cosa volessero fare con due skateboard su una lastra di ghiaccio ma sono, letteralmente, sgusciati vai e non so dove siano finite e se abbiano ancora tutte le ossa integre! Promettevano bene, però!


A un certo punto però non ce l'ho più fatta, ho iniziato a dubitare di avere ancora dita attaccate ai piedi e ho deciso di recuperare un bicchiere di vin brulè da uno degli stand montati su uno dei canali e battere in ritirata velocemente, o per lo meno veloce quanto sia possibile con i piedi surgelati.
Ho fatto ancora in tempo a guardare il sole tramontare sui canali, canticchiando James Taylor e poi, mentre il sole scompariva del tutto, sono tornata ad Haarlem.


the sky's on fire
"There ain't no doubt it no ones mind
That loves the finest thing around
Whisper something warm and kind
And hey babe the sky's on fire,

I'm dying, ain't I? 
Gone to Carolina in my mind"

Tuesday, 7 February 2012

Pavement Tune





"This situation's killing me

It's got me right under the thumb
I don't know where I want to be
This doesn't make no sense at all 
[...]
I want my life to make more sense
I want my life to make amends
I want my life to make more sense to me"

The Frames - Pavement Tune


I realised today it's been a long time since I heard the Frames playing live.
Life makes no sense to me, but most of the time Glen & Co. do make sense to me.
I can't exactly explain how and why, but their music eases the pain and calms the anxiousness. It "just fits", that's it.
So, in days like these, where life makes no sense to me, but how could it?, when I don't make sense to myself at all anyway, I am just left wishing life could make as much sense to me as Frames do.

So even if I am left clueless, nervous, moody and somehow depressed, I still got my earphones and some good music to hang on to.

Sunday, 5 February 2012

A slow Sunday

After snowy Friday and icy Saturday, it was just about right for slow Sunday to arrive and slowly go by.
Mind you, I'm not talking about lazy Sunday, that's a different kind of Sunday.
Today everything was slow. Time flew by slowly, I did things slowly, my brain worked very slowly and that was a very good thing.

Recently my brain has been in a overdrive spinning mode. Too much thinking is bad and, as my granddad once told me, gives you wrinkles on the forehead.

January has always been a very heavy month for me: cold, gloomy, with the memory of holidays too close behind and the prospect of future ones still too far ahead.
Settling in Holland is proving more 
difficult than I could expect it, mainly because I'm not really living in Amsterdam, and there is a big difference between Amsterdam and the rest of the country (going around Haarlem proved me wrong on the prejudice every single Dutch is fluent in English, yet I'm not sure what I will get by the Dutch classes I will soon start).


I feel like I'm wasting away: time, energy, relationships... I can't even think about organizing holidays as I am far away from everybody and my holidays consist in flying back home, never long enough to meet everybody I'd like to (and feeling guilty for it).


So slow Sunday couldn't have come in any better time than now. 
I slowly made my way out of the bed, fixed myself a coffee and then a teapot of licorice tea.
I knitted, read e-mails, wrote letters, ironed (!!!, no kidding, I really did iron. Will the wonder ever cease?!?!?) and then baked my time to the beginning of the 6 Nations match.
I found some fresh yeast at Deka last weekend, I couldn't believe it! I bought 2 cubes and gave one to Sevan. My hand is ok now, the skin is just slightly pinker than normal, so I thought it would have been nice to bake something to bring to work tomorrow. 
I tried one of the recipes in the "Nordic Bakery Cookbook", because yeah, I miss the place dearly, the best cinnamon buns ever and those big huge windows over Golden Square, and the coffee! They do make a very good latte and I think I'm digressing, am I not?
Anyway, I went for the soft cinnamon buns recipe, because when I looked at the picture, I immediately had a flashback memory of eating some I had bought in the Croydon Ikea for breakfast of another slow Sunday back in the UK.

soft cinnamon buns


The house smells of cinnamon right now, the teapot has been filled again and I hope the brain will keep this slow, relaxed pace in the coming days.

Saturday, 4 February 2012

'a fioca!

Venerdì ero a casa in mutua. Mi sono svegliata alla solita ora, ma sono rimasta a letto.
Mi sono alzata, mi sono fatta una teiera da quattro di tè alla liquirizia e mi sono seduta sul divano a leggere. Quando ho rialzato la testa dalle pagine di Jane, ho strabuzzato gli occhi.
"Oh, ma guarda, la neve! 'A fioca!"


Mi sono tornati in mente istanti e momenti dell'infanzia, nevicate di molti anni fa, enormi pupazzi di neve, giganti più alti di mio papà. La neve è legata più ai ricordi dell'infanzia che a quelli dell'età adulta...  un'era prima di Cernobyl, piogge acide e mille altre preoccupazioni, ma con le stalattiti di ghiaccio e i bicchieri di neve e menta, i calzettoni appesi ad asciugarsi sul putagè, le cioccolate calde con i savoiardi. Un'era catturata da tanti rullini e polaroid gialle e rossicce.
E ogni volta che nevica, parte di me torna a quegli anni, i ricordi mi fanno spuntare un sorriso, anche se un po' nostalgico, un sorriso comunque sincero, sentito, aspettato e coccolato. 





Mi piace il silenzio della neve. Quando nevica, tutto si attutisce, i rumori della strada si allontanano e anche i problemi e i dubbi che girovagano per la testa abbassano la voce.
Mi sono avvicinata alla finestra, appoggiata al termosifone e guardato fuori. Che bella la neve... vista dal calduccio del soggiorno!


fioca!


Perché, se c'è qualcosa che ho imparato a caro prezzo è che da adulti la neve si paga. Cara.


Londra e l'Inghilterra mi hanno dato molto ma tolto in eguale misura: ad esempio, mi hanno portato via il pregiudizio tutto italiano che noi siamo unici nella nostra disorganizzazione e che certe crisi sono tali solo perché noi siamo italiani. 
No, gli altri paesi non sono migliori di noi, anzi a volta escono dal confronto decisamente peggio.
Lo scorso inverno ho potuto provare sulla mia pelle cosa significa "snow in London".
Quest'anno mi tocca imparare il significato di "sneeuw in Haarlem" e già so che sarà tremendo: ieri sera il mio coinquilino è rientrato a casa verso le otto di sera ripetendo il mantra "These people are crazy, these people are crazy, these people are crazy" e, dopo un viaggio di ritorno dall'ufficio di quasi quattro ore (di solito ci vogliono venti o venticinque minuti), credo ne avesse ogni diritto.
L'intera rete ferroviaria nel frattempo era collassata, tanto per far compagnia agli autobus: a quanto pare bastano 5 centimetri di neve per bloccare tutto.


Stamattina sono andata a fare la spesa e appena uscita di casa un dubbio mi ha assalito: sono sul marciapiede, sulla pista ciclabile o sulla carreggiata?


the morning after

Ovviamente nessuno ha pensato a pulire nulla, solamente una passata minima di spazzaneve su alcune delle vie principali, ma niente di più. I marciapiedi e persino le piste ciclabili sono rimaste intonse, così si potranno ghiacciare per bene e rimanere delle lastre di ghiaccio per il prossimo mese.
Francesco dice che in cinque anni di vita in Olanda ha imparato una sola cosa fondamentale: è parte del calvinismo olandese pensare di non dovere e non potere fare nulla se non soffrire.
Quindi nessuno protesta se nessuno pulisce le strade. E se la gente scivola sulle lastre di ghiaccio che si sono formate all'uscita del supermercato è colpa loro: l'ira del Signore si abbatte senza pietà su coloro che non hanno saputo mantenersi in equilibrio.


Eviterei l'ulcera che già sento formarsi se accettassi questo loro modo di pensare, ma proprio non ce la faccio (ma questa è un'altra storia).
E mentre parte di me continua a pensare a quanto sia bella la neve, la parte più razionale di me già pensa a come fare per arrivare al lavoro lunedì mattina: ora come ora, riuscire ad arrivare alla fermata del 300 senza rompermi tutte e due le gambe mi sembra già un successo!